Card. Claudio Hummes

torna all'indice


da Come il Padre ha amato me...
365 pensieri per l'anno sacerdotale
(Raccolta per autore)


Card. Claudio Hummes


Sul modello della Trinità
Non abbiate paura
Vangelo, forza di unità
Il "primo" servizio
Una bella battaglia
La tentazione sottile del dominio


_______________





Sul modello della Trinità

Dal mistero della Trinità, «la cui luce deve essere percepita anche sul volto dei fratelli», possiamo imparare ad amare gli altri senza misura, prima di tutto Dio e in seguito i nostri fratelli. Amare senza misura. Donarsi, al punto di dimenticare se stessi. Trovare la felicità nel fare felice l'altro. Rispettare l'altro nella sua alterità. Stimare e saper valorizzare l'altro in quanto altro. Cercare di promuoverlo anche a costo della nostra vita. Mettersi a servire gli altri con umiltà, libertà e amore. Uscire della solitudine egoista e individualista e vivere in comunità coi nostri fratelli. (...)
Cercare di fermentare il mondo con lo spirito di amore comunitario e di solidarietà, il cui modello è nella Trinità e che la Chiesa cerca di vivere al suo interno, come comunione ecclesiale.

Sempre discepoli di Cristo, San Paolo, Cinisello Balsamo 2002, p. 112
Come il Padre…, vol. I, Uomini di Dio per il tempo d'oggi

torna su



Non abbiate paura

Se Dio ci ama tanto, al punto di farci suoi figli, che cosa potremmo volere di più? Se Dio mi ama e mi chiama figlio, tutto il resto per me ha poco valore.
Senz'altro, nessuna sofferenza, nessuna fatica, nessun sacrificio, neppure la morte, possono togliermi questa gioia interiore, questa felicità serena e sicura di sapere che sono figlio di Dio, e che lui mi ama.
Allora, comincio a capire meglio perché Gesù molte volte ha detto ai suoi discepoli: «Non abbiate paura!».

Sempre discepoli di Cristo, San Paolo, Cinisello Balsamo 2002, p. 147
Come il Padre…, vol. I, Amati e chiamati

torna su



Vangelo, forza di unità

Il simbolo pentecostale delle varie lingue, nelle quali è compreso il Vangelo annunciato dagli apostoli, ha anche il significato di indicare che il Vangelo è un messaggio universale, cattolico, e può essere vissuto ed espresso in tutti i popoli e culture.
Per il fatto di essere universale, il Vangelo è anche una forza di unità per tutti i popoli. Questa forza viene dallo Spirito Santo, che produce l'unità, vincendo la divisione di Babele.
Per questa ragione, il Concilio Vaticano II ha potuto affermare che «la Chiesa è in Cristo, in qualche modo il sacramento, ossia, il segno e lo strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano» (LG 1). Non possiamo mai dimenticare questa vocazione e missione della Chiesa.

Sempre discepoli di Cristo, San Paolo, Milano 2002, pp. 142-143
Come il Padre…, vol. II, Testimoni prima che maestri

torna su



Il "primo" servizio

Con certezza il primo e più importante servizio che la Chiesa può e deve svolgere per l'uomo concreto e storico di oggi è l'evangelizzazione. Questo vale sempre, anche per l'uomo consumistico, edonistico, materialistico, trasgressivo e religiosamente indifferente. L'annuncio diretto e kerygmatico del Vangelo ha e avrà sempre una forza propria in qualunque situazione umana, con la condizione che sia inculturato il massimo possibile e concretamente situato. (...)
«Noi non possiamo tacere» (At 4,20), hanno detto gli apostoli Pietro e Giovanni davanti. al Sinedrio. Anche noi pastori di oggi, non possiamo tacere. Dobbiamo dare continuità, coraggiosamente e con molto vigore, all'evangelizzazione missionaria, senza aver paura delle resistenze, da qualunque parte esse vengano. Solo così saremo fedeli a Gesù Cristo e potremo offrire un servizio insostituibile all'uomo d'oggi, post-moderno, urbano e globalizzato, il quale, come in tutte le altre epoche della storia, cerca un senso concreto per la sua esistenza.

Sempre discepoli di Cristo, San Paolo, Milano 2002, pp. 73.159
Come il Padre…, vol. II, Testimoni prima che maestri

torna su



Una bella battaglia

Alle volte succede che i limiti e difetti degli altri rendono difficile questo santo obbligo di riconoscere in loro la figura di Gesù. Questo, in modo ingannevole, può portarci a disinteressarci di loro e a sentirci a posto, a pensare che in questi casi cessa o diminuisce l'impegno di amarli. Bisogna anche saper perdonare come Gesù ha perdonato. Dall'esempio del Maestro impariamo che non ci sono scuse o attenuanti per non amare come Cristo vuole che amiamo o meglio come lui stesso ci ha amato. (...)
Questa capacità di vedere il lato buono dell'altro è il miglior antidoto contro le tendenze perniciose che mettono in risalto il negativo e la maldicenza, così comuni nella società umana. Abbiamo qui una bella battaglia da combattere tutti i giorni nei rapporti quotidiani coi nostri fratelli.

Sempre discepoli di Cristo, San Paolo, Milano 2002, p. 113
Come il Padre…, vol. II, Servi per amore

torna su



La tentazione sottile del dominio

In stretta connessione col problema del servizio, c'è il problema dell'esercizio dell'autorità nella Chiesa. In sintesi, l'autorità nella Chiesa non dev'essere esercitata come dominio sugli altri, ma come servizio alla comunità. (...)
Gesù vuole indicare chiaramente che l'autorità è un servizio, ossia un lavare i piedi ai fratelli. (...) Il dominio sugli altri è una delle tentazioni più comuni di ogni essere umano. Il potere e il prestigio sono una tentazione che inquieta sempre anche noi pastori.
Questa tentazione è più pericolosa perché si nasconde in mille maniere, perché alleghiamo la scusa che, se Dio ci ha dato queste o quelle qualità, possiamo essere utili alla comunità.

Sempre discepoli di Cristo, San Paolo, Milano 2002, p. 121
Come il Padre…, vol. IV, Con Gesù crocifisso e risorto


----------
torna su
torna all'indice
home