Tempo ordinario (A) [2] - 2017


Parola che si fa vita

Commenti e Testimonianze sulla Parola (da Camminare insieme)

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"Parola-sintesi" proposta per ogni domenica,
corredata da un commento e da una testimonianza.


Santissima Trinità (11 giugno 2017)
Dio ha tanto amato il mondo (Gv 3,16)

Corpus Domini (18 giugno 2017)
Io sono il pane vivo (Gv 6,51)

12a domenica del tempo ordinario (25 giugno 2017)
Non abbiate paura (Mt 10,31)

13a domenica del tempo ordinario (2 luglio 2017)
Chi accoglie voi accoglie me (Mt 10,40)

14a domenica del tempo ordinario (9 luglio 2017)
Io sono mite e umile di cuore (Mt 11,29)

15a domenica del tempo ordinario (16 luglio 2017)
Il seminatore uscì a seminare (Mt 13,3)

16a domenica del tempo ordinario (23 luglio 2017)
Lasciare che la zizzania e il grano crescano insieme (Mt 13,30)

17a domenica del tempo ordinario (30 luglio 2017)
Vende tutti i suoi averi e compra quel campo.(Mt 13,44)

Trasfigurazione del Signore (6 agosto 2017- 18a dom. del t. o.)
E fu trasfigurato davanti a loro (Mt 17,2)

19a domenica del tempo ordinario (13 agosto 2017)
Coraggio, sono io, non abbiate paura! (Mt 14,27)

Assunzione della Beata Vergine Maria (15 agosto 2017)
L'anima mia magnifica il Signore (Lc 1,46)

20a domenica del tempo ordinario (20 agosto 2017)
Pietà di me, Signore, figlio di Davide (Mt 15,22)

21a domenica del tempo ordinario (27 agosto 2017)
Ma voi, chi dite che io sia? (Mt 16,15)

22a domenica del tempo ordinario (3 settembre 2017)
Se qualcuno vuol venire dietro a me… (Mt 16,24)

23a domenica del tempo ordinario (10 settembre 2017)
Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro (Mt 18,20)

24a domenica del tempo ordinario (17 settembre 2017)
Il padrone ebbe compassione di quel servo (Mt 18,27)

25a domenica del tempo ordinario (24 settembre 2017)
Andate anche voi nella mia vigna (Mt 20,7)

26a domenica del tempo ordinario (1° ottobre 2017)
…ma poi si pentì e vi andò (Mt 21,41)

27a domenica del tempo ordinario (8 ottobre 2017)
Darà la vigna ad altri contadini (Mt 21,41)

28a domenica del tempo ordinario (15 ottobre 2017)
Venite alle nozze! (Mt 22,4)

29a domenica del tempo ordinario (22 ottobre 2017)
Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio (Mt 22,21)

30a domenica del tempo ordinario (29 ottobre 2017)
Amerai il Signore Dio tuo… e amerai il tuo prossimo (Mt 22,37.39)

Tutti i Santi (1° novembre 2017)
Gesù si mise a parlare e insegnava loro (Mt 5,2)

31a domenica del tempo ordinario (5 novembre 2017)
Voi siete tutti fratelli (Mt 23,8)

32a domenica del tempo ordinario (12 novembre 2017)
Ecco lo sposo! Andategli incontro! (Mt 25,6)

33a domenica del tempo ordinario (19 novembre 2017)
Prendi parte alla gioia del tuo padrone (Mt 25,21)

Cristo Re - 34a domenica del tempo ordinario (26 novembre 2014)
L'avete fatto a me (Mt 25,40)




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Santissima Trinità (11 giugno 2017)
Dio ha tanto amato il mondo (Gv 3,16)

La più grande rivelazione di Dio al mondo è avvenuta in Cristo. Gesù è il nuovo "monte" dell'incontro con Dio, la definitiva e suprema parola che ci è stata rivolta dall'alto. Dio non abita più nella "nube", ma nel Figlio unigenito, perché "chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna". Se Dio entra nel mondo lo fa non "per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato". La sua è una venuta di salvezza che ci rende partecipi della sua vita, del suo amore, della sua forza, della sua luce, della sua comunione. Dio infatti "ha tanto amato il mondo" e questo amore è dono di suo Figlio.
Dio sa che il mondo non può convertirsi finché non conosce l'amore di Dio. E allora ancora una volta Dio si rivolge all'uomo con la sua parola, il Verbo fatto carne: venendo tra noi ci aiuta a riscoprire la grandezza del creato, mostra a ciascuno di noi che siamo immagine di Dio, che in Lui siamo figli. Accogliere Gesù è imparare a fare come Lui.
Quello che darà senso pieno alla nostra vita sarà la capacità di amare. Anche per noi amare significa dare, essere dono. Con quello che si è innanzitutto e con quello che si ha: le nostre capacità, il nostro tempo, le nostre doti, la nostra sensibilità, la nostra storia.

Testimonianza di Parola vissuta

"L'AMORE DI CRISTO CI SOSPINGE"

Ci sono tanti, tanti motivi per cui dovrei rinunciare all'impegno che ho preso di essere catechista nell'Iniziazione Cristiana dei bambini: la fatica che faccio per riuscire a conciliarlo con gli altri impegni che ho: la famiglia, il lavoro. La difficoltà nel preparami perché tante cose non le so neppure io. La difficoltà che ho nel esprimermi con i bambini e la consapevolezza che molte volte quello che cerco di trasmettere proprio non arriva. Il senso di inadeguatezza che ne deriva. L'indifferenza di alcuni genitori. Le incomprensioni e i musi lunghi a casa perché «... non ti sembra di aver già abbastanza robe da fare... pure questa!!!...». Qualche ironia in giro che da fastidio. Ma soprattutto la mia storia personale che so non essere per ora adeguata a questo ruolo... Sono tanti i dubbi e le domande che mi faccio in questo periodo. Ma adesso che ho sentito il calore, l'amore e la pace che conoscere Gesù mi ha dato, adesso che ho imparato che mi ama per quella che sono... adesso che ho incontrato, grazie a Lui, delle persone con cui mi sento davvero in fraternità... come faccio a non cercare di farlo conoscere ai bambini? È Lui che mi spinge? Penso.... spero di si!

L. D. - Belluno

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Corpus Domini (18 giugno 2017)
Io sono il pane vivo (Gv 6,51)

La vita del Cristo rientra tra i modi seguiti da Dio per dare all'uomo un "nutrimento" diverso. Gesù non ha paura di affermarlo chiaramente: "Io sono il pane vivo, disceso dal cielo". Alla folla che lo cerca perché è stata sfamata, Gesù propone non più un cibo materiale, ma un nutrimento speciale, se stesso come pane che fa vivere in eterno, come esistenza offerta per la vita del mondo. I padri, che mangiarono la manna, morirono. "Chi mangia questo pane vivrà in eterno", perché è un pane che viene da Dio.
Egli è "cibo" che apre prospettive infinite, che comunica una forza nuova, interiore, capace di cambiarci, di inserirci nel mondo stesso di Dio, di farci vivere nella vita quotidiana la vita del regno dei cieli. La sua vita allora diventa la nostra. Il pane non è solamente un nutrimento per la nostra vita, è anche l'espressione migliore che la sostiene. Noi lavoriamo per avere "il pane quotidiano". E Gesù si presenta come il "pane". Egli dona se stesso, la sua vita, la sua carne come nutrimento perché il mondo viva. Solo la vita divina è vita immortale, è vita vera.
Quando ricevo l'Eucaristia, il pane del cielo, Gesù porta in me la sua vita. Se la ricevo nelle giuste condizioni, essa mi trasforma in un altro Gesù, posso anch'io vivere da figlio di Dio e compiere azioni quotidiane che rimangano per sempre. Questo avviene se lascio vivere in me Gesù, se come Lui io divento dono, come Lui passo facendo del bene a tutti.

Testimonianza di Parola vissuta

ERA CLANDESTINO

Avevo assunto Dominic del Marocco, da quattro anni clandestino in Italia. Questo lavoro gli avrebbe dato la possibilità di chiedere il permesso di soggiorno e di mettersi in regola. In attesa di una sistemazione definitiva è stato deciso, d'accordo con i figli, che venisse temporaneamente ad abitare da noi. La sua presenza in casa ci ha aperto orizzonti nuovi. Ci racconta della sua gente, delle sue tradizioni, della sua casa, delle distese di prati, dei suoi cavalli… Si parla anche di Allah e di ciò che di buono e giusto accumuna tutti gli uomini. È proprio vero che la conoscenza profonda, l'accoglienza sincera fanno crollare muri secolari di paura e sospetto.

C. A. - Italia

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12a domenica del tempo ordinario (25 giugno 2017)
Non abbiate paura (Mt 10,31)

Gesù invita ripetutamente i suoi a non temere. Innanzitutto perché valgono molto di più tutte le piccole cose per le quali il Padre mostra accurato interesse. In secondo luogo perché nessun uomo ha il potere di privarli della vita ricevuta dalla Parola. In terzo luogo perché il Regno di Dio, qualunque siano le difficoltà incontrate, è destinato ad essere proclamato ovunque e a giungere al suo compimento.
L'alternativa cristiana al potere della paura si chiama fiducia in Dio. Siamo nelle sue mani, nelle mani di un Padre provvidente, di Colui che ha pieno e autentico potere sull'uomo, che si è rivelato nella storia come potenza salvifica, che libera la vita del povero dalle mani dei malfattori.
I discepoli di Gesù potrebbero essere intimoriti a causa dell'annuncio aperto della Parola del Maestro. Il Vangelo infatti non lascia indifferente nessuno poiché è salvezza per chi ha fede e condanna per chi lo rifiuta.
Gesù dice anche il motivo del non aver paura. Perché gli uomini non decidono della vita e della sorte dei discepoli del Signore; mai possono spezzare la comunione con Dio al quale appartiene la destinazione definitiva e compiuta di un'esistenza. Chi predica il vangelo è custodito dal Signore. Questa pagina è quindi un invito alla confidenza e all'abbandono fiducioso alle mani e al cuore di Dio, che per ciascuno è Padre: possiamo fidarci e affidarci alla sua presenza onnipotente e provvida.

Testimonianza di Parola vissuta

GUARDARE LA VITA CON OCCHI NUOVI

Joelma è una mamma brasiliana. Ha tre figli (una giovane di vent'anni, un ragazzo di undici e una bambina di sei). Quando rimane di nuovo incinta i medici le dicono che la gravidanza sarà molto difficile, che il bambino potrebbe morire durante la gestazione oppure nascere con gravissimi problemi fisici e mentali.
Joelma è sola, l'unico che le sta vicino sono io, ma dall'Italia. Disperata, all'inizio vorrebbe abortire, anche se le sue convinzioni sono sempre state in favore della vita. Ne parliamo e, a poco a poco, Joelma decide di volere il bambino.
La gravidanza è difficile e dolorosa e dopo cinque mesi deve sottoporsi ad un intervento chirurgico per diminuire il rischio di malformazioni nel bambino, quando nascerà. Decide di chiamarlo João Pedro. Ma un mese prima della nascita il piccolo muore. Al momento della sepoltura al cimitero Joelma è totalmente sola. Pochi giorni fa mi ha confidato: «Nonostante tutto, tenerlo è stata una vittoria. Ancora adesso al centro ginecologico alcune infermiere mi dicono che sono matta, perché ho portato avanti la gravidanza. Ma oggi sono stata al cimitero e mai mi sono sentita così amata: sembrava che João Pedro mi accarezzasse.
Sono rimasta lì più di quattro ore, ho tolto l'erba, ho pregato. È stato molto bello. Immaginavo che seppellirlo sarebbe stata la cosa più dolorosa, ma sapere dove trovarlo, avere un posto dove andare, mi dà un senso e la nostalgia si addolcisce».

T.M.

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13a domenica del tempo ordinario (2 luglio 2017)
Chi accoglie voi accoglie me (Mt 10,40)

Ciò che ci è stato donato mediante il battesimo è necessario che diventi comportamento di vita. Le opere del cristiano devono essere testimonianza di vita. Occorre per questo realizzare tutta una serie di distacchi e di rapporti nuovi. Distacchi da tutto ciò che vorrebbe diventare un assoluto nella nostra vita, un idolo, o anteporsi al seguire Gesù. E rapporti nuovi: con i messaggeri della Parola di Dio, con i profeti, con i piccoli, i poveri e gli oppressi. Sono coloro che, perché scomodi o perché indifesi, di solito cerchiamo di eliminare o di sfruttare. Li dobbiamo invece accogliere, cioè è necessario solidarizzare con loro: questo è il modo di incontrare Cristo, di essere suoi discepoli, di fare opere di vita.
Anche il più piccolo gesto di umanità ha il suo significato, per questo non va tralasciato.
La rinuncia a costruirsi una vita propria per perderla invece per Cristo e per gli altri è l'unico modo per realizzare la nostra esistenza. Vivere è amare e amare è fare dono della vita. La vita non si può trattenere, ma è donandola per amore di Gesù che si realizza pienamente. E quando uno si dona diventa come Gesù, il Figlio affidato alle mani dei fratelli. E chi accoglie colui che è mandato da Gesù, accoglie Gesù stesso.
L'accoglienza è un termine divenuto urgente ai nostri giorni segnati dalle tante porte chiuse. Il Signore è il primo ad accoglierci. E sul modello del Signore il credente sente come impegno fondamentale l'ospitare. Tutta la Parola di Dio è punteggiata di accoglienze. Un'accoglienza fatta di piccole cose, di questioni e attenzioni quotidiane; che è una sfaccettatura dell'impegno fondamentale del cristiano, quello dell'amore. E l'accoglienza diverrà dono reciproco, osmosi, scambio di valori, arricchimento vicendevole.

Testimonianza di Parola vissuta

NEL PROSSIMO INCONTRIAMO DIO

Una volta ho saputo che uno dei miei colleghi al lavoro era nel bisogno, e proprio con questa persona io ero in conflitto continuo a causa della diversità di opinioni riguardo alla situazione politica attuale e non avevo speranza che un giorno il nostro rapporto potesse migliorare.
Penso che tutti noi abbiamo sperimentato come, nelle circostanze che stiamo vivendo, i sentimenti negativi possano superare i sentimenti umani; gli amici diventano nemici; figurarsi poi i colleghi di lavoro! Senza pensarci tanto, non ho esitato ad assicurare a quest'uomo un cesto di cibo abbondante e vestiti per suo figlio neonato e stiamo cercando di trovare i soldi per l'affitto di una casa, perché lui si è dovuto spostare tante volte dalla sua zona.
Questa è solo una piccolissima esperienza per dire come il fratello sia la strada ricca per uscire da noi stessi. È lui che ci fa sentire la nostra umanità e ci fa anche avvertire la presenza di Dio dentro di noi e dentro ogni persona umana.

R.A. - Aleppo

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14a domenica del tempo ordinario (9 luglio 2017)
Io sono mite e umile di cuore (Mt 11,29)

Le letture odierne descrivono alcune caratteristiche fondamentali di Gesù come Messia: egli porta pace e giustizia perché libera da ogni potere opprimente, proponendosi come il liberatore.
Gli scribi e i farisei che spesso si dichiaravano gli unici interpreti della Legge e della Tradizione, si erano accaparrati il monopolio delle coscienze, che gestivano con severità, ignari che il mistero di Dio si rivelava nell'umiltà e nella povertà dei piccoli. Gesù invece, ben consapevole di questo, ringrazia il Padre e vuole rendere coscienti tutti di questo fatto. Egli stesso si ritrova con i peccatori, si rivolge agli oppressi dal duro giogo delle Legge, raduna attorno a sé non i saggi e i giusti, ma gli incapaci di osservare le minute prescrizioni e i poveri.
Al posto dell'insopportabile peso della Legge, dell'oppressivo potere dei suoi interpreti, propone il proprio giogo, facile da portare, recante ristoro: è il comandamento dell'amore. E Gesù si propone come modello: io sono mite e umile di cuore.
Gesù mostra a noi la "tenerezza" di Dio, è il "volto della misericordia" del Padre. Gesù non è un tiranno, un maestro duro; è semplice, comprensivo, non ha pretese di dominio sulle coscienze e sulla morale altrui. Per questo possiamo andare da Lui con fiducia, sicuri di trovare comprensione, pace, ristoro. A contatto con Lui senti che non trovi tanto un esempio da imitare, quanto una forza che ti dona la gioia di poter diventare come Lui.
Proviamo in questa settimana ad essere "miti e umili di cuore" per il motivo che siamo figli di un Dio che è amore. Ogni nostra relazione, con Dio e con il prossimo, sia animata da un amore filiale e spontaneo.

Testimonianza di Parola vissuta

NON PERDERE LA CALMA

Mentre prendo la frutta sento che il negoziante Alfredo si sta lamentando con una signora anziana: "Mi pagate sempre con gli spiccioli, e oggi, per farmi saltare i nervi, venite con una banconota".
La signora non dice niente. Quando è il mio turno di pagare gli chiedo di aggiungere qualsiasi cosa per arrotondare il conto fino a 10 euro. Alfredo è sorpreso. "Fossero tutti come te" e per dimostrarmi la gratitudine mi regala 10 banane".
Lo saluto ed è contento. Quando torno a casa prendo da una cassettina i tanti spiccioli messi da parte e li porto ad Alfredo.
Non sa cosa dire. Mi dà la corrispondente cifra e mi dice: "La giornata era iniziata male. Mia moglie e i bambini malati, una multa da pagare, un commesso che non vuole più lavorare con me. Grazie per essermi venuto incontro". Allora gli dico che sarebbe bene chiedere scusa alla signora trattata male perché non aveva spiccioli. "Hai ragione, me la son presa con lei senza motivo. Però, vedi se non ci fosse stata lei non avrei potuto sfogarmi con te. Domani la ringrazierò anche per questo!".

T. M.

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15a domenica del tempo ordinario (16 luglio 2017)
Il seminatore uscì a seminare (Mt 13,3)

Dio sparge con abbondanza il "seme" della sua parola: la rivolge ad ogni uomo. I risultati sono però diversi, secondo l'atteggiamento che ognuno assume nei suoi confronti. Le sorti quindi della Parola sono legate anche alla responsabilità umana.
La parola di Dio non è un'imposizione, ma un dono che porta frutto solo se accolto liberamente e con le dovute disposizioni, se trova disponibilità e collaborazione. Non basta ascoltarla: occorre "comprenderla", farla diventare vita. Essa è insidiata da un apprendimento puramente intellettuale, dalla superficialità, dalle difficoltà della vita, dalle ricchezze. Se però viene interiormente accolta e messa in pratica, porta frutti inaspettati. Il raccolto, cioè il cambiamento di vita, è sicuro perché la sua azione è irresistibile.
Che bella è la figura del seminatore: sparge con abbondanza e con generosità, con ostinazione il seme della Parola. Ma è vera questa pagina del Vangelo? Certo, Dio come un papà e una mamma, usa infiniti modi per rivolgersi a noi suoi figli. Non ci parla solo attraverso la Parola per eccellenza che è la Sacra Scrittura. Ci parla con quel fatto, ci mette davanti quella persona, ci dona quell'ispirazione, ci rivolge la sua parola attraverso la Chiesa, in particolare i pastori. Ci dona soprattutto lo Spirito Santo che ci fa cogliere nella vita i vari messaggi che Dio ci rivolge. Apriamo il nostro cuore all'ascolto e chiediamo che le parole rivolteci da Dio trovino in noi un terreno fertile che porta frutto.

Testimonianza di Parola vissuta

VEDERE E TOCCARE GESÙ

«Avevo in programma una settimana di vacanze con un mio amico sacerdote, per riposarci e conoscere un nuovo ambiente, ma soprattutto per stare insieme da veri fratelli. È nata l'idea di offrire ai giovani la possibilità di stare con noi. Sono venuti in 10, ragazzi e ragazze, delle nostre due parrocchie, quasi tutti non praticanti, ma nostri veri amici. Quasi automaticamente hanno cominciato a vivere come noi: l'uno per l'altro e nessuno per se stesso. Superando con facilità, quasi senza accorgersene, i propri limiti e i propri gusti, ognuno era spontaneamente disponibile per l'altro. Ed è avvenuto ciò che avevamo desiderato: hanno potuto vedere, toccare Gesù.
Un giovane che poche settimane prima affermava di non riuscire ad immaginarsi che Dio potesse esistere, diceva: "Mi sembrava che qualcuno, penso Gesù, si aggiungesse al nostro gruppo dicendo: ci sto anch'io nel dare la vita per voi". In seguito, l'amore come ce lo propone Gesù nel Vangelo è diventato sempre più l'ideale e la vita di questi giovani che, con sorpresa, si sono ritrovati cristiani vivi, parte della Chiesa.
Col tempo si sono aggiunti altri, compagni di scuola e amici, portando sempre una nuova ricchezza di idee e dando vita ad iniziative varie non solo per i giovani ma anche per i bambini. A questo punto scoprivano la spiritualità dell'unità come una sorgente di luce per andare in profondità e tradurre il Vangelo in vita e nasceva tra noi una vera comunione. Vedevo fiorire un pezzo di Chiesa viva per la presenza del Risorto tra noi».

giovane sacerdote svizzero

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16a domenica del tempo ordinario (23 luglio 2017)
Lasciare che la zizzania e il grano crescano insieme (Mt 13,30)

Dio dà a tutti, buoni e cattivi, la possibilità di crescere. Interverrà solo alla fine. Gesù illustra questa logica divina con la parabola del buon grano e della zizzania.
Mentre noi vorremmo vedere il male subito estirpato, Dio lo lascia crescere assieme al bene. Dio non ha fretta, sa attendere, sa rispettare i tempi della crescita. Non è debolezza, ma pazienza che salva: a tutti offre la possibilità di convertirsi. Infatti, oltre ad essere difficile distinguere il male dal bene, queste realtà si annidano nell'intimo di ognuno. Non possiamo quindi essere precipitosi, fare delle discriminazioni premature, catalogare gli altri in buoni e cattivi. È compito riservato solo a Dio e che egli realizzerà a tempo opportuno.
Il corso della storia non è segnato solo dalla presenza della grazia di Dio, ma anche dalle potenze del male. La loro presenza non deve scandalizzare, come non deve spaventare l'attuale irrilevanza del bene. Si tratta di avere pazienza e fiducia, imitando l'atteggiamento divino. Prendiamo coscienza della presenza del male nel mondo, nella Chiesa e nell'intimo di ognuno: è una realtà innegabile. Ma come Dio, siamo pazienti e comprensivi: Dio non stronca, non condanna, ma stimola alla conversione.
Facciamo crescere il bene in noi e attorno a noi e diminuirà lo spazio per la zizzania, per il male. Ricordiamoci di essere e sale e lievito e luce. Come Gesù. Testimoniamo la forza operante della parola amando il prossimo coi fatti: questo è il superamento del male.

Testimonianza di Parola vissuta

ESSERE PRONTI A DARE LA VITA

Da oltre un anno è in atto una violenta guerra civile, intere comunità che hanno convissuto pacificamente per secoli sono scosse da contrasti e costrette a nascondersi o fuggire. Mesi fa il territorio in cui si trova la parrocchia di don N. G. è stato assalito da ribelli di estrazione musulmana ed egli aveva accolto più di 500 cristiani. Poi sono sopraggiunti e hanno avuto il sopravvento ribelli di estrazione cristiana. Sono stati allora centinaia di musulmani a cercare rifugio nella stessa parrocchia. Più volte don N. G. che li ha accolti e difesi, è stato preso e minacciato dalle milizie cristiane, tanto che gli altri sacerdoti del luogo suggerivano di andar via. "Anch'io avevo molta paura, ma guardando a Gesù mi sono detto: questo è il momento di dare la vita; devo essere pronto a morire piuttosto che venga uccisa una sola persona". Ha quindi scritto il suo testamento ed ha celebrato la messa cosciente che poteva essere l'ultima. Vedendo la sua determinazione, altri due sacerdoti hanno deciso di rimanere sul posto. A un certo punto i ribelli volevano dare alle fiamme la chiesa con tutti i rifugiati. La situazione stava per precipitare, quando all'ultimo momento è arrivato l'esercito regolare e si è evitato il peggio.

Repubblica Centrale Africana, Bangui

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17a domenica del tempo ordinario (30 luglio 2017)
Vende tutti i suoi averi e compra quel campo.(Mt 13,44)

Nella vita quotidiana non bisogna perdersi dietro a tante inezie: occorre individuare la cosa più importante e applicarsi alla sua realizzazione. Secondo Gesù è il regno di Dio per il quale bisogna essere disposti a sacrificare tutto e ad impegnarsi in modo radicale.
Gesù presenta anche a noi il regno di Dio come la realtà più importante, quella che deve catalizzare tutta la nostra esistenza. È un "tesoro", "una perla di grande valore": una volta trovato uno "vende tutti i suoi averi" per comprarlo. Una volta capito che cosa sia, uno lascia tutto per dedicarsi ad esso in modo esclusivo.
Il regno è grazia, offerto in modo del tutto imprevisto, inatteso, come un tesoro che si scopre per caso in un campo. Ma è anche la scoperta di una ricerca insistente e appassionata. Il regno è in grado di capovolgere completamente una vita, di strapparla da tutti i suoi interessi precedenti. Esige però una scelta precisa, radicale, un impegno profondo, incondizionato che porta però gioia perché uno avverte di fare un affare, di aver trovato la cosa che conta, di impegnarsi in valori per cui vale la pena.
A contatto con Gesù l'uomo fa un'esperienza travolgente di incontro con Dio. E il frutto di quell'incontro è la gioia per la grandezza della scoperta. Il mercante non vende tutto per ottenere il regno di Dio, ma solo dopo averlo trovato in modo inatteso vende tutto. Non è il suo sforzo che gli fa incontrare Dio, ma è Dio che bussa alla porta del suo cuore. Dio ci previene sempre: apriamogli quando bussa.

Testimonianza di Parola vissuta

LAVORO IN BANCA

Dopo circa due anni di lavoro in banca ho iniziato ad avere più di qualche scrupolo di coscienza, che mi faceva chiedere sempre più spesso, se ciò che facevo, fosse giusto oppure no. È pur vero che, nella routine lavorativa, nell'andamento che ha sempre caratterizzato un certo modo di fare, tutto sembra normale, ma, nel momento in cui la banca aveva orientato il suo interesse, dal cliente al prodotto, in un'ottica di massimizzazione del profitto, i problemi sono aumentati. E con essi sono aumentati anche i miei scrupoli di coscienza nel seguire un andazzo che poco si adattava al mio modo di vedere, soprattutto nei rapporti con i clienti, con i quali cercavo di tessere rapporti umani veri. È stato un periodo molto difficile nel quale non sapevo cosa fare e ho iniziato a pensare che quello del bancario non fosse il lavoro adatto a me.
Dopo poco tempo, confidando ad una persona questi scrupoli e chiedendo un parere, con sorpresa mi vedo proporre tre soluzioni: 1) adeguarmi senza pormi domande; 2) andarmene cambiando lavoro; 3) restare cercando, nel mio piccolo, di cambiare le cose. Aggiungo anche che le prime due soluzioni non avrebbero risolto il mio problema: adeguarmi avrebbe messo a tacere la mia coscienza fino al punto in cui sarebbe esplosa. Nell'andarmene avrei ritrovato lo stesso problema anche altrove. Ho deciso così di rimanere dov'ero, iniziando a guardare il mio lavoro di sempre, sotto una nuova luce e viverlo secondo una nuova prospettiva.
Mi sono subito reso conto che, lavorare secondo principi di correttezza, di giustizia e di onestà costava, talvolta anche economicamente… Alla fine però, cercando di mettere a frutto la mia professionalità, non solo nei confronti della banca, ma anche verso i colleghi più emarginati, mi sono trovato ad essere me stesso davanti a tutti, senza distinzione di ruoli o gradi.

Giorgio



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