II Dom. di Avv. – Immacolata Concezione della B.V.M.



ANNO A - 8° dicembre 2013
II Domenica di Avvento – Immacolata Concezione della B.V. Maria

Gen 3,9-15.20
(Rm 15,4-9)
Lc 1,26-38
PIENA DI GRAZIA,
ICONA DELLA CHIESA

Nel cammino dell'Avvento rifulge la figura di Maria, quale icona della Chiesa, chiamata a generare Cristo all'umanità di oggi. Paolo VI così motivava la solennità odierna nella Marialis cultus (1974): «I fedeli, che vivono con la Liturgia lo spirito dell'Avvento, considerando l'ineffabile amore con cui la Vergine Madre attese il Figlio, sono invitati a prenderla come modello, per impedire ogni tendenza a distaccare il culto della Vergine dal suo necessario punto di riferimento, che è il Cristo» (4). In quest'ottica si pone la Parola, a cominciare dal celebre brano della Genesi. Dio va in cerca dell'uomo perduto e lo sollecita a rispondere a due cruciali interrogativi: «Dove sei?» e «Che hai fatto?». La risposta dell'Adamo primitivo appare evasiva, sia perché richiama impropriamente la sua nudità, cioè la sua fragilità creaturale, confondendola con la colpa («Ho avuto paura...»), mentre la risposta di Dio è improntata al dialogo e alla comprensione; sia perché non ammette la propria colpevolezza e la imputa alla donna, che le sta accanto. Da qui si evince la grandezza di Maria nella sua originaria bellezza: non ha paura di Dio, ma vive nella totale fiducia in lui; non ha nulla da nascondere, perché è specchio della santità divina. Se poi si tiene conto che Maria è immagine della Chiesa, si può anche contemplare in lei la condizione originale dell'uomo, soprattutto nella sua chiamata battesimale: egli si lascia conquistare da Dio e lo segue là dove lo chiama.

Il saluto a Maria da parte dell'angelo, incaricato di annunciare la nascita del Salvatore, evidenzia ancora meglio la statura di questa donna. Gabriele la invita a gioire, perché è "piena di grazia". Come è noto, questa pregnante espressione evidenzia che la Vergine è stata fatta oggetto della gratuita iniziativa divina, con una generosità senza pari: «Sei stata fatta piena di grazia», così andrebbe tradotta l'espressione. Questo senso della pienezza/compimento è ricorrente, soprattutto nel vocabolario lucano, sia sul piano cronologico, sia su quello della persona nei confronti di ciò che deve attuare. Infatti, chi non porta a compimento ciò che ha iniziato merita la derisione degli altri (cf Lc 14,30). La grandezza di ogni persona, riletta nella luce di Maria e del suo immacolato concepimento divino, sta proprio in questa scelta iniziale, indipendente dai meriti, che rende l'eletto parte di quella schiera di campioni di cui Dio si "serve" per realizzare il suo piano di salvezza per l'umanità. La solennità odierna fornisce, pertanto, una chiave di lettura della storia, anche attuale, per cui tutti siamo invitati a identificare le persone che ancora Dio sceglie per questa sua azione salvifica.

Maria viene indirizzata anzitutto a collaborare alla nascita del figlio di Dio. Però, secondo l'insegnamento di sant'Agostino, la sua grandezza va riletta primariamente nella fede che ha avuto: «Credette in virtù della fede, concepì in virtù della fede. Perciò conta di più per Maria essere stata discepola di Cristo, che essere stata madre di Cristo » (Discorso 72/A). Questa beatitudine segna un altro punto di contatto con lei da parte nostra, che pure siamo chiamati a seguire Cristo ascoltando anzitutto la sua parola e attuandola nella testimonianza della vita (cf Lc 11,28). Divenuti in Cristo una sola realtà in forza del Battesimo, si può comprendere come la fede debba anzitutto essere fatta consistere nel riconoscere la nostra identità.

Nella risposta di Maria sono condensati altri due atteggiamenti fondamentali della nostra verità di figli. Primariamente viene affermato che "fu molto turbata". L'annuncio angelico non è, quindi, per lei una realtà scontata: avverte pienamente la sproporzione tra la verità delle parole che le sono state comunicate rispetto a quanto conosce di se stessa. Perciò si turba in maniera profonda (il verbo è all'imperfetto, ad indicare un'azione continuativa): l'emozione non prende in lei il sopravvento sulla ragione e ne scaturisce un atteggiamento riflessivo, pensieroso. L'interrogarsi, il ponderare bene prima di scegliere è tipico della sapienza evangelica (cf Lc 14,28.31). Sicché il turbamento di Maria viene superato con l'invito dell'angelo a non temere ed esplicita quel "piena di grazia" che le era stato rivolto.

In ogni celebrazione eucaristica, dopo il "Padre nostro", si prega perché siamo liberati da ogni "turbamento", da molti reso con "paura". In verità, dialogare con Dio, chiedere chiarimenti («Come è possibile?») esprime una fede dinamica, che intende il più possibile capacitarsi della verità per corrispondervi con la pienezza della propria libertà, senza tentennamenti. Quanti credenti non hanno questo coraggio nella vita e ritengono la fede come un condensato di asserti teologici da assecondare nella routine di una formula o nella solennità di una professione liturgica. La semplicità evangelica di Maria, invece, incanta ancora nella sua bellezza, perché "trovare grazia" davanti a Dio non è un merito, ma un dono e una continua scoperta della propria esistenza, declinata nell'imprevedibilità degli eventi, che suscitano interrogativi. La vigilanza, a cui invita il periodo dell'Avvento, si concretizza così nel prestare attenzione, come la Vergine, al rivelarsi gratuito di Dio e a scorgere sempre la presenza della grazia divina. Proprio come ha fatto colei che oggi viene cantata "tutta bella".

VITA PASTORALE N. 10/2013
(commento di Gianni Cavagnoli, docente di teologia liturgica)

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