II Settimana di Quaresima


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In cammino verso la Pasqua

Meditazioni quotidiane ispirate alla liturgia di ogni giorno
di fr. Tarcisio Luigi Colombotti ofm


II Settimana di Quaresima

     Domenica
     Lunedì
     Martedì
     Mercoledì
     Giovedì
     Venerdì
     Sabato



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II domenica di Quaresima

Nei giorni della creazione Dio e l'uomo condividevano lo stesso giardino di Eden, il loro rapporto era dialogico e strettamente personale, vivevano in profonda comunione e dopo il primo peccato si snoda una storia nella quale Dio si rende presente per condurre gradualmente l'uomo alla salvezza. Esse si compie in Cristo per cui san Paolo può dire: "Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia".
All'inizio la vocazione dell'uomo era quella di coltivare e custodire il giardino di Eden. Quali maschio e femmina dove l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne, la coppia umana riceveva la missione della fecondità.
Nella redenzione la coppia feconda può realizzare la chiamata ad una vocazione santa secondo il progetto e la grazia delle origini. Con quel progetto Dio ci voleva suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. Sono le meraviglie di un Dio creatore che è Padre e che non solo ci fa partecipi del dono dell'esistenza, della vita, ma anche ci vuole dentro la sua stessa sfera divina facendoci suoi figli adottivi in Cristo.
Si tratta di un progetto stupendo che fa della storia dell'uomo con Dio una storia di salvezza la cui trama si tesse tutta e solo sulla fede. Essa inizia con la vocazione di Abramo quando il Signore gli disse: "Vàttene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò". La bellezza esemplare di Abramo è la sua fede indiscussa in quella parola e Dio non lo abbandonerà mai. È Lui infatti il sovrano di tutto, Lui che guida nel deserto, Lui che conosce la mèta. Dio guidò il popolo per la strada del deserto verso il Mare Rosso. L'uomo si deve solo consegnare percorrendo il cammino sul quale Dio lo conduce. Nell'AT si ritrova protagonista di una traversata grandiosa ed indimenticabile; nel NT si ritrova sulla cima di un monte sul quale vede Dio, l'Invisibile e non sa dire altro che: "Signore, è bello per noi essere qui! È l'esperienza dell'eternità nel tempo, del celeste nel terrestre, del divino nell'umano dove Dio e l'uomo passeggiano insieme alla brezza del giorno, nudi ma senza vergogna perché ormai definitivamente salvati. Non c'è il Signore che domanda: "Dove sei?", ma che presenta suo Figlio e ammonisce l'uomo di ascoltarlo: "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo".
È tempo di Quaresima, tempo di più abbondante proposta della Parola di Dio e dunque tempo privilegiato di ascolto. Ascoltare la Parola vuol dire permettere al progetto di Dio di realizzarsi ed essere beati. E allora percorriamo senza esitazione questa via beatitudinis per cantare già ora il cantico dei redenti che la Notte di Pasqua risuonerà nelle assemblee liturgiche del mondo intero.

Preghiamo. O Dio, che ci hai detto di ascoltare il tuo amato Figlio, nutri la nostra fede con la tua parola e purifica gli occhi del nostro spirito, perché possiamo godere la visione della tua gloria. Per Cristo nostro Signore.


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II settimana di Quaresima: Lunedì

Abbiamo seguito l'ordine del Signore, abbiamo intrapreso la via del deserto felici di vederLo camminare davanti a noi. Ma la curiosità di voltarsi per rivedere cosa abbiamo lasciato a confronto dell'ignoto che ci sta davanti, può fare spazio a paure tormentose e indurci a ritornare sui nostri passi. "Gli Israeliti alzarono gli occhi ed ecco, gli Egiziani …dietro di loro! Allora ebbero grande paura e gridarono al Signore. E dissero a Mosè: «…perché ci hai portati a morire nel deserto? è meglio per noi servire l'Egitto che morire nel deserto!»".
È l'insidiosa tentazione di ritornare ad abitudini schiavizzanti di un tempo rinunciando all'avventura della novità di Dio in noi e nella storia. Anche oggi quando la barca della nostra vita viene sbattuta dal vento impetuoso e dalle onde burrascose, urliamo impauriti: "Maestro, non t'importa che moriamo?". La risposta rassicurante è sempre la stessa: "Non abbiate paura!". Gli apostoli avevano già visto alcuni miracoli di Gesù e potevano bastare queste parole. Agli Egiziani il Signore è più esplicito forse perché si tratta di preparare il popolo al grande evento del passaggio del Mar Rosso e dice: "Non abbiate paura! Siate forti e vedrete la salvezza che il Signore oggi opera per voi; gli Egiziani non li rivedrete mai più! Il Signore combatterà per voi, e voi starete tranquilli".
Fidarsi della Parola vuol dire vedere la salvezza, vuol dire rendersi conto che il Signore combatte per me, vuol dire entrare in una situazione di assoluta tranquillità, vuol dire riconsegnarsi a Lui con una fede più radicata, rocciosa, vuol dire avere più fiducia nei mediatori della sua Parola. "Israele vide la mano potente del Signore: temette e credette in lui e nel suo servo Mosè".
Voltarsi indietro con sguardo nostalgico sul passato è sempre insidioso: puoi diventare una statua di sale come la moglie di Lot e poni fine alla tua avventura, statico, incartapecorito, triste e inoperoso, senza speranza, un vivo morto. Sperimenti la solitudine di chi ha rinunciato a vivere. Che pazzia! Cadi in una simile disavventura quando non ascolti più la voce del Signore che ti esorta a perdonare e tu ti chiudi alla misericordia. Uscirne e ritornare a sperare è possibile. Devi solo riconoscere che a te spetta il peccato e al Signore, nostro Dio, la misericordia e il perdono, ma questo ti raggiunge se anche tu perdoni perché la Parola ti dice: "perdonate e sarete perdonati". A questo punto ritornerai a vivere, riprenderai a camminare. Coraggio: la Pasqua ti attende!

Preghiamo. O Dio, che hai ordinato la penitenza del corpo come medicina dell'anima, fa' che ci asteniamo da ogni peccato per aver la forza di osservare i comandamenti del tuo amore. Per Cristo nostro Signore.


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II settimana di Quaresima: Martedì

Quaresima è tempo di digiuno ma non al punto da morire di fame. Il Signore che ci ha creati vuole che l'uomo viva e come nutre gli uccelli del cielo e i pesci del mare si prende cura anche di noi uomini che, nelle ristrettezze, siamo pronti a criticare e mormorare contro il Signore che è Dio provvido perché Padre. Nel deserto tutta la comunità degli Israeliti mormorò contro Mosè e contro Aronne ed al tramonto Dio li sazia con carne e pane e così finché furono arrivati ai confini del paese di Canaan.
Sorprendente questo Dio che accoglie la mormorazione, la legge come una preghiera e risponde alle attese del suo popolo, non un giorno, non due giorni ma fino a quando entra nella terra della promessa dove scorre latte e miele.
La mormorazione è una critica negativa e calunniosa frutto di scontento e ribellione. Nel rapporto con Dio manifesta sfiducia o scandalo per le sue scelte, come i Farisei con Gesù perché il Maestro alloggia presso i peccatori o perché è presuntuoso nelle sue parole e gesti come la pretesa di poter perdonare. Nei rapporti umani è terribilmente insidiosa perché getta ombre su tutto e su tutti e spesso tramite un parlare ambiguo, il doppio senso, le allusioni maliziose. È dunque un peccato da combattere, di cui pentirsi certi di trovare davanti a noi solo il Padre che accoglie e perdona. "Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve".
Se Dio accoglie la mormorazione e la interpreta come una preghiera perché non imparare da Lui a trasformare il male in bene e nella provocazione della mormorazione smascherare la calunnia e la visione negativa della situazione giudicandola alla luce della Parola di Dio, unico parametro di confronto del discepolo di Gesù? Riscoprendo la bellezza del progetto di Dio e della sua volontà si passa dalla mormorazione alla lode perché il nostro cuore non si è lasciato contaminare dal male. Il Signore Dio che ci ascolta vedrà la nostra purezza, verità, semplicità e apertura alla sua volontà e quando Lo pregheremo riverserà su di noi la ricchezza dei suoi doni perché "la preghiera che si eleva incontaminata da un cuore fedele, sale come incenso dal santo altare".
Operata questa scelta la nostra sequela di Gesù si esprimerà tutta nel servizio ai fratelli perché, fissando i nostri occhi sul Maestro abbiamo appreso la via della vera grandezza come ci annuncia la sua parola: "Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo".

Preghiamo. Custodisci, o Padre, la tua Chiesa con la tua continua benevolenza, e poiché, a causa della debolezza umana, non può sostenersi senza di te, il tuo aiuto la liberi sempre da ogni pericolo e la guidi alla salvezza eterna. Per Cristo nostro Signore.


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II settimana di Quaresima: Mercoledì

L'uomo e Dio si incontrano in una comune esigenza: la sete. L'uomo ha sete di acqua naturale che dia sollievo alla sua bruciante arsura. È il caso del popolo di Dio che, giunto a Meriba bruciato dal caldo del deserto grida ai capi e al Signore: "Dateci acqua da bere!". È spossante camminare nel deserto sotto il sole cocente e non avere acqua per dissetarti. Lì capisci la preziosità del dono dell'acqua e che cosa significhi essere arsi dalla sete.
Gesù uomo-Dio parte dalla sete naturale e dice alla donna: "Dammi da bere", ma la sua sete, la sete di un Dio è di un ordine diverso ed è orientata alla salvezza totale dell'uomo; è sete di anime. Infatti dice ancora alla donna: "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere! ", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva". Quando Gesù dirà: "Ho sete!" dall'alto della croce sarà chiara che la sua sete è del tutto spirituale, sete di anime, sete dell'uomo convertito perché sia perdonato.
Gesù aveva ben chiaro che la sua missione sulla terra era un servizio in riscatto di molti. La sua sete è sempre attiva e bruciante verso l'uomo da salvare, non così viceversa. La nostra sete più spesso è curvata sulle cose materiali e non è mai appagata. Anzi pur di stare dentro la realtà del terrestre, del consumismo fino ad essere abbagliati dalle cose ormai divenute un idolo, siamo disposti a mettere a tacere non solo la nostra coscienza e le più belle ispirazioni spirituali, ma anche a zittire i profeti che ci dicono la Parola che salva. Di Geremia progettavano: "Venite, colpiamolo per la sua lingua e non badiamo a tutte le sue parole". A Pilato i Giudei gridarono: "Crocifiggilo!". Ma il Signore, perché è Dio, va oltre ogni resistenza e rifiuto e non solo continua a gridare: "Ho sete!", ma si lascia squarciare il cuore che, trafitto, ci offre acqua e sangue, cioè con i sacramenti che ci salvano.
Del popolo antico nel deserto Paolo scrive: "tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo. Alla donna Samaritana aveva manifestato apertamente la sua sete di anime; alla croce Gesù e l'uomo soddisfano pienamente la loro sete e l'arsura di Dio e dell'uomo si placano. Quella dell'uomo però può tornare a rivolgersi alle cose materiali che non salvano, per cui è necessario tenere gli occhi fissi sul Crocifisso per essere bruciati dalla sua stessa sete, dalla brama della salvezza. E guardando Lui veniamo educati a distogliere il nostro sguardo dagli idoli. Così l'azione di Dio sul popolo antico con la quale "Voleva educare il popolo portato continuamente a tornare agli idoli". come ci insegna S. Ireneo, continua nella storia dal Figlio crocifisso e chi Lo guarda è salvato dal morso velenoso della tentazione.

Preghiamo. Sostieni sempre, o Padre, la tua famiglia nell'impegno delle buone opere; confortala con il tuo aiuto nel cammino di questa vita e guidala al possesso dei beni eterni. Per Cristo nostro Signore.


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II settimana di Quaresima: Giovedì

Quando il Signore affida ad un uomo la responsabilità e la guida di una comunità lo affianca anche di collaboratori che lo aiutino nel servizio del governo. Lo stesso Spirito guida l'uno e gli altri così che ci sia unità e comunione tra tutti i capi ed il popolo trovi in essi saggezza, onestà, prudenza e misericordia così da essere segno visibile di Dio Padre e Pastore. Così accadde a Mosè perché non fosse oberato da un lavoro troppo oneroso: "Il Signore prese lo spirito che era su Mosè e lo infuse sui settanta anziani e li costituì alla testa del popolo".
La necessità di non essere soli nel governo di istituzioni importanti è ancor più evidente rispetto alla famiglia. Essa ha origine nell'uomo e nella donna che, lasciate le loro case, si uniscono e i due saranno una carne sola. Con il crescere della famiglia il padre e la madre si sostengono a vicenda nel gestire la vita comune in ragione della corresponsabilità e del mutuo aiuto che si devono dare non cedendo a deleghe in nessun campo: sarebbe un fuggire dalla propria missione. Lo Spirito Santo che pone il sigillo nell'atto del sacramento nuziale continuerà ad agire negli sposi perché la comunione e l'unità che è nata sul fondamento dell'amore naturale si esprima a tutti i livelli nel dipanarsi della vita. E saranno tanto più benedetti quanto più confideranno nel Signore e, nella famiglia, regnerà il timore di Dio. Dice S. Ilario che "il timore del Signore lo si comincia ad apprendere con l'osservanza dei comandamenti, con le opere di una vita innocente, e con la conoscenza della verità".
Verranno momenti di crisi e di difficoltà che sembreranno avvolgere tutto nel buio; è il momento di ritornare alla Parola per avere luce e forza come insegna la parabola del ricco epulone: "Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui replicò: No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti".

Preghiamo. O Dio, che ami l'innocenza, e la ridoni a chi l'ha perduta, volgi verso di te i nostri cuori e donaci il fervore del tuo Spirito, perché possiamo esser saldi nella fede e operosi nella carità. Per Cristo nostro Signore.


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II settimana di Quaresima: Venerdì

Dopo la creazione ed il primo peccato Dio non cessa di essere il Dio dell'incontro e del dialogo. Così sul Monte Sinai il Signore era sceso nel fuoco e davanti al popolo che in antecedenza Mosè fece purificare, avviene l'incontro, il primo, il più sconvolgente, l'indimenticabile al popolo di Israele che vedeva il monte tutto fumante e tremare mentre Mosè parlava e Dio gli rispondeva con voce di tuono. In quell'incontro Dio consegna a Mosè e al popolo le Dieci Grandi Parole. Dice S. Ireneo: "Dio predisponeva, per mezzo del decalogo, l'uomo alla sua amicizia e alla concordia con il prossimo".
Da questi avvenimenti si rileva che, per incontrare il Signore, è necessaria una condizione preliminare: la purificazione. Impuro è colui che non osserva la Legge e chi non è puro non può incontrare Dio, si nasconde e davanti a Lui ha paura. "Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto".
L'orante del salmo è bramoso di salire il monte del Signore, stare in dialogo con Lui, alla sua presenza e s'interroga: "Chi salirà il monte del Signore, chi starà nel suo luogo santo? Chi ha mani innocenti e cuore puro". Gesù ci assicura che il puro di cuore è un uomo beato perché vede Dio. Come non desiderare l'incontro?
Nella coscienza di Israele la purezza di cuore si accompagna sempre alla giustizia, alla santità e colui che vive in questa situazione gode della bontà di Dio. Questa esperienza che dà gioia e pace all'uomo giusto diventa contenuto stupito della sua preghiera: "Quanto è buono Dio con i giusti, con gli uomini dal cuore puro!". Ormai in lui tutto è vivificante e nel suo cuore ci sono solo pensieri e desideri di vita perché ha incontrato Colui che è, Colui che esiste ed è Vita. Quando questo Dio, il Vivente, si incarna e fissa la sua dimora tra noi uomini si presenta al mondo come Colui che è Vita: "Io sono la risurrezione e la vita!". Stare con Dio vuol dire proprio stare con la Vita, addirittura possedere la Vita, quella eterna. Ed è così amante della vita che aveva dato un Comandamento: Non uccidere! Ma l'antico serpente è sempre in agguato e poiché è padre della menzogna, prima ti illude dicendoti: "Non morirai affatto!". E poi ti induce all'omicidio. "Eccolo! È arrivato il signore dei sogni! Orsù, uccidiamolo e gettiamolo in una cisterna!".
Lo stesso Figlio di Dio sarà vittima di un rifiuto perverso che lo condurrà alla morte. Tutto un popolo griderà: "Crocifiggilo! Crocifiggilo!". Ma Lui il Signore della Vita vince la morte e compie le Scritture che dicevano: "La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d'angolo". Mistero impenetrabile! Ma la sua morte ha aperto all'uomo la via per vedere Dio, incontrarlo ed essere beati.
Quaresima è tempo nel quale saliamo al monte del Signore, tempo di purificazione e di scelte di vita, cammino che ci prepara alla beatitudine dell'incontro con il Risorto: non rallentiamo il nostro passo perché il giorno della Redenzione è vicino.

Preghiamo. Dio onnipotente e misericordioso, concedi ai tuoi fedeli di essere intimamente purificati dall'impegno penitenziale della Quaresima, per giungere con spirito nuovo alle prossime feste di Pasqua. Per Cristo nostro Signore.


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II settimana di Quaresima: Sabato

Al di là dell'apoteosi grandiosa nella quale la Legge è consegnata a Mosè sul monte, rimane la forza intrinseca a quei comandi che trascrivono in caratteri visibili su pietra ciò che ogni uomo sente risuonare nella sua coscienza. Davanti a tanta bellezza della Legge il pio israelita, stupito e commosso, prega: "La legge del Signore è perfetta, rinfranca l'anima; la testimonianza del Signore è verace, rende saggio il semplice; i comandi del Signore sono limpidi, danno luce agli occhi".
Ormai si è accesa sull'intera umanità una luce che rischiara il cammino, per cui ogni uomo e donna sanno dove dirigere i loro passi per vivere nella pace del cuore ed in relazioni serene con i fratelli. Nel Nuovo Testamento avviene un salto di qualità: si passa dalla norma scritta in base alla quale conosci se cammini nella verità o nelle tenebre alla sequela di una Persona, il Figlio di Dio-Uomo, ormai norma di vita per i cristiani. Ora Cristo è la Legge, la Verità, la Via, la Vita dell'uomo. Per questo sant'Ambrogio ci dice: "Ormai non viviamo più la nostra vita, ma la vita di Cristo, vita di castità, di semplicità e di tutte le virtù. Siamo risorti con Cristo, viviamo dunque in lui, ascendiamo in lui perché il serpente non possa trovare sulla terra il nostro calcagno da mordere".
Purtroppo anche nella vigilanza più attenta è sempre possibile lo smarrimento, mettere il piede fuori strada e offrire il calcagno al serpente. E ci ritroviamo nelle tenebre del peccato, nel dramma della lontananza da Dio e sentiamo tutto la pena della nostra fragilità, pieni di paura e di nuovo incapaci di assumerci le nostre responsabilità. In questi frangenti si sente più forte e limpida la voce martellante di Dio che ci chiede: "Dove sei?". La vergogna di venire allo scoperto blocca ogni nostra decisione e la paura mista all'orgoglio vorrebbero impedirci di cedere all'amore. Perché non ritornare dal Padre, da Colui che ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio? Quante volte in Quaresima riecheggia l'invito: "Ascoltate la voce del Signore, non indurite il vostro cuore!". Il profeta Michea ti rivela tutto il calore dell'amore di Dio per te e ti dice una parola alla quale non puoi resistere: "Egli non serba per sempre la sua ira, ma si compiace di manifestare il suo amore. Egli tornerà ad avere pietà di noi, calpesterà le nostre colpe".
Signore, convertimi e fammi tornare a Te con tutto il cuore perché so che mi ami nel più profondo delle tue viscere e vuoi solo la pienezza di comunione tra tutti perché tutti siamo stati riconciliati in Cristo, tuo Figlio. E devo tornare a Te anche quando mi credo giusto e disprezzo i fratelli perché la presunzione non distrugga la comunione.
Com'è consolante quando ti vedo alle prese per educarmi all'accoglienza del fratello peccatore perché nessuno davanti a te è giusto, e mi dici: "Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato".

Preghiamo. O Dio, che per mezzo dei sacramenti ci rendi partecipi del tuo mistero di gloria, guidaci attraverso le esperienze della vita, perché possiamo giungere alla splendida luce in cui è la tua dimora. Per Cristo nostro Signore.



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