San Josemaria Escriva De Balaguer

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da Come il Padre ha amato me...
365 pensieri per l'anno sacerdotale
(Raccolta per autore)


San Josemaria Escriva De Balaguer


Debolezza e fortezza
Dammi il tuo cuore
Ciascuno un modello
Giullari di Dio
Fragilità senza scoraggiamento
Cristo colma i nostri zeri


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Debolezza e fortezza

L'ascetica esige fortezza, e il cristiano trova la fortezza nel Creatore. Siamo oscurità, ed Egli è vivissimo splendore; siamo infermità, ed Egli è vigorosa salute: siamo miseria, ed Egli è infinita ricchezza; siamo debolezza, ed Egli ci sostiene, quia tu es, Deus, fortitudo mea: tu sei sempre, mio Dio, la nostra fortezza.
Non c'è nulla quaggiù che possa opporsi allo sgorgare impaziente del Sangue redentore di Cristo. Ma la nostra piccolezza può offuscarci lo sguardo al punto di non avvertire più la grandezza divina. Ecco dunque la responsabilità di tutti i fedeli, specialmente di coloro che hanno il compito di guidare spiritualmente - di servire - il Popolo di Dio, di non soffocare le fonti della grazia, di non vergognarsi della Croce di Cristo.

È Gesù che passa, Ares, Milano 1992, p. 173
Come il Padre…, vol. I, Amati e chiamati

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Dammi il tuo cuore

Ti sei convinto che la castità è una virtù e che, come tale, deve crescere e perfezionarsi? Non basta, ripeto, essere continenti ciascuno secondo il suo stato: dobbiamo vivere castamente, con virtù eroica. Tale atteggiamento richiede un atto positivo, con cui accettiamo di buon grado la richiesta divina: Praebe, fili mi; cor tuum mihi et oculi tui vias meas custodiant, figlio mio, dammi il tuo cuore, e piacciano ai tuoi occhi le mie vie.
Ti chiedo ora: come affronti questa lotta? Sai bene che, se sostieni la lotta dall'inizio, sei già vittorioso. Allontanati immediatamente dal pericolo, appena avverti i primi segni della passione, e anche prima. Parla subito con chi ti dirige; meglio, parla prima, se è possibile, perché, se apri il cuore spalancandolo bene, non sarai sconfitto.

Amici di Dio. Omelie, Ares, Milano 1992, pp. 212-213
Come il Padre…, vol. I, Donati a Dio, in ascolto di Lui

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Ciascuno un modello

Sia il contadino che ara la terra innalzando di continuo il suo cuore a Dio, sia il falegname, il fabbro, l'impiegato, l'intellettuale - ogni cristiano, insomma -, tutti devono essere un modello per i loro colleghi, senza orgoglio, perché è ben chiara nelle nostre anime la convinzione che soltanto facendo affidamento su di Lui saremo vittoriosi: noi, "da soli", non possiamo neppure sollevare da terra un filo di paglia (Gv 15, 51).
Pertanto, ciascuno nel suo lavoro, nel posto che occupa nella società, deve sentirsi obbligato a fare un lavoro di Dio, che semini dappertutto la pace e la gioia del Signore.
«Il cristiano perfetto porta sempre con sé la serenità e la gioia. Serenità, perché si sente alla presenza di Dio; gioia, perché si sente circondato dai Suoi doni. In tal caso il cristiano è davvero un personaggio regale, un santo sacerdote di Dio» (Clemente Alessandrino).

Tra le braccia del Padre, Marietti, Genova 2000, p. 59
Come il Padre…, vol. II, Testimoni prima che maestri


Giullari di Dio

Non m'importa dirvi che il Signore, in certe occasioni, mi ha concesso molte grazie; di solito, però, vado contropelo. Seguo il mio piano, non perché mi attrae, ma perché devo farlo, per Amore.
«Ma, Padre, si può fare la commedia con Dio? Non è ipocrisia?». Stai tranquillo: per te è venuto il momento di recitare una commedia umana davanti a uno spettatore divino. Persevera, perché il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo contemplano la tua commedia; fa' tutto per amor di Dio, per fargli piacere, anche se ti costa.
Che bella cosa essere giullare di Dio! Che cosa buona recitare la commedia per Amore, con sacrificio, senza cercare la soddisfazione personale, per piacere a Dio nostro Padre, che gioca con noi! Mettiti di fronte al Signore e confidagli: «Non ho nessuna voglia di fare la tal cosa, tuttavia la offrirò per Te». Poi falla davvero, anche se pensi che sia una commedia.
Benedetta commedia! Ti assicuro che non è ipocrisia, perché gli ipocriti hanno bisogno di pubblico per la loro messinscena.

Tra le braccia del Padre, Marietti, Genova 2000, pp. 32-33
Come il Padre…, vol. III, Sacerdoti e… vittime

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Fragilità senza scoraggiamento

È palese la necessità di invocare senza tregua, con fede forte e umile: «Signore non fidarti di me. Io sì, mi fido di te». E nel presagire nell'anima l'amore, la compassione, la tenerezza con cui Cristo Gesù ci guarda - perché Lui non ci abbandona - comprenderemo in tutta la loro profondità le parole dell'Apostolo: «Virtus in infirmitate perficitur» (2Cor 12,9); confidando nel Signore, nonostante le nostre miserie - anzi, con le nostre miserie -, saremo fedeli a Dio nostro Padre; risplenderà il potere divino e ci sarà di sostegno nella nostra fragilità. (...)

Se ti accorgi che non ce la fai, per qualsiasi motivo, digli, abbandonandoti in Lui: «Signore, confido in Te, mi abbandono in Te, ma Tu aiuta la mia debolezza!».
Pieno di fiducia, ripetigli: «Guardami, Gesù, sono uno straccio sporco; l'esperienza della mia vita è tanto triste, non merito di essere tuo figlio». Diglielo... ; e diglielo molte volte.
Non tarderai a sentire la sua voce: «Ne timeas!» non avere paura! oppure: «Surge et ambula!» - alzati e cammina!

Tra le braccia del Padre, Marietti, Genova 2000, pp. 19, 46
Come il Padre…, vol. III, Sacerdoti e… vittime

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Cristo colma i nostri zeri

La virtù della speranza - che consiste nella sicurezza che Dio ci governa con la sua previdente onnipotenza e che ci dà i mezzi di cui abbiamo bisogno - ci dice la continua bontà del Signore verso gli uomini - verso di me, verso di te -, sempre disposto ad ascoltarci, perché Lui mai si stanca di ascoltare.
Gli interessano le tue gioie, i tuoi successi, il tuo amore, e anche le tue angustie, il tuo dolore, i tuoi insuccessi. Perciò, non sperare in Lui solo quando ti imbatti nella tua debolezza; rivolgiti al tuo Padre del Cielo nelle circostanze favorevoli e nelle avverse, ricorrendo alla sua misericordiosa protezione. La certezza della nostra nullità personale - non si richiede una grande umiltà per riconoscere tale realtà: non siamo altro che un mucchio di zeri - si cambierà in fortezza irresistibile, perché alla sinistra di tanti zeri ci sarà Cristo, e ne risulterà una cifra immensa: «Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura?» (Sal 26,1).

Tra le braccia del Padre, Marietti, Genova 2000, pp. 47-48
Come il Padre…, vol. IV, Per una nuova umanità


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