Tempo ordinario (A) [2] - 2011

Parola che si fa vita

Commenti e Testimonianze sulla Parola (da Camminare insieme)

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"Parola-sintesi" proposta per ogni domenica,
corredata da un commento e da una testimonianza.


Santissima Trinità (19 giugno 2011)
Dio ha tanto amato il mondo (Gv 3,16)

Corpus Domini (26 giugno 2011)
Benché molti, siamo un corpo solo, poiché partecipiamo all'unico pane (1Cor 10,17)

14a domenica del tempo ordinario (3 luglio 2011)
Io sono mite e umile di cuore (Mt 11,29)

15a domenica del tempo ordinario (10 luglio 2011)
Il seme è la parola di Dio (versetto al vangelo)

16a domenica del tempo ordinario (17 luglio 2011)
Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza (Rm 8,26)

17a domenica del tempo ordinario (24 luglio 2011)
Il regno dei cieli è simile ad un tesoro nascosto.(Mt 13,44)

18a domenica del tempo ordinario (31 luglio 2011)
Voi stessi date loro da mangiare (Mt 14,16)

19a domenica del tempo ordinario (7 agosto 2011)
Uomo di poca fede, perché hai dubitato? (Mt 14,31)

20a domenica del tempo ordinario (14 agosto 2011)
Assunzione della Beata Vergine Maria (15 agosto 2011)
Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente (Lc 1,49)

21a domenica del tempo ordinario (21 agosto 2011)
Ma voi, chi dite che io sia? (Mt 16,15)

22a domenica del tempo ordinario (28 agosto 2011)
Ma nel mio cuore c'era come un fuoco ardente (Ger 20,29)

23a domenica del tempo ordinario (4 settembre 2011)
Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro (Mt 18,20)

24a domenica del tempo ordinario (11 settembre 2011)
Quante volte dovrò perdonargli? (Mt 18,21)

25a domenica del tempo ordinario (18 settembre 2011)
Sei invidioso perché io sono buono? (Mt 20,15)

26a domenica del tempo ordinario (25 settembre 2011)
Chi dei due ha compiuto la volontà del padre? (Mt 21,31)

27a domenica del tempo ordinario (2 ottobre 2011)
Io ho scelto voi perché andiate e portiate frutto (Gv 15,16 – vers. al vangelo)

28a domenica del tempo ordinario (9 ottobre 2011)
Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze (Mt 22,9)

29a domenica del tempo ordinario (16 ottobre 2011)
A Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio (Mt 22,21)

30a domenica del tempo ordinario (23 ottobre 2011)
Maestro, qual è il grande comandamento? (Mt 22,36)

31a domenica del tempo ordinario (30 ottobre 2011)
Uno solo è la vostra Guida, il Cristo (Mt 23,10)

Tutti i Santi (1° novembre 2011)
Rallegratevi, grande è la vostra ricompensa nei cieli (Mt 15,12)

32a domenica del tempo ordinario (6 novembre 2011)
Le vergini pronte entrarono con lui alle nozze (Mt 25,10)

33a domenica del tempo ordinario (13 novembre 2011)
Consegnò loro i suoi beni (Mt 25,14)

Cristo Re - 34a domenica del tempo ordinario (20 novembre 2011)
Venite, benedetti dal Padre mio, ricevete il regno preparato per voi (Mt 25,34)




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Santissima Trinità (19 giugno 2011)
Dio ha tanto amato il mondo (Gv 3,16)

Oggi, festa della Trinità, per conoscere e contemplare l'ineffabile mistero della reciprocità trinitaria, dobbiamo essere contemplativi.
Quando Dio ha creato l'universo, aveva un sogno: dare vita a una grande famiglia, riflesso della vita trinitaria.
Che divina bellezza!
A noi farne l'esperienza.
Amare Dio e gli uomini tutti, volendo il bene dell'altro.
Pertanto piangere con chi è nel dolore, gioire con chi è nella gioia, prendendo su di noi i pesi degli altri. Questo nuovo stile di vita dei cristiani diventerebbe così l'anticamera del Paradiso.

Testimonianza di Parola vissuta

Proveniamo entrambi da famiglie cristiane e col matrimonio volevamo costruire una bella famiglia. Dopo qualche anno l'entusiasmo era un po' calato e i problemi quotidiani rischiavano di appesantire il nostro rapporto. Tutto era diventato una routine. In questo periodo abbiamo conosciuto i focolarini, persone che, pur avendo gli stessi problemi, erano nella gioia. Abbiamo desiderato scoprirne il motivo. La grande novità è stato scoprire che il Vangelo, fino ad allora per noi qualcosa di intellettuale, poteva essere compreso in un modo nuovo: vivendolo in tutti gli aspetti della vita. Era una comprensione nuova che procurava tanta serenità interiore. Tutto attorno si rinnovava perché era come vedere con occhi nuovi la realtà quotidiana.
Abbiamo scoperto, per esempio, che ripiegare l'asciugamano dopo averlo usato e rimettere in ordine le cose, era un modo concreto per volerci bene e nello stesso tempo era amare Dio. Quel Dio che non era più relegato lassù nei cieli, ma era qui in terra, vicino a me in ogni prossimo che incontravo. Credevamo di fare la nostra parte perché ci sacrificavamo per la famiglia, invece abbiamo scoperto che tante volte eravamo noi e i nostri problemi al centro dell'attenzione.
In tutti questi momenti sperimentiamo, ogni volta, come non sia importante ricercare da che parte stia la ragione ma ricostruire il rapporto, cercando di accettare i nostri limiti e di perdonarci.
Qualcuno potrebbe domandarsi: che cosa c'è di nuovo in tutti questi aspetti? Il Vangelo, la volontà di Dio, l'Eucaristia, ci sono da sempre nella Chiesa. La novità è che tutto questo si vive nella comunione. Come famiglie, questa comunione la realizziamo nel ritrovarci in gruppi. In questi incontri si approfondisce la spiritualità, si comunicano le esperienze vissute, si condividono gioie, dolori, difficoltà anche materiali. Ognuno sente che quanto riceve non può tenerlo gelosamente per sé, ma serve per portarlo in mezzo al mondo come testimonianza personale e di famiglia.

Renata e Paolo


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Corpus Domini (26 giugno 2011)
Benché molti, siamo un corpo solo, poiché partecipiamo all'unico pane (1Cor 10,17)

"Chi mangia questo pane – dice Gesù – vivrà in eterno".
Quali stupendi e meravigliosi effetti produce l'Eucaristia in coloro che di essa si alimentano, e decidono in cuor loro di volersi bene.
Il racconto di Giovanni (Gv 6,51-58), pronun-ciato da Gesù nella sinagoga di Cafarnao, parla del pane-vivo, che dà la vita, che risuscita, che fa vivere in eterno.
Pane che dà la vita: milioni di uomini, don-ne, bambini, muoiono stremati dalla fame; questi e tanti altri anche oggi necessitano del 'pane quotidiano'.
"Io – dice Gesù – sono il pane vivo". E noi, timidamente e fiduciosi, ti diciamo: 'Sazia e nutri tutti gli affamati'.
Pane che risuscita: noi uomini, donne, bambini, siamo esseri viventi, ma mortali. Abbiamo bisogno di un cibo che ci dona una vita autentica, vera, nuova, che non avrà mai fine.
E Gesù ci dice: "Chi mangia la mia carne ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno".
A noi, quindi, nutrirci e vivere l'Eucaristia: partecipiamo e condividiamo con chi è nel bisogno 'il pane della carità'.

Testimonianza di Parola vissuta

Qualche tempo fa, uno di noi ha voluto condividere con tutti la difficile situazione della sua famiglia dove il papà, da due anni, non trovava lavoro. Sentivamo che il suo problema era nostro: subito abbiamo messo in comune quanto avevamo in tasca. Poi un'idea: poiché dopo alcuni giorni avremmo incontrato altri ragazzi, avremmo proposto a tutti di lavorare per coprire le tasse della sua scuola che, altrimenti, non avrebbe più potuto frequentare.
Tutti hanno accettato. Anche se non sapevamo chi fosse il ragazzo da aiutare, ci siamo lanciati per cercare lavoro. Dopo poco eravamo tutti all'opera: qualcuno si improvvisava giardiniere, altri inventavano giochi per i bambini mentre un gruppo, con spazzole e spugne, aveva già una coda di clienti con le auto da lavare. Non sempre è stato facile, ma molti, colpiti dal motivo del nostro impegno, hanno voluto saperne di più. Ed inaspettatamente ab-biamo raggiunto in un giorno quanto pensavamo di raccogliere con mesi di lavoro!
Quando abbiamo dato i soldi a questo ragazzo lui commosso ci ha detto: «Oggi cercavo lavoro con due ragazzi che non sapevano fossi io quello che aiutavamo. Arrivati alla prima casa avevo vergogna a bussare, ma uno di loro mi ha incoraggiato: a lui importava solo aiutare quel ragazzo nel bisogno. Anche io ho preso coraggio! E alla fine un altro è venuto a ringraziarmi. Perché? Sentiva dentro una gioia molto grande». Era così forte l'amore scambievole che non sapevamo se era più felice chi dava o chi riceveva. E la Provvidenza non si è fermata: dopo due giorni il suo papà ha troato finalmente un lavoro!

N. F.


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14a domenica del tempo ordinario (3 luglio 2011)
Io sono mite e umile di cuore (Mt 11,29)

Gesù, lo sappiamo, è per noi l'unica via, la sola strada che ci porta a Dio, nostro Padre. Oggi Gesù ci invita alla sua scuola, alla scuola del suo cuore mite e umile. Gesù è mite perché il suo unico potere è servire e perdonare. Gesù è umile di cuore perché tutto quello che compie è in totale obbedienza al Padre. Ancora l'umiltà di Gesù nasce dall'essere in pace con se stesso, dall'essere riconciliato con i propri desideri. Tutto questo lo ritroviamo anche nella nostra gioia di essere discepoli di Cristo.
È bello pensare anche che Gesù ci incoraggia ad andare da lui senza paura, perché egli si accosta a noi in profondo rispetto, ed egli è l'unico nel quale il cuore dell'uomo può trovare ristoro. Quello di Gesù è un cuore umile e mite che ammaestra noi discepoli. Noi allora ci mettiamo alla sequela del Gesù mite e umile come i piccoli... perché anche noi a nostra volta diventiamo miti, accoglienti, senza prepotenze e capaci di un amore umile. E sentiamo che tutto ciò impareremo non attraverso un'istruzione intellettuale, ma una comunione di vita, una familiarità con quel Cuore. Proviamo in questa settimana a tendere per primi la mano, ad accennare ad un sorriso dopo un litigio, a pronunciare una parola di scusa tra colleghi. Cominciamo noi per primi.

Testimonianza di Parola vissuta

Una mattina, a scuola, trovo la classe in subbuglio: due ragazze si erano picchiate. Mi faccio spiegare: Elena aveva dato calci e pugni alla compagna.,che l'aveva presa in giro ed era pronta a chiederle scusa. Ho cercato di calmarla, ma non c'era verso e minacciava che all'uscita le avrebbe dato il resto.
Ho capito che c'era qualcosa che non andava: non era possibile tutta quella rabbia per qualche parola… L'ho presa in disparte e l'ho ascoltata ancora, cercando di volerle bene fino in fondo. Ad un certo punto ha cominciato a parlarmi della sua famiglia e ho capito il motivo del disagio: odiava la madre che anni prima li aveva abbandonati, e proprio in quei giorni il padre aveva accettato di riaccoglierla in casa.
Ho cercato di farle capire che i genitori avevano fatto una scelta difficile ma tanto positiva; ora anche lei poteva aiutarli a ricostruire la famiglia. M ascoltava; forse per la prima volta qualcuno l'aiutava a vedere il lato positivo della sua situazione. Nei giorni seguenti l'ho vista più serena anche verso la compagna. Subito ho pensato alla frase del Vangelo «beati i miti», che non sapevo come mettere in pratica.

E. R.


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15a domenica del tempo ordinario (10 luglio 2011)
Il seme è la parola di Dio (Lc 8,11 - vers. al Vangelo)

Al centro della liturgia di oggi c'è il tema della parola di Dio. Il seme è la Parola. Questa non è semplicemente qualcosa di aggiunto all'uomo, qualcosa di cui l'uomo possa fare a meno. Terreno (la creatura umana) e il seme (la parola) infatti sono stati creati l'uno per l'altro. Non ha senso pensare al seme senza una relazione con il terreno. E quest'ultimo senza il seme è un deserto inabitabile. L'uomo così come lo conosciamo se taglia ogni relazione con la parola diviene steppa arida. La Parola è proprio per il terreno. Essa incontra e incrocia le aspirazioni dell'uomo, i suoi problemi, i suoi peccati, le sue nostalgie di salvezza, le sue realizzazioni nel campo personale e sociale.
E chi è questa Parola? È Gesù, la parola che ha posto la sua dimora in mezzo a noi. Nella parola di Gesù è presente Gesù stesso che parla, che ci parla. E così noi nella parola lo incontriamo. E accogliendo la parola nel nostro cuore, come Egli vuole che sia accolta (cioè essendo pronti a tradurla in vita), siamo uno con Lui ed Egli nasce e cresce in noi e così "siamo". Ma per questo occorre vivere la Parola, farla nostra; annullare noi per lei; metterla in cima ai nostri pensieri, ai nostri affetti. E con la Parola fiorisce la comunità cristiana.

Testimonianza di Parola vissuta
Le parole del Vangelo continuano a interrogarci, soprattutto quel "dare".
Allora per rendere più immediato ed efficace l'aiuto concreto abbiamo ideato un sito in internet. L'abbiamo chiamato "fagotto elettronico". Lì compare un elenco delle offerte: vestiario, attrezzi, case da affittare, lezioni da dare, possibilità per fare vacanze… e un elenco delle necessità. Questo semplice strumento si è rivelato molto utile, abbiamo potuto aiutare molte persone.
Ad esempio, una signora abbandonata dal marito, con due figli, lavoro non pagato bene, salute malferma, avrebbe bisogno di una macchina per andare a lavorare.
Una famiglia viene a sapere questa cosa tramite il "fagotto elettronico" e offre la sua macchina a un prezzo molto conveniente. Altre famiglie offrono un contributo per comprare la macchina che nel frattempo era stata revisionata. Nel giro di pochi giorni si consegna l'automezzo facendo una festa. Commozione e gratitudine. Attualmente anche quella signora offre un contributo per chi si trova in difficoltà.

J. T., Ungheria


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16a domenica del tempo ordinario (17 luglio 2011)
Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza (Rm 8,26)

Tutti abbiamo esperienza di preghiera. Ad essa dedichiamo tempo. La sentiamo necessaria come l'aria per i nostri polmoni. Certo talvolta incontriamo qualche difficoltà a pregare. Ecco che san Paolo ci dà un suggerimento importante. Con questo atteggiamento, da far nostro, san Paolo vuole insegnarci che il fatto di non sapere cosa chiedere non è una debolezza umiliante, ma è quella debolezza che dà verità alla nostra preghiera.
Questa infatti è abbandonarsi alla voce dello Spirito, affinché Lui porti a compimento la nostra vita. L'orazione è affidamento a Dio, più che a sé stessi, un aprirsi al suo progetto, più che un perseguire i propri desideri.
Percepire la debolezza della propria preghiera diventa così un motivo per affidarsi all'azione dello Spirito Santo, un lasciare che Dio provveda a quanto realmente ci occorre. Per questo la preghiera cristiana, in quanto apertura al progetto di Dio, può essere tale solo se sostenuta dalla grazia divina, dallo Spirito Santo. Lo Spirito infatti ci guida sulla via di Cristo e ci mette in accordo col disegno salvifico del Padre; fa sì che ci sentiamo e viviamo da figli. Figli di Dio. Liberiamo il cuore dal chiasso, dalla dissipazione e dell'attivismo frenetico! Ascoltiamo, come faceva Gesù, la voce dello Spirito che parla dentro di noi.

Testimonianza di Parola vissuta

Non ti amo più... Fu l'inizio della mia separazione. Ritrovarmi da sola con mio figlio, cercare una nuova abitazione, affrontare le pratiche legali, dividere il figlio per i weekend, sono stati momenti di grande sofferenza.
Ricordo quando Davide mi salutava per trascorrere la domenica con il papà: facevo violenza su di me per non lasciare trasparire dal mio cuore il dolore per un amore finito. L'attesa e la speranza che tutto sarebbe ritornato come prima mi davano la forza per andare avanti. Infinite sono state le serate dove aspettavo una sua telefonata per sentirmi dire ricominciamo.
Ritornare a casa e non avere lui da aspettare era come una morte lenta, una vita senza senso. Con la separazione ho valorizzato l'importanza del sacramento del matrimonio. Ho capito che il vertice dell'amore coniugale è un amore non più ricambiato. Io ti voglio bene anche se tu non ci sei più. La mia fede prima tiepida dopo la separazione si è rafforzata, ho riscoperto un Dio amore che ancora una volta viene a cercarmi per fasciare le mie ferite. Con questa nuova crescita interiore ho trovato il coraggio di chiedere perdono per tutte le volte che non ho saputo amare, per tutte le volte che davo per scontato l'amore, per tutte le volte che non sono riuscita a guardare dentro il suo cuore. Ho rivalorizzato e scoperto intorno a me una comunità di sorelle e fratelli che si sono prese cura di me condividendo il mio pianto.
Ora a distanza di quattro anni spesso mi assale la solitudine e il bisogno di amare e di essere amata, ma so che non sono sola, ho una comunità su cui contare e soprattutto l'amore di Dio che con tenerezza mi fa sentire il suo abbraccio annullando ogni tristezza. In questa nuova luce di grazia, è nata in me una sensibilità e apertura di cuore che prima non avevo, quella di mettermi al servizio e in ascolto verso chi soffre a causa della separazione, cercando di condividerne i pesi e le fatiche, per meglio camminare insieme. Vorrei poter dire a ciascun separato di non sentirsi mai solo, ma di chiedere aiuto e condivisione quando si è nella disperazione. Nessuno deve soffrire da solo.

L. C.


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17a domenica del tempo ordinario (24 luglio 2011)
Il regno dei cieli è simile ad un tesoro nascosto.(Mt 13,44)

Il Vangelo di questa domenica contiene due piccole parabole, non più di un versetto ciascuna, ma di una portata straordinaria. Gesù si serve di un'immagine tratta dal mondo del commercio per donarci un insegnamento, che se uno lo comprende, il resto della sua vita sarà vissuto in un modo diverso. Cosa vuole dirci Gesù? Su questa terra è apparso il regno di Dio. Dio si è fatto vicino per salvare il suo popolo, per riscattarlo dal peccato e dalla morte e per introdurlo nella sua intimità, per permettergli di fare esperienza del suo amore, della sua grazia. Gesù in un altro passo del vangelo dice che il regno di Dio è la "buona notizia" dell'amore di Dio, diventato a noi vicino. Concretamente si tratta di Gesù, della sua venuta sulla terra. È Lui il tesoro nascosto.
E Gesù oggi ci dice: la salvezza è venuta a voi gratuitamente, per iniziativa di Dio; prendete la decisione, afferratela, non lasciatevela sfuggire. Nel caso di Gesù la posta in gioco è infinitamente seria: si tratta della vita... della vita per sempre. Francesco d'Assisi ha trovato e creduto in questo tesoro: e ora vive ancora; Maria ha creduto ed è viva anche oggi. Per fare questo occorre vendere tutto, dare via tutto... perché non si può, dice Gesù, servire due padroni. Per accogliere il regno, Gesù non riserva nulla per sé, ma consacra tutte le dimensioni della sua esistenza: affetti, gesti, pensieri, desideri, beni economici, professione, abitazione e, alla fine, la sua stessa vita. Tutto passa al secondo posto dopo il regno. Così possiamo fare anche noi.

Testimonianza di Parola vissuta

Mio suocero, 96 anni, viveva da solo. Si era sempre rifiutato di venire da noi perché, diceva, voleva morire dove era nato. Noi rispettavamo questa sua volontà. Ma poi si ammalò. Una sera parlammo in casa sulla eventualità di portarlo da noi: c'era in gioco parte della nostra libertà; ma non c'era scelta. I quattro figlioli furono tutti d'accordo. Insieme scegliemmo la stanza più soleggiata: quella di Mario che la cedeva volentieri al nonno.
Lo accompagnammo con gioia, perché non sentisse nostalgia della sua casa, del suo giardino. La nostra vita cambiò. Lui aveva bisogno di tutto e aveva orari diversi dai nostri, ma tutti eravamo d'accordo: prima veniva lui e dopo noi.
A volte, mentre Cesare era al lavoro, io dovevo uscire e allora era uno dei figli che gli dava da mangiare. Pina, la piccolina, lo teneva allegro e gli trovava gli occhiali se li perdeva. Poi peggiorò e per un mese non potemmo lasciarlo solo. Tutti ci davamo il cambio attorno al suo letto. Si è spento serenamente, a noi ha lasciato un'eredità d'amore. Mai la nostra famiglia è stata "un cuor solo" come in quei nove mesi.

C. A.


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18a domenica del tempo ordinario (31 luglio 2011)
Voi stessi date loro da mangiare (Mt 14,16)

È l'imperativo del Signore ai suoi discepoli. Gesù stesso è il corpo dato per noi, cibo che riceviamo e offriamo a tutti. Con la nostra vita innanzitutto. Gesù aveva parlato ad una folla del regno di Dio. A lungo, tanto che ormai si era fatto sera. Gli Apostoli gli suggeriscono di congedare la folla, perché ciascuno si procuri da mangiare nei villaggi vicini. Ma Gesù li lascia sbigottiti: "Voi stessi date loro da mangiare". "Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!". Gesù ordina di portarglieli; li prende, prega, ringrazia il Padre e poi ordina di distribuire il tutto alla folla.
Che cosa ci dice questo Vangelo? Innanzitutto che Gesù si preoccupa, "sente compassione" di tutto l'uomo, corpo e anima. Poi chiede che cosa c'era a disposizione e invita a condividere quel poco: cinque pani e due pesci. Lo stesso fa oggi: chiede che mettiamo in comune le nostre risorse. E allora il pane che sazia non è quello che si compera, ma quello che viene donato. Come Gesù che "diede" i pani. È un gesto quello che indica l'atteggiamento di Gesù che non trattiene nulla per sé, ma si fa dono totale. Anche noi, come Lui, siamo invitati a diventare disponibili verso gli altri, ad avere una cura premurosa per i loro veri bisogni. Senza lesinare nel dono, lasciandoci prendere dalla com-passione... non "vendendo" cose, ma regalando amore.

Testimonianza di Parola vissuta

Eravamo sul punto di dover chiudere l’azienda. La forte crisi economica che attraversa il nostro Paese sembrava non offrirci altra via d’uscita. Considerando però che sei famiglie dei nostri dipendenti avevano come unica fonte di guadagno il lavoro presso di noi, insieme ai nostri due figli abbiamo chiesto aiuto a Dio e ci siamo lanciati a cercare altre strade per risolvere la difficile situazione, anche se ciò voleva dire rischiare.
Raul è andato ad offrire i suoi mattoni al più grande negozio del genere della città, anche se gli sembrava impossibile vendere lì. Ma, con sua grande sorpresa, si sono interessati e hanno fatto una richiesta: lavorare esclusivamente per loro. Abbiamo dovuto assumere anche altre persone, il lavoro è aumentato, ora nostro figlio collabora nella parte amministrativa dell’azienda.
Questa vicenda ci ha messo in luce il grande valore della fede, della solidarietà e ha rafforzato il legame in famiglia e nell’azienda.

R. F., Brasile


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19a domenica del tempo ordinario (7 agosto 2011)
Uomo di poca fede, perché hai dubitato? (Mt 14,31)
13,44)

Gesù ha moltiplicato i pani e i pesci; tutti hanno mangiato e si sono saziati. E ora che si sono saziati, Gesù può rimandarli in pace. Congedata la folla, Lui si ritira sul monte, solo, a pregare. Cala la notte. Sul lago, che i discepoli stanno attraversando in barca, si scatena un forte vento e la barca è sbattuta tra i flutti. Gesù viene loro incontro "sul finire della notte", camminando sul mare. Volendo sincerarsi che è proprio il Maestro, Pietro dice: "Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque". Gesù gli dice: "Vieni!". L'incontro di Pietro con Gesù si chiude con un rimprovero. Gesù si lamenta della sua piccola fede. Questa poca fede si è manifestata nel dubbio circa la reale presenza di Gesù: "se sei tu".
Questa esperienza di Pietro è la nostra esperienza. Gesù è salito al cielo, dove prega e intercede per i suoi. Quella sera ha spinto al largo la barca; ora spinge la Chiesa nel vasto mare del mondo. Allora si era levato un vento forte contrario; ora la Chiesa fa esperienza di difficoltà, di persecuzioni. Il ricordo di quella esperienza ci dice che anche per noi Gesù non è lontano e assente; anche noi possiamo contare su di lui. Gesù non ci abbandona. Pietro rappresenta ciascuno di noi e tutta la Chiesa: quando volgiamo gli occhi al Signore e alla sua chiamata, abbiamo fiducia e riusciamo ad avanzare; quando guardiamo le nostre difficoltà, ci impauriamo e affondiamo. Ma sempre possiamo dire: "Signore, salvami!".

Testimonianza di Parola vissuta

L'università dove lavoravo ci dava la casa solo per il primo mese, quindi arrivati a Pasadena dovevamo cercarne una. Così abbiamo cominciato ad imbatterci in un sistema abbastanza complesso: per venire presi in considerazione come eventuali inquilini, c'è bisogno di tre cose: un documento di identità californiano, il social security number, ma soprattutto una "credit history", una carta che racconta quanto sei stato bravo a restituire i soldi avuti in prestito: tutte cose che ovviamente noi, appena arrivati dall'Italia, non avevamo.
Dopo tre settimane non eravamo riusciti a trovare ancora un tetto, nonostante le ore di cammino all'uscita dal lavoro, a piedi, sorto il sole cocente di luglio in California.
Nessuno sembrava volerci dare una casa senza questi documenti. E io sentivo tutta la responsabilità di una moglie incinta senza un tetto sulla testa.
«Proviamo a pregare – ci siamo detti – se Dio è amore…». Ci siamo messi nelle sue mani. Uscendo di casa abbiamo visto proprio di fronte a noi un signore che stava inchiodando il cartello "affittasi"… per quella che sarebbe stata da lì a una settimana la nostra casa.

M. S., USA


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20a domenica del tempo ordinario (14 agosto 2011)
Assunzione della Beata Vergine Maria (15 agosto 2011)
Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente (Lc 1,49)

L’Assunzione di Maria al cielo è una delle feste più belle della Madonna. Maria è entrata nella gloria non solo con lo spirito, ma con tutta la sua persona. In questa gloria Maria realizza la vocazione per cui ogni creatura umana e l’intera Chiesa sono state create: essere lode. Maria loda Dio e lodando gioisce, gode ed esulta: Magnificat! Io voglio lodare il Signore e sono piena di gioia nel mio Salvatore.
Dio ha fatto per lei grandi cose e tutte le generazioni la chiameranno beata. Tuttavia Maria resta nella sua umiltà, riferendo tutto a Dio: è Lui il protagonista. Tutto il Magnificat infatti fa cogliere l’azione di Dio in Maria e nel suo popolo. Maria guardando alla sua vita, la scopre come il luogo dove Dio ha manifestato il suo agire: lei per grazia è diventata la mamma di Gesù; per grazia la sua vita è stata l’eco vivo della Parola di Dio; per grazia è la donna credente; per grazia è la donna della preghiera e della carità operosa. Maria riconosce questa azione di Dio. Da qui nasce la preghiera di lode. È bello pensare che questo avviene per ciascuno di noi: siamo figli, immersi con il Battesimo nella vita di Dio. La consapevolezza di questo basta per vivere alla grande ogni momento e per essere riconoscenti. Come Maria.

Testimonianza di Parola vissuta

Quella sera, forse per l'eccessiva velocità, l'auto di grossa cilindrata si ribaltava. Mio muore sul colpo a soli 23 anni; l'amico fraterno che guidava esce illeso dall'incidente. Sono passati otto anni. È la settimana santa; in chiesa il prete parla di riconciliazione, di perdono. Il "pensiero del mese" che riporta la mia agenda, invita ad amare sempre per primi. Sento che entrambi parlano per me. Mi guardo dentro e scoro un sottile rancore che mi ha accompagnato durante tutti questi anni nei confronti del ragazzo che, in fondo, ritengo responsabile della morte di Luca. Ogni volta che passo davanti alla sua casa il cuore mi si indurisce. Vado al telefono; con le mani che mi tremano digito il numero e lo chiamo. Lui non c'è. Mi risponde la moglie, sorpresa ed imbarazzata quando le dico chi sono. Apro a lei, che come me è mamma, il cuore dicendole tra l'altro: «Ho pensato tanto a voi in questi giorni, vorrei rivedervi, conoscere i vostri bambini… Sarei felice se vorrete venirmi a trovare». Lei, commossa, promette che presto verranno… Mi guardo dentro e scopro d'essere felice e leggera.

V. G., Svizzera


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21a domenica del tempo ordinario (21 agosto 2011)
Ma voi, chi dite che io sia? (Mt 16,15)

Il Vangelo di questa domenica ci fa conoscere il momento in cui Gesù chiede con "umiltà" ai discepoli: chi sono io? Lo domanda per farli entrare nel suo "mistero". Gesù rivolge loro l'interrogativo con trepida attesa: essere riconosciuto infatti è il desiderio fondamentale dell'amore che si fa conoscere. E mentre alla prima domanda "La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?" l'evangelista dice che gli apostoli "risposero" tutti insieme, alla seconda la risposta è al singolare. Uno solo risponde "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". Tra le due risposte c'è un salto abissale, una "conversione". Se per rispondere alla prima richiesta era bastato guardarsi attorno, aver ascoltato le opinioni della gente, per rispondere alla seconda devono guardarsi dentro, ascoltare una voce ben diversa, che viene dal Padre che è nei cieli.
Anche noi non possiamo non farci questa domanda: chi è Gesù per me? Anche noi siamo chiamati a fare le nostre scelte, soli di fronte alla nostra coscienza. Pure noi siamo invitati ad avere il coraggio di accogliere la grazia e a proclamare: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". Perché questo è il centro della fede. E da questa risposta Pietro è generato uomo nuovo. Se Gesù diviene anche per noi il Cristo di Dio, il Figlio di Dio venuto nel mondo per la nostra salvezza, e lo accogliamo nella nostra vita, allora questo incontro rinnoverà tutto di noi.

Testimonianza di Parola vissuta

Un giorno Andrea, il mio ragazzo, mi dice: "Ho scoperto l'amore di Gesù. Tu Stefania, la mia famiglia, gli studi, lo sport, non mi bastate più. Voglio vivere il Vangelo: voglio che rinunciamo ai rapporti fisici". Io sono rimasta secca perché credevo di essere al primo posto nella sua vita, anche perché lui era davvero al primo posto per me. Ho pensato di lasciarlo: "Non posso sposare uno che pensa così diverso da me". Lui invece ha continuato a venire e mi parlava di Gesù, del Vangelo, dei nuovi amici. Io contestavo tutto. Vedevo però che Andrea era un altro. Prima era di poche parole, non puntuale agli appuntamenti, poco generoso nei regali, geloso delle sue cose. Invece ora, nonostante io lo contestassi e quasi lo offendessi, lui non reagiva: mi ascoltava, sentivo che capiva i miei dubbi, era più aperto e mi diceva le cose più intime, arrivava con un fiore, era puntuale. Mi sono chiesta: "Questo Gesù che pareva mi avesse rubato tutto, ma che Dio è se Andrea si comporta così?". Perché in fin dei conti, io mi sentivo amata di più, rispettata di più. Quando mi ha proposto di vivere la castità, mi sono sentita rinnegata. Però ho capito che dovevo aiutarlo nel suo desiderio di vivere il Vangelo. Così abbiamo cominciato ad andare a piedi a passeggio, a girare per il centro mano nella mano. Ero contenta: sentivo che Andrea mi amava con un amore diverso, più grande. Per onestà dovevo conoscere di più l'esperienza di Andrea. Ho cominciato a frequentare con lui un Gruppo del Vangelo e pian piano ho scoperto anch'io che Gesù è chi mi ama di più.

S. T.


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22a domenica del tempo ordinario (28 agosto 2011)
Ma nel mio cuore c'era come un fuoco ardente (Ger 20,29)

La lettura del profeta Geremia di questa domenica offre al nostro ascolto una confessione del profeta che lascia trasparire amarezza. Con un’audace metafora Geremia ricorda l’ora decisiva della sua vita, la sua vocazione. In quel giorno il Signore l’ha “sedotto”, gli ha fatto “violenza”. Nella sua vita di profeta ha poi sperimentato “vergogna e scherno”, perché egli ha sempre e solo annunciato disgrazie. La tentazione di rinunciare è fortissima, diventa quasi una decisione: “Non penserò più a lui, non parlerò più nel suo nome”. Ma sente dentro di sé che la parola di Dio è “come un fuoco ardente”, è un incendio che l’uomo non può placare o spegnere. E così il profeta ritorna al suo “martirio”, consumandosi per la Parola che lo brucia. Bellissima questa esperienza del profeta Geremia. Egli avverte in sé una passione amorosa, una passione che gli sembra come fuoco che brucia nelle sue ossa.
Questa parola ci aiuta a vivere il nostro rapporto con Dio, che spesso viviamo come dovere, come un rapporto di amore. Inoltre Geremia nel momento in cui si sente abbandonato a se stesso e consegnato ad una missione sterile, avverte in sé la presenza di Dio: la passione del profeta diventa la passione di Dio. Dio vive con noi tutta la nostra vita: è questa la nostra certezza.

Testimonianza di Parola vissuta

Ero alcolizzato all’ultimo stadio: non resistevo più di due ore senza bere. La mia famiglia era sull’orlo della disperazione e non c’era nessuna medicina e nessuna terapia di gruppo a portarmi beneficio.
Un’amica di mia moglie ci invitò a un incontro sulla Parola di Dio. Lì qualcuno si mise a leggere al microfono dal libro della Scrittura il “Cantico dei cantici” e subito all’inizio una frase mi colpì: “Sì, migliore del vino è il tuo amore”. Questa frase mi attraversò come una fiammata di fuoco e sentii che ero guarito.
Tornato a casa misi un segnalibro nella Bibbia dove c’era questo passo. In seguito, ogni volta che ero tentato di bere, correvo a riaprire la Bibbia in quel punto. Solo al rileggere quelle parole: “Sì, migliore del vino è il tuo amore”, sentivo Gesù darmi la forza di vincermi, finché ora sono del tutto guarito. Ho sperimentato che davvero nella Scrittura è Gesù che mi parla e mi cambia.

(raccontato alla TV)


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23a domenica del tempo ordinario (4 settembre 2011)
Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro (Mt 18,20)

l vangelo di Matteo si apre con la promessa dell’Emanuele, il Dio-con-noi e si chiude con la promessa di Gesù di restare sempre con noi: "Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo". Il brano di oggi si conclude con l’affermazione di Gesù "perché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro". Essere riuniti nel nome di Gesù, nell’amor di Gesù stesso (dono del Padre) e nell’amore che è il comando di Gesù: "questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi".
Tutti certamente in alcuni momenti particolari della nostra vita abbiamo sperimentato la presenza di Gesù come dono di pace, di serenità, di gioia, di pienezza di vita. Quello che siamo chiamati a fare noi è metterci nella disposizione di amare che significa ascoltare, farsi uno, condividere, pazientare. Certo: se amiamo, siamo. Se non amiamo non siamo. L’amore del prossimo consiste nel fatto che io amo, in Dio e con Dio, anche la persona che non gradisco o neanche conosco. Imparo a guardare ad ogni persona non più soltanto con gli occhi miei e con i miei sentimenti, ma secondo la prospettiva di Gesù e allora posso donargli lo sguardo di amore di cui egli ha bisogno. Perché dice Chiara Lubich: "Se siamo uniti, Gesù è fra noi. E questo vale. Vale più di ogni altro tesoro che può possedere il nostro cuore... Vale più della casa, del lavoro, della proprietà; più delle opere d’arte d’una grande città come Roma".

Testimonianza di Parola vissuta

Mi sentivo tremendamente delusa, pensavo che il sogno di voler costruire una bella famiglia era crollato. Inoltre avevamo dei debiti.
Però, a poco a poco, ho capito che quello che ci mancava non erano i soldi. La gravità della situazione della mia famiglia era la mancanza di amore, di quell'amore che ci fa capaci di perdonarci, che ci fa umili per saper ricominciare.
Ho cercato di cacciare via tutti i pregiudizi che mi passavano per la testa e ho cominciato a pagare alcuni conti con il mio stipendio, fin dove mi era possibile. A poco a poco siamo usciti dalla crisi.
Abbiamo cominciato ad annotare le nostre spese giorno per giorno ed abbiamo fatto anche un preventivo mensile. Questo ci ha aiutato a migliorare la comunicazione fra noi, a stare più attenti alle necessità di ognuno, a evitare spese superflue. Ci accorgevamo inoltre che l'amore fra noi rinasceva.
Ho anche capito che per mio marito non era tanto importante il mio contributo economico, quanto piuttosto la mia disponibilità a ricominciare sempre e, moltissime volte, era importante il mio silenzio.
Ora, quando arrivano momenti difficili costatiamo che sono proprio quelli che servono per costruire un'unione più profonda tra noi.

M. D. I., Colombia


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24a domenica del tempo ordinario (11 settembre 2011)
Quante volte dovrò perdonargli? (Mt 18,21)

Il tema del vangelo di questa domenica è il perdono. Alla domanda di Pietro se è da magnanimi perdonare fino a sette volte, Gesù risponde con un numero che significa sempre. Il perdono certamente è una cosa seria, umanamente difficile. Perché il perdono che ricevo e che accordo è il respiro stesso di Dio, lo Spirito Santo, che diventa la mia vita. Il perdono è il cuore della vita cristiana: mi rende figlio del Padre e fratello dei miei simili, mi mette in comunione con Dio e con gli uomini. Il perdono non nega la realtà del male. Lo suppone; ma proprio in esso si celebra il trionfo dell’amore gratuito e incondizionato.
Molti dicono: io vorrei perdonare, ma non ci riesco. Non riesco a dimenticare. Non ti preoccupare di quello che senti. È normale che la natura reagisca a modo suo. L’importante non è ciò che senti, ma ciò che vuoi. Se vuoi perdonare, se lo desideri, hai già perdonato. Non devi attingere la forza di perdonare da te stesso, ma da Cristo. Gesù ha riassunto tutto il suo insegnamento sul perdono in poche parole che ha inserito nella preghiera del Padre nostro, perché ce ne ricordassimo spesso: “Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. E san Paolo ai cristiani di Roma dirà: l’unico debito che abbiamo gli uni verso gli altri è l’amore vicendevole (Rm 13,8).

Testimonianza di Parola vissuta

Una mia sorella mi ha raccontato ciò che era successo durante la mia assenza: i miei genitori avevano litigato dicendosi parole durissime. Da tre giorni non si parlavano e il papà rifiutava di mangiare il cibo che la mamma preparava.
Arrivata a casa ho salutato tutti, ma l'atmosfera era pesante. Senza fare troppe domande mi sono messa a servire concretamente facendo alcuni lavori e, quando mi sono trovata sola con mio padre, ho cercato di sapere cosa era successo. Inaspettatamente si è confidato con me e poi ho potuto dirgli del mio impegno nel cercare di vivere le parole di Gesù: "Amatevi come io ho amato voi", "Perdona settanta volte sette". Il papà mi ascoltava, poi ci siamo messi d'accordo che quando la mamma sarebbe tornata a casa lui l'avrebbe accolta bene.
Ero in cucina quando ho vista dalla finestra la mamma rientrare ed ho sentito il papà che la salutava e le chiedeva con tanto amore come era andato il lavoro. La mamma, molto sorpresa, è venuta in cucina e mi ha chiesto cosa era successo al papà. Poi guardandomi ha detto: "Mi sembra che un angelo sia venuto a ricomporre la famiglia".

(P. F., Camerun)


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25a domenica del tempo ordinario (18 settembre 2011)
Sei invidioso perché io sono buono? (Mt 20,15)

La parabola che il Vangelo di questa domenica ci presenta, ci ricorda che ogni ricompensa ricevuta è dono di grazia, accordato a tutti, cominciando dagli ultimi arrivati. I primi arrivati della parabola hanno espresso la loro insoddisfazione di fronte al fatto di essere stati trattati come tutti gli altri, senza differenze. È questo annullamento di distanze, di gradi di merito, che provoca un fastidio insopportabile.
In un mondo dove tutto è competizione, siamo rimandati dalla parola di Gesù ad interrogarci se non siamo anche noi mossi da una logica competitiva e se corriamo il rischio di smarrire il senso della solidarietà e di offuscare la fraternità. Quello che sono, quello che possiedo è grazia, è dono. In definitiva questa parabola giustifica l’agire di Gesù e le sue premure verso i poveri, i diseredati e la gente comune, come rivelazione della premura di Dio verso costoro. A noi, che vogliamo essere discepoli del Signore, è rivolto l’invito perché nel servire non facciamo mai questione di primi o di ultimi posti, ma di risposta generosa, senza calcoli, all’immeritato dono di lavorare per il regno di Dio. Perché ogni dono del Padre non è dato per distinguersi dai fratelli, ma per servirli e farli partecipi di esso.

Testimonianza di Parola vissuta

Avevamo saputo che, insieme alla nostra bambina, sarebbe stato battezzato anche il neonato di una famiglia di extracomunitari dello Sri Lanka. Abbiamo allora pensato che sarebbe stato bello condividere la festa che pensavamo di fare per Francesca. Abbiamo preparato il salone della parrocchia con un grande striscione che diceva: "Benvenuti Janet Yvan e Francesca" e dopo il battesimo abbiamo invitato questa famiglia ed i loro parenti a far festa con noi. Per loro è stata una sorpresa ed una grande gioia. Hanno accettato con entusiasmo e continuavano a ringraziare. È stata una festa semplice e spontanea, vissuta con commozione. Ci siamo ripromessi di mantenere i contatti con questa famiglia che ci ha particolarmente colpito e che sta vivendo con grande dignità un momento molto difficile dal punto di vista economico.

(F. M.)


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26a domenica del tempo ordinario (25 settembre 2011)
Chi dei due ha compiuto la volontà del padre? (Mt 21,31)

Cosa ci dice oggi, giorno del Signore, la pagina del Vangelo? Per Dio le belle parole e le belle promesse contano poco, se non sono seguite dalle opere. Questa parabola di Gesù non è lontana dalla vita. Quello che Dio si aspetta da noi è anche quello che anche noi ci aspettiamo gli uni dagli altri. Tutti i genitori si aspettano dai figli un’obbedienza reale, non solo verbale. Un’incoerenza risulta particolarmente odiosa nel cristiano: quella tra ciò che professa e promette in chiesa, o quando prega, e ciò che poi fa fuori in casa e al lavoro. Fare cioè la parte del figlio che dice di sì in chiesa e la parte del figlio che dice di no con la vita. Sant’Ignazio di Antiochia diceva: “è meglio essere cristiani senza dirlo, che dirlo senza esserlo”.
Spesso anche noi ci troviamo in contraddizione con noi stessi. Ci nascondiamo dietro una religiosità che è solo apparenza. La fede non è una tradizione, ma una relazione con il Dio che ci ama e ci chiama a lavorare con lui. La fede non è il fiore all’occhiello che ci fa belli davanti agli altri, ma è un’adesione alla volontà di Dio. La fede non è portare con sé l’immagine di qualche santo, ma è un assomigliare a quel santo, cioè è avere un cuore che ama, che accoglie, che aiuta il prossimo, che mette in soffitta il proprio io per dare tutto lo spazio a Dio.

Testimonianza di Parola vissuta

Eravamo in vacanza insieme ai nostri genitori. Dopo un’ennesima litigata il cui pretesto era il modo di gestire il rapporto con loro, mio marito decise di fare i bagagli e di andarsene.
Da parte mia la confusione era totale: non capivo il senso di tutto ciò e quale fosse realmente il problema fra noi. Avevo dentro un senso di frustrazione profonda, di fallimento misto a rabbia nei suoi confronti. Contemporaneamente avvertivo che non potevo, non dovevo continuare a pensare alle mie ragioni e ai suoi reali o presunti torti…
Dove era andata a finire la promessa di amarci per sempre e la mia fede nell’amore di Dio? Ad un certo punto fu chiaro per me che non potevo amare Andrea senza accogliere ciò che di lui non riuscivo ad accettare e che mi faceva soffrire. Ho compreso che le nostre povertà possono alimentare un amore più vero. Così mi sono disarmata e la burrasca lentamente è passata. Non è stata l’ultima, ma avevo trovato la chiave per ricominciare.

(A. C.)


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27a domenica del tempo ordinario (2 ottobre 2011)
Io ho scelto voi perché andiate e portiate frutto (Gv 15,16 – vers. al vangelo)

Dio Padre, che ci ama immensamente, è pure esigente. Nella parabola di Matteo ci viene ricordato con parole consolatorie e inquietanti.
Il padrone della vigna aveva riposto tutta la sua fiducia nei suoi contadini. Ma, giunto il momento del raccolto, si sono fatti padroni del campo. Il denaro e il potere aveva fatto loro perdere la testa.
I contadini, visto il figlio del padrone, dissero: "Costui è l'erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità".
Riflettiamo: ciò che riusciamo a realizzare dovrebbe essere il frutto che il Padre attende da noi; non ci hai detto "…chi non raccoglie con me disperde"?
Abbiamo a volte la presunzione di agire facendo quello che ci piace, mettendo ostacoli al volere di Dio e, essenzialmente egoisti, non ci accorgiamo che i buoni frutti nascono se siamo innestati in Gesù, la vera vigna.
È bene pertanto liberamente e responsabilmente essere docili e umili, 'sempre rivolti verso il Padre' come il Figlio.
Così i frutti saranno abbondanti e gustosi per noi e per gli altri.

Testimonianza di Parola vissuta

È il secondo anno che con alcuni amici, in maggioranza insegnanti, abbiamo deciso di affrontare il problema dello studio dei ragazzi. Hanno bisogno di capire che studiare è importante per la loro persona, cercano un senso e un'amicizia che li accompagni ad affrontare le cose, anche quando ci sono difficoltà. Così, ottenute dal Comune di Verona alcune aule, è nato Student Point: un punto di aiuto per i ragazzi e un punto di aiuto anche per me.
"Lavorare gratis? Siete matti, ma che bisogno c'è?" avevo detto la prima volta che mi avevano proposto lo Student Point; invece adesso vedo che è un'altra vita che si esprime attraverso la gratuità dei gesti che fanno respirare anche nelle difficoltà e mi spalancano un orizzonte sempre nuovo. Lo stesso genere di sorpresa ho avuto con un'altra esperienza di gratuità: la colletta alimentare proposta ogni anno in tanti supermercati italiani. Nello spiegare le caratteristiche di questo gesto, don Mauro aveva detto: "Nella nostra miseria quotidiana, quando il buio sembra prevalere, è un volto amico che ci risolleva. E per un amico, in un rapporto amoroso, siamo capaci di dare tutto. La carità è questo dono di sé commosso all'altro. Piccoli gesti, come fare la spesa per un bisognoso, sono scintille che riaccendono il fuoco della carità verso di sé e verso il prossimo".
Don Mauro aveva citato anche il nostro don Calabria che invitava a "impizàr fogheti" (accendere fuocherelli) di carità dappertutto: mi ha fatto pensare alla Pentecoste, così ho invitato a lavorare come volontari un giovanotto e due fidanzati sulla trentina che si stanno preparando a ricevere la Cresima. Sono stati contentissimi e due loro cugini, venuti a trovarli, sono rimasti quasi un'ora a guardare lo spettacolo della gente che donava olio, pasta, tonno per i bisognosi; una bella signora bionda ha portato addirittura un carrello pieno: non avevano mai visto niente del genere e nemmeno io.

(Susanna)


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28a domenica del tempo ordinario (9 ottobre 2011)
Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze (Mt 22,9)

Cosa c’è di più bello che stare a tavola insieme con gli amici? Ritrovarsi insieme è un momento di festa. I vincoli d’amore si rinsaldano, si sperimenta la gioia e il calore dell’amicizia: la gioia e la pienezza della vita è grande.
E Gesù è con noi. Invita tutti, senza distinzioni, alla festa. Ci partecipa la gioia, l’amore, l’intimità della vita Trinitaria. È uno squisito invito personale a condividere l’esperienza di famiglia con tutti gli invitati.
Ci è richiesta però una particolare vigilanza nell’amare e una costante conversione all’amore. Questo e null’altro, basterebbe così poco… e saremmo ripagati a dismisura.
Al banchetto eucaristico, indossata la veste dell’amore reciproco, tutti cresceremo in fraternità e solidarietà.
E anche quando ci sentiamo fragili e inadeguati S. Paolo ci incoraggia: “Tutto posso in colui che mi dà la forza”.

Testimonianza di Parola vissuta

In autunno il parroco mi chiede di pulire dalle foglie lo scivolo e lo spazio dove giocano i ragazzi. Vado a vedere e mi rendo conto che il lavoro per me era un po’ tanto, anche perché, se avesse piovuto, sarebbe stato più difficile ancora.
Al mattino con Aldo abbiamo pulito lo scivolo e al pomeriggio è piovuto. Rimaneva da fare lo spazio a forma di buca e gli scalini dove era pieno di foglie bagnate che mandavano cattivo odore.
Dopo due giorni ritorno là decisa a pulire. C’erano tre ragazzi di circa 13 anni che giocavano a pallone. Io con bidone, scopa di ferro e paletta. Dico ai ragazzi: “Per piacere, aiutatemi a raccogliere le foglie”. Uno mi corre incontro e mi prende la scopa dicendomi: “Tu signora non lavorare, lavoro io!”. Mi stupì, anche perché invece di svolgere il lavoro come gli avevo consigliato, usò un sistema più veloce. Accortami che faceva sul serio, presi il bidone per mettervi le foglie puzzolenti. “E no – dice lui – metta il bidone sotto lo scalino che butto dentro io!”. Ok, il lavoro era perfetto. A bidone pieno ho chiamato gli altri due ragazzi che senza parlare sono andati a svuotarlo, ed era pesante, nel cassonetto.
Hanno svuotato 8 bidoni e tutto fu ben pulito. Ero meravigliata ma facevo come fosse una cosa normale. Poi ho detto loro: “Vado al bar, aspettatemi”. Allora quello che aveva lavorato di più disse: “Signora, a me anche una Coca”. Sono tornata con tre sacchetti di patatine e una Coca. Erano contenti ed io di più perché li avevo coinvolti a pulire uno spazio che loro usano.

(N.F.)


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29a domenica del tempo ordinario (16 ottobre 2011)
A Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio (Mt 22,21)

Troppo spesso le nostre guide politiche, a livello nazionale come locale, tentate dal potere e dal denaro, vengono meno al senso di responsabilità per il bene comune.
Nel Vangelo di oggi Gesù fa giustizia: smaschera la loro ipocrisia, affermando con sapienza “Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”.
Apparteniamo a Dio, a Lui il tributo più importante: rendere a Dio ciò che ci ha donato, la vita, il cuore, l’intelligenza.
È la nostra dichiarazione d’amore, oggi e sempre.
Siamo anche parte dell’umanità tutta. Per questo Gesù ci sprona e ci invita alla stima, al senso di responsabilità, all’impegno per ‘la cosa pubblica’, alla dedizione e al servizio della gente, concorrendo così alla realizzazione di una nuova civiltà: più giusta, fraterna e solidale.
Oggi come allora, Gesù smaschera le nostre ipocrisie. Riascoltiamo le sue parole: “Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” e mettiamole in pratica.

Testimonianza di Parola vissuta

Conosco il Rinnovamento nello Spirito dal 1975. dovrei parlare al plurale perché è coinvolta anche la famiglia di mio fratello, tutti partecipi di questa esperienza. Avevamo sperimentato assieme l’amore di Dio: non è che il Signore ci risparmiasse prove, malattie e sofferenze; ma la sua presenza era palpabile e continua, sentivamo infatti tanta serenità e gioia.
Pregando e parlando assieme ci siamo accorti che avevamo spalancato il cuore e le porte della nostra casa al Signore, ma non lo avevamo fatto entrare nel nostro ufficio e nel nostro lavoro! Noi lavoriamo nell’edilizia (restauro conservativo di ville e chiese antiche) da cinque generazioni con passione e professionalità, e pensavamo anche con onestà. Ci siamo però accorti che molti aspetti dei nostri comportamenti verso il prossimo erano corretti agli occhi del mondo, ma non davanti a Dio.
Preso atto di tutto questo, rafforzati dallo Spirito Santo e dalla preghiera, abbiamo dato una sterzata a 180 gradi al percorso del nostro lavoro. È iniziato un forte combattimento con il sistema, stavamo andando controcorrente e incontravamo ogni ostacolo possibile, ma non potevamo più usare le armi che usa il mondo. Ci dicevano che eravamo integralisti, che dovevamo pensare per prima cosa alla sopravvivenza delle nostre famiglie e dei nostri operai. Il lavoro cominciava a scarseggiare perché non volevamo accettare i soliti compromessi. Noi avevamo scoperto che Cristo non è un Dio dei compromessi. Nella preghiera il Signore ci incoraggiava e ci spronava ad avere fiducia e credere nella sua Parola.
Quanti scoraggiamenti, quante sofferenze e umiliazioni! Il lavoro continuava a diminuire, avevamo anche considerato di chiudere la nostra attività. Forse il Signore voleva condurci per un’altra strada. Tutto questo durò sette lunghi mesi, avevamo una settimana di lavoro e poi avremmo chiuso. Ma forse il Signore stava provando la nostra fede. All’improvviso, quando sembrava che il mondo ci crollasse addosso, le nubi furono spazzate via e il lavoro riprese. Possiamo confermare per esperienza vissuta che la verità vince il male e le tenebre. Sono passati molti anni e tutto questo lo sperimentiamo ancora ogni giorno.

(Renato)


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30a domenica del tempo ordinario (23 ottobre 2011)
Maestro, qual è il grande comandamento? (Mt 22,36)

L’amore a Dio e al prossimo è richiamato spesso nell’Antico Testamento.
Per Gesù è un imperativo del cuore che coinvolge tutto l’essere: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la tua mente”.
Rivolgiamoci a Dio con la confidenza e la fiducia di figli, chiamandolo come Gesù “Abbà, Padre”, parlandogli, esponendogli le nostre necessità, i propositi, i progetti, dicendogli tutto il nostro amore esclusivo.
Ogni agire ruota intorno a quest’unica ‘legge dell’amore’ e da essa tutto ciò che facciamo ha senso: solo l’amore rimane e ciò che è fatto nell’amore.

Testimonianza di Parola vissuta

Lavoro come volontario in un centro di ascolto in una zona a forte insediamento di immigrati. Ricordo la prima persona che mi si presentò davanti. Un caso difficile, ma nello stesso tempo simile a molti altri successivi, che per me è stato chiave del mio “farmi uno”. Mentre ascoltavo situazioni assurde causate da alcolismo, separazioni, convivenze, figli dimenticati e rifiutati, cercavo continuamente dentro di me di fare quel vuoto per non entrare in nessun giudizio, per vedere continuamente davanti a me il volto di Gesù in croce che grida tutto il suo dolore in cerca di conforto, di soluzioni, di comprensione, di misericordia, e man mano che ciò avveniva mi sentivo schiacciare con la consapevolezza di essere impotente a qualsiasi soluzione. Ed ecco la stessa persona che ho davanti, dopo essersi liberata da tutto quel peso, trovare lei stessa un barlume di soluzione che poi è sfociato in un sorriso di speranza!
Un giorno, un uomo ubriaco entra nella chiesa attigua al nostro centro, in maniche di camicia nonostante il freddo e pianta zizzania per l’offerta rifiutata. La scena si ripete con insistenza. Alla fine mi avvicino e, con la scusa di mettergli la giacca e poi il giubbotto, incomincio a parlargli. È un dialogo col Gesù appena ricevuto dentro di me nell’Eucaristia e nel volto di quel povero. Lo accompagno all’aperto e cerco di stargli vicino. Dopo un po’ decide di andarsene, ma prima ritorna indietro e mi abbraccia, accetto anche un bacio: “Tu sei buono”, dice. Da parte mia rimando subito quel bacio al Mittente, ma per me è uno dei più bei ringraziamenti fatti a Gesù Eucaristia.

(Lino)


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31a domenica del tempo ordinario (30 ottobre 2011)
Uno solo è la vostra Guida, il Cristo (Mt 23,10)

Nel racconto di Matteo si parla di falsi pastori, scribi e farisei che, accontentandosi di atteggiamenti religiosi senz’anima, sono alla ricerca di prestigio e interessi personali.
Nel Vangelo Gesù ci presenta una nuova comunità che ha Dio per padre e tutti gli uomini come fratelli.
Diventando suoi discepoli, Gesù ci insegna a vivere lo spirito di servizio seguendo il suo esempio: “Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo”.
Quante occasioni ci vengono offerte ogni giorno per “essere amorevoli, come una madre ha cura dei propri figli”, ci ricorda S. Paolo.
Ci sono pure passaggi difficili e bui da affrontare; ma Gesù è con noi, si fa compagno di viaggio, ci protegge, ci porta sulla via: è Lui la strada! Aiutiamoci gli uni gli altri ad ascoltare la sua Voce, a vivere la sua Parola.
Rinascerà così la fratellanza universale per la quale Gesù è venuto e ha dato la vita.

Testimonianza di Parola vissuta

Ogni mattina presto, prima di recarmi nel rione dove lavoravo come vigile urbano, andavo alla Messa e chiedevo a Gesù l’aiuto per amare ogni prossimo che avrei incontrato.
Un giorno, mentre lavoravo ad un incrocio con molto traffico, vedo sfrecciare un giovane a fortissima velocità con la sua moto. Dopo un poco ritornò, alla stessa velocità. Questo per numerose volte. Gli ho intimato inutilmente di fermarsi: correva infatti il rischio di schiantarsi contro i mezzi che avrebbe incontrato all’incrocio. Così pensai almeno di stare attento a quando sarebbe tornato per fermare il traffico in modo che non provocasse guai. Il giovane si è accorto della cosa e si è fermato a parlarmi: “Ho molte difficoltà, voglio farla finita con la vita”. Lo ascolto a lungo mentre mi racconta le sue pene. Gli dico la mia disponibilità ad aiutarlo e dimentico la multa. Se ne va contento dicendomi che, perché qualcuno l’ha ascoltato, ha ripreso forza di vivere.
Passano alcuni anni. Sono di servizio in piazza. Si avvicina un giovanottone sorridente che mi abbraccia commosso. Gli dico: “Guarda, hai sbagliato vigile”. “No, sono il ragazzo dell’incrocio; ora sono felicemente sposato e contento della vita. Sono venuto fin qui da Foggia, dove abito ora, perché la volevo ringraziare”.

(B.A.)


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32a domenica del tempo ordinario (6 novembre 2011)
Le vergini pronte entrarono con lui alle nozze (Mt 25,10)

Prima o poi, lo Sposo arriverà.
Quando? All'improvviso, quando meno ce lo aspettiamo: "Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora".
Chi viene? Non la morte, raffigurata spesso con immagini terrificanti, ma Gesù, lo Sposo atteso con impa-zienza, che ci introdurrà nella casa della festa!
Come mai le vergini stolte, dopo tanta attesa, sono state escluse dalla festa? Perché mancava l'amore, l'olio che alimenta la lampada del cuore.
Pertanto non lasciamoci distrarre da cose vane e meschine; viviamo per quell'incontro, versiamo l'olio dell'amore, come il buon samaritano, sulle piaghe di chi soffre. Facciamo con amore ciò che ci è chiesto nel presente, compiendo bene, liberamente, la sua volontà.
Quando lo Sposo arriverà ci troverà così pronti per entrare con tutti alla festa del banchetto.

Testimonianza di Parola vissuta

Ad un certo punto della nostra vita, mia madre ha cominciato a non star bene e la sua vita, insieme alla nostra, è cambiata. Il suo male non era visibile a tutti: depressione, ansia continua… ma sono sparite le sue amicizie, la possibilità di fare una vita normale. Le previsioni dei medici erano negative. Noi cercavamo di motivarla e sostenerla, dato che, in tanti momenti, era tentata di rifiutare la vita. A volte sembrava impossibile, ma la forza ci veniva dal Vangelo. "Avevo fame… ero ammalato…". E allora quasi non sentivo il peso di tutti quei piccoli servizi che non poteva più fare. Ma soprattutto riuscivo a "farmi uno" con la sua ansia e la sua depressione per aiutarla a superare lo sconforto. L'amore che potevamo offrirle si è moltiplicato col contributo dei nostri figli.
Quando è arrivato il momento di lasciarci, ci sembrava impossibile dopo tanti anni di dolore vissuto insieme. E lì è successo che lei, sempre ansiosa, era calma; sempre impaurita, aveva coraggio; sempre bisognosa d'affetto, amava, confortava chi la veniva a trovare; perfino il sacerdote. In lei morente si vedeva una persona cosciente e abbandonata a Dio che la stava chiamando. Quando se n'è andata è stato straziante, ma sentivamo che il nostro rapporto non si era spezzato, anzi. Certo, avremmo potuto fare tutto meglio e con più amore; eppure, l'amore aveva costruito tra la mamma e noi un legame più forte della morte.

(L.R., Olanda)


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33a domenica del tempo ordinario (13 novembre 2011)
Consegnò loro i suoi beni (Mt 25,14)

Pensandoci e amandoci da sempre, Dio ci ha fatto doni stupendi: la vita, l’intelligenza, la libertà, un cuore grande.
Quanta fiducia nei nostri confronti!
Gesù ci chiama a collaborare con Lui, liberamente e responsabilmente, al compimento della sua ‘missione’: essere una sola famiglia vivendo il Comandamento Nuovo.
A ciascuno di noi chiede di rischiare, mettendo a frutto i talenti che ci ha donato. È tutto e solo una questione d’amore.
Nel racconto evangelico di Matteo si parla anche del servo pigro, chiuso in se stesso, trattato in modo duro per mancanza di fiducia in se stesso e in colui che gli ha regalato i talenti: ha paura, non ama, non ha coraggio, non rischia. Non è felice.
Noi ci fidiamo e, riconoscenti, chiediamo: “Aiutaci a rispondere con generosità a tanto amore, rendici operosi e vigilanti, perché cresca in noi la tua vita e si diffonda il tuo regno”.

Testimonianza di Parola vissuta

Sono riuscita a raccogliere una buona somma di danaro per persone in necessità. Come? Ad esempio un giorno sono andata a comperare una cravatta per mio figlio e ho chiesto uno sconto. La proprietaria mi ha detto che, in via eccezionale, poteva offrirmi un caffè: ho risposto che la ringraziavo e che l’equivalente del caffè sarebbe andato ad aiutare qualcuno in difficoltà. La signora ha voluto sapere qualcosa di più e lo sconto è stato di tre caffè.
Un’altra volta sono andata dal dentista e ho messo la macchina nel parcheggio. Pensavo di fermarmi un’ora e ho pagato per quel tempo. Dal dentista mi sono fermata tre ore ed uscendo immaginavo di trovare la multa, invece non c’era. Quei soldi (circa 30 euro) non pagati, li sentivo non più miei e li ho messi nella busta.
In giorno in macchina ad un semaforo “giallo” non mi sono fermata sperando di farla franca, invece il vigile ha alzato la paletta. Dopo una breve discussione mi lascia andare senza farmi la multa. Arrivata a casa penso che avrei dovuto pagarla e che anche quei denari non erano più miei… Ma come fare per conoscere l’importo? Telefono ai vigili urbani, chiedo a quanto ammonta l’importo per quel tipo di inflazione. Chi risponde mi chiede perché voglio saperlo e quando gli racconto l’accaduto mi dice: “Sono io quel vigile, le ho detto di andare tranquilla…” “No – dico – non è che voglio pagare la multa ma volevo dare l’equivalente a persone bisognose…”. Silenzio dall’altro capo del filo. Poi mi dice la cifra e aggiunge: “Non mi era mai capitata una cosa di questo tipo, grazie signora!”. Infine avevo invitato un’amica a trascorrere due giorni al mare pensando di provvedere a tutte le spese: autostrada, pizza, caffè, eccetera, invece ha voluto pagare lei…

(D.G., Italia)


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Cristo Re - 34a domenica del tempo ordinario (20 novembre 2011)
Venite, benedetti dal Padre mio,
ricevete il regno preparato per voi
(Mt 25,34)

Gesù durante la sua vita ha sempre amato, fino alla follia: la morte in croce!
Il biglietto d’ingresso per entrare a far parte della famiglia è l'amore. L’amore agli indigenti, ai diseredati, agli esclusi, agli ultimi: Gesù, semplicemente e appassionatamente, ama gli uomini, li ama tutti.
A noi, quindi, non basterà aver detto "Signore, Signore", perché, come ci ricorda san Giovanni della Croce, alla fine della vita saremo giudicati sull'amore.
Ora, Signore, non abbiamo più paura, perché da te amati riceveremo l’eredità eterna; ogni gesto d’amore ci rende parte del tuo Regno.

Testimonianza di Parola vissuta

Mi avvisano dall’ospedale che è arrivato il vaccino per le allergie della bambina. Oggi fuori fa freddo, il sole non si fa vedere e inizia a soffiare un bel vento. Prima di mettermi in cammino verso i reparti sento che le mie mani sono gelate e mi infilo i guanti. Non riesco a capire perché le mie mani sono così fredde, in ufficio ero al caldo, in macchina anche, e le mie mani sono gelate.
Mi incammino a passo veloce e vedo sul sentiero una signora seduta per terra che chiede l’elemosina. È anziana e vestita di scuro, l’unica cosa che mi rimane impressa è la sua espressione. Era addolorata, infreddolita e supplicava un briciolo di bontà. Non fingeva, vedevi in lei la disperazione. Aveva il viso coperto da una sciarpa scura ma i suoi occhi parlavano. Spesso non mi fido dei mendicanti che trovo per le strade, alcuni addirittura sembra che recitano. Oggi è stato diverso, riuscivo quasi a sentirlo il bisogno di aiuto di quella signora. Più mi allontanavo da lei e più rivedevo quegli occhi tristi che mi guardavano. Dentro di me si stava muovendo qualcosa, ma non capivo ancora cosa. Quando ritorno alla macchina pensavo “darò i 10 € che ho nel portafoglio, non ne ho altri, a me sicuramente non cambiano la vita ma forse a quella persona almeno un po’ sì”.
Così ho fatto. Uscita dal reparto, con le medicine in mano, ho preparato i soldi, così avrei fatto più in fretta. Mi sentivo strana quasi come se dovevo capire qualcosa che al momento mi sfuggiva, qualcosa o qualcuno stava operando in me e con me. Più mi avvicinavo a quella signora, più mi sentivo strana, non riesco bene a spiegarmi... Arrivo davanti a lei, mi allunga il contenitore e io infilo i soldi. Lei sente che non è moneta, perché non hanno fatto rumore. Guarda dentro e poi si sposta la sciarpa per regalarmi un sorriso e mi dice “ti auguro buona fortuna”. Poi non so perché guardo le sue mani e vedo che sono rosse dal freddo, non so perché ma in quel momento mi tolgo i miei guanti e li do a lei. E lei cosa mi ha regalato? Lacrime di gioia. Li ha infilati in fretta, mi ha seguito con lo sguardo fino alla macchina, e quando sono partita ha alzato il suo debole braccio per farmi un saluto. In quel momento ho ringraziato Dio per avermi fatto fare felice, anche se solo per un momento, quella persona. Era Lui che agiva in me, era Lui che oggi ha voluto portare il sole a quella signora.

(D. N.)





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