Tempo ordinario (A) [2] - 2017


Parola che si fa vita

Commenti e Testimonianze sulla Parola (da Camminare insieme)

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"Parola-sintesi" proposta per ogni domenica,
corredata da un commento e da una testimonianza.


Santissima Trinità (11 giugno 2017)
Dio ha tanto amato il mondo (Gv 3,16)

Corpus Domini (18 giugno 2017)
Io sono il pane vivo (Gv 6,51)

12a domenica del tempo ordinario (25 giugno 2017)
Non abbiate paura (Mt 10,31)

13a domenica del tempo ordinario (2 luglio 2017)
Chi accoglie voi accoglie me (Mt 10,40)

14a domenica del tempo ordinario (9 luglio 2017)
Io sono mite e umile di cuore (Mt 11,29)

15a domenica del tempo ordinario (16 luglio 2017)
Il seminatore uscì a seminare (Mt 13,3)

16a domenica del tempo ordinario (23 luglio 2017)
Lasciare che la zizzania e il grano crescano insieme (Mt 13,30)

17a domenica del tempo ordinario (30 luglio 2017)
Vende tutti i suoi averi e compra quel campo.(Mt 13,44)

Trasfigurazione del Signore (6 agosto 2017- 18a dom. del t. o.)
E fu trasfigurato davanti a loro (Mt 17,2)

19a domenica del tempo ordinario (13 agosto 2017)
Coraggio, sono io, non abbiate paura! (Mt 14,27)

Assunzione della Beata Vergine Maria (15 agosto 2017)
L'anima mia magnifica il Signore (Lc 1,46)

20a domenica del tempo ordinario (20 agosto 2017)
Pietà di me, Signore, figlio di Davide (Mt 15,22)

21a domenica del tempo ordinario (27 agosto 2017)
Ma voi, chi dite che io sia? (Mt 16,15)

22a domenica del tempo ordinario (3 settembre 2017)
Se qualcuno vuol venire dietro a me… (Mt 16,24)

23a domenica del tempo ordinario (10 settembre 2017)
Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro (Mt 18,20)

24a domenica del tempo ordinario (17 settembre 2017)
Il padrone ebbe compassione di quel servo (Mt 18,27)

25a domenica del tempo ordinario (24 settembre 2017)
Andate anche voi nella mia vigna (Mt 20,7)

26a domenica del tempo ordinario (1° ottobre 2017)
…ma poi si pentì e vi andò (Mt 21,41)

27a domenica del tempo ordinario (8 ottobre 2017)
Darà la vigna ad altri contadini (Mt 21,41)

28a domenica del tempo ordinario (15 ottobre 2017)
Venite alle nozze! (Mt 22,4)

29a domenica del tempo ordinario (22 ottobre 2017)
Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio (Mt 22,21)

30a domenica del tempo ordinario (29 ottobre 2017)
Amerai il Signore Dio tuo… e amerai il tuo prossimo (Mt 22,37.39)

Tutti i Santi (1° novembre 2017)
Gesù si mise a parlare e insegnava loro (Mt 5,2)

31a domenica del tempo ordinario (5 novembre 2017)
Voi siete tutti fratelli (Mt 23,8)

32a domenica del tempo ordinario (12 novembre 2017)
Ecco lo sposo! Andategli incontro! (Mt 25,6)

33a domenica del tempo ordinario (19 novembre 2017)
Prendi parte alla gioia del tuo padrone (Mt 25,21)

Cristo Re - 34a domenica del tempo ordinario (26 novembre 2014)
L'avete fatto a me (Mt 25,40)




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Santissima Trinità (11 giugno 2017)
Dio ha tanto amato il mondo (Gv 3,16)

La più grande rivelazione di Dio al mondo è avvenuta in Cristo. Gesù è il nuovo "monte" dell'incontro con Dio, la definitiva e suprema parola che ci è stata rivolta dall'alto. Dio non abita più nella "nube", ma nel Figlio unigenito, perché "chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna". Se Dio entra nel mondo lo fa non "per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato". La sua è una venuta di salvezza che ci rende partecipi della sua vita, del suo amore, della sua forza, della sua luce, della sua comunione. Dio infatti "ha tanto amato il mondo" e questo amore è dono di suo Figlio.
Dio sa che il mondo non può convertirsi finché non conosce l'amore di Dio. E allora ancora una volta Dio si rivolge all'uomo con la sua parola, il Verbo fatto carne: venendo tra noi ci aiuta a riscoprire la grandezza del creato, mostra a ciascuno di noi che siamo immagine di Dio, che in Lui siamo figli. Accogliere Gesù è imparare a fare come Lui.
Quello che darà senso pieno alla nostra vita sarà la capacità di amare. Anche per noi amare significa dare, essere dono. Con quello che si è innanzitutto e con quello che si ha: le nostre capacità, il nostro tempo, le nostre doti, la nostra sensibilità, la nostra storia.

Testimonianza di Parola vissuta

"L'AMORE DI CRISTO CI SOSPINGE"

Ci sono tanti, tanti motivi per cui dovrei rinunciare all'impegno che ho preso di essere catechista nell'Iniziazione Cristiana dei bambini: la fatica che faccio per riuscire a conciliarlo con gli altri impegni che ho: la famiglia, il lavoro. La difficoltà nel preparami perché tante cose non le so neppure io. La difficoltà che ho nel esprimermi con i bambini e la consapevolezza che molte volte quello che cerco di trasmettere proprio non arriva. Il senso di inadeguatezza che ne deriva. L'indifferenza di alcuni genitori. Le incomprensioni e i musi lunghi a casa perché «... non ti sembra di aver già abbastanza robe da fare... pure questa!!!...». Qualche ironia in giro che da fastidio. Ma soprattutto la mia storia personale che so non essere per ora adeguata a questo ruolo... Sono tanti i dubbi e le domande che mi faccio in questo periodo. Ma adesso che ho sentito il calore, l'amore e la pace che conoscere Gesù mi ha dato, adesso che ho imparato che mi ama per quella che sono... adesso che ho incontrato, grazie a Lui, delle persone con cui mi sento davvero in fraternità... come faccio a non cercare di farlo conoscere ai bambini? È Lui che mi spinge? Penso.... spero di si!

L. D. - Belluno

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Corpus Domini (18 giugno 2017)
Io sono il pane vivo (Gv 6,51)

La vita del Cristo rientra tra i modi seguiti da Dio per dare all'uomo un "nutrimento" diverso. Gesù non ha paura di affermarlo chiaramente: "Io sono il pane vivo, disceso dal cielo". Alla folla che lo cerca perché è stata sfamata, Gesù propone non più un cibo materiale, ma un nutrimento speciale, se stesso come pane che fa vivere in eterno, come esistenza offerta per la vita del mondo. I padri, che mangiarono la manna, morirono. "Chi mangia questo pane vivrà in eterno", perché è un pane che viene da Dio.
Egli è "cibo" che apre prospettive infinite, che comunica una forza nuova, interiore, capace di cambiarci, di inserirci nel mondo stesso di Dio, di farci vivere nella vita quotidiana la vita del regno dei cieli. La sua vita allora diventa la nostra. Il pane non è solamente un nutrimento per la nostra vita, è anche l'espressione migliore che la sostiene. Noi lavoriamo per avere "il pane quotidiano". E Gesù si presenta come il "pane". Egli dona se stesso, la sua vita, la sua carne come nutrimento perché il mondo viva. Solo la vita divina è vita immortale, è vita vera.
Quando ricevo l'Eucaristia, il pane del cielo, Gesù porta in me la sua vita. Se la ricevo nelle giuste condizioni, essa mi trasforma in un altro Gesù, posso anch'io vivere da figlio di Dio e compiere azioni quotidiane che rimangano per sempre. Questo avviene se lascio vivere in me Gesù, se come Lui io divento dono, come Lui passo facendo del bene a tutti.

Testimonianza di Parola vissuta

ERA CLANDESTINO

Avevo assunto Dominic del Marocco, da quattro anni clandestino in Italia. Questo lavoro gli avrebbe dato la possibilità di chiedere il permesso di soggiorno e di mettersi in regola. In attesa di una sistemazione definitiva è stato deciso, d'accordo con i figli, che venisse temporaneamente ad abitare da noi. La sua presenza in casa ci ha aperto orizzonti nuovi. Ci racconta della sua gente, delle sue tradizioni, della sua casa, delle distese di prati, dei suoi cavalli… Si parla anche di Allah e di ciò che di buono e giusto accumuna tutti gli uomini. È proprio vero che la conoscenza profonda, l'accoglienza sincera fanno crollare muri secolari di paura e sospetto.

C. A. - Italia

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12a domenica del tempo ordinario (25 giugno 2017)
Non abbiate paura (Mt 10,31)

Gesù invita ripetutamente i suoi a non temere. Innanzitutto perché valgono molto di più tutte le piccole cose per le quali il Padre mostra accurato interesse. In secondo luogo perché nessun uomo ha il potere di privarli della vita ricevuta dalla Parola. In terzo luogo perché il Regno di Dio, qualunque siano le difficoltà incontrate, è destinato ad essere proclamato ovunque e a giungere al suo compimento.
L'alternativa cristiana al potere della paura si chiama fiducia in Dio. Siamo nelle sue mani, nelle mani di un Padre provvidente, di Colui che ha pieno e autentico potere sull'uomo, che si è rivelato nella storia come potenza salvifica, che libera la vita del povero dalle mani dei malfattori.
I discepoli di Gesù potrebbero essere intimoriti a causa dell'annuncio aperto della Parola del Maestro. Il Vangelo infatti non lascia indifferente nessuno poiché è salvezza per chi ha fede e condanna per chi lo rifiuta.
Gesù dice anche il motivo del non aver paura. Perché gli uomini non decidono della vita e della sorte dei discepoli del Signore; mai possono spezzare la comunione con Dio al quale appartiene la destinazione definitiva e compiuta di un'esistenza. Chi predica il vangelo è custodito dal Signore. Questa pagina è quindi un invito alla confidenza e all'abbandono fiducioso alle mani e al cuore di Dio, che per ciascuno è Padre: possiamo fidarci e affidarci alla sua presenza onnipotente e provvida.

Testimonianza di Parola vissuta

GUARDARE LA VITA CON OCCHI NUOVI

Joelma è una mamma brasiliana. Ha tre figli (una giovane di vent'anni, un ragazzo di undici e una bambina di sei). Quando rimane di nuovo incinta i medici le dicono che la gravidanza sarà molto difficile, che il bambino potrebbe morire durante la gestazione oppure nascere con gravissimi problemi fisici e mentali.
Joelma è sola, l'unico che le sta vicino sono io, ma dall'Italia. Disperata, all'inizio vorrebbe abortire, anche se le sue convinzioni sono sempre state in favore della vita. Ne parliamo e, a poco a poco, Joelma decide di volere il bambino.
La gravidanza è difficile e dolorosa e dopo cinque mesi deve sottoporsi ad un intervento chirurgico per diminuire il rischio di malformazioni nel bambino, quando nascerà. Decide di chiamarlo João Pedro. Ma un mese prima della nascita il piccolo muore. Al momento della sepoltura al cimitero Joelma è totalmente sola. Pochi giorni fa mi ha confidato: «Nonostante tutto, tenerlo è stata una vittoria. Ancora adesso al centro ginecologico alcune infermiere mi dicono che sono matta, perché ho portato avanti la gravidanza. Ma oggi sono stata al cimitero e mai mi sono sentita così amata: sembrava che João Pedro mi accarezzasse.
Sono rimasta lì più di quattro ore, ho tolto l'erba, ho pregato. È stato molto bello. Immaginavo che seppellirlo sarebbe stata la cosa più dolorosa, ma sapere dove trovarlo, avere un posto dove andare, mi dà un senso e la nostalgia si addolcisce».

T.M.

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13a domenica del tempo ordinario (2 luglio 2017)
Chi accoglie voi accoglie me (Mt 10,40)

Ciò che ci è stato donato mediante il battesimo è necessario che diventi comportamento di vita. Le opere del cristiano devono essere testimonianza di vita. Occorre per questo realizzare tutta una serie di distacchi e di rapporti nuovi. Distacchi da tutto ciò che vorrebbe diventare un assoluto nella nostra vita, un idolo, o anteporsi al seguire Gesù. E rapporti nuovi: con i messaggeri della Parola di Dio, con i profeti, con i piccoli, i poveri e gli oppressi. Sono coloro che, perché scomodi o perché indifesi, di solito cerchiamo di eliminare o di sfruttare. Li dobbiamo invece accogliere, cioè è necessario solidarizzare con loro: questo è il modo di incontrare Cristo, di essere suoi discepoli, di fare opere di vita.
Anche il più piccolo gesto di umanità ha il suo significato, per questo non va tralasciato.
La rinuncia a costruirsi una vita propria per perderla invece per Cristo e per gli altri è l'unico modo per realizzare la nostra esistenza. Vivere è amare e amare è fare dono della vita. La vita non si può trattenere, ma è donandola per amore di Gesù che si realizza pienamente. E quando uno si dona diventa come Gesù, il Figlio affidato alle mani dei fratelli. E chi accoglie colui che è mandato da Gesù, accoglie Gesù stesso.
L'accoglienza è un termine divenuto urgente ai nostri giorni segnati dalle tante porte chiuse. Il Signore è il primo ad accoglierci. E sul modello del Signore il credente sente come impegno fondamentale l'ospitare. Tutta la Parola di Dio è punteggiata di accoglienze. Un'accoglienza fatta di piccole cose, di questioni e attenzioni quotidiane; che è una sfaccettatura dell'impegno fondamentale del cristiano, quello dell'amore. E l'accoglienza diverrà dono reciproco, osmosi, scambio di valori, arricchimento vicendevole.

Testimonianza di Parola vissuta

NEL PROSSIMO INCONTRIAMO DIO

Una volta ho saputo che uno dei miei colleghi al lavoro era nel bisogno, e proprio con questa persona io ero in conflitto continuo a causa della diversità di opinioni riguardo alla situazione politica attuale e non avevo speranza che un giorno il nostro rapporto potesse migliorare.
Penso che tutti noi abbiamo sperimentato come, nelle circostanze che stiamo vivendo, i sentimenti negativi possano superare i sentimenti umani; gli amici diventano nemici; figurarsi poi i colleghi di lavoro! Senza pensarci tanto, non ho esitato ad assicurare a quest'uomo un cesto di cibo abbondante e vestiti per suo figlio neonato e stiamo cercando di trovare i soldi per l'affitto di una casa, perché lui si è dovuto spostare tante volte dalla sua zona.
Questa è solo una piccolissima esperienza per dire come il fratello sia la strada ricca per uscire da noi stessi. È lui che ci fa sentire la nostra umanità e ci fa anche avvertire la presenza di Dio dentro di noi e dentro ogni persona umana.

R.A. - Aleppo

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14a domenica del tempo ordinario (9 luglio 2017)
Io sono mite e umile di cuore (Mt 11,29)

Le letture odierne descrivono alcune caratteristiche fondamentali di Gesù come Messia: egli porta pace e giustizia perché libera da ogni potere opprimente, proponendosi come il liberatore.
Gli scribi e i farisei che spesso si dichiaravano gli unici interpreti della Legge e della Tradizione, si erano accaparrati il monopolio delle coscienze, che gestivano con severità, ignari che il mistero di Dio si rivelava nell'umiltà e nella povertà dei piccoli. Gesù invece, ben consapevole di questo, ringrazia il Padre e vuole rendere coscienti tutti di questo fatto. Egli stesso si ritrova con i peccatori, si rivolge agli oppressi dal duro giogo delle Legge, raduna attorno a sé non i saggi e i giusti, ma gli incapaci di osservare le minute prescrizioni e i poveri.
Al posto dell'insopportabile peso della Legge, dell'oppressivo potere dei suoi interpreti, propone il proprio giogo, facile da portare, recante ristoro: è il comandamento dell'amore. E Gesù si propone come modello: io sono mite e umile di cuore.
Gesù mostra a noi la "tenerezza" di Dio, è il "volto della misericordia" del Padre. Gesù non è un tiranno, un maestro duro; è semplice, comprensivo, non ha pretese di dominio sulle coscienze e sulla morale altrui. Per questo possiamo andare da Lui con fiducia, sicuri di trovare comprensione, pace, ristoro. A contatto con Lui senti che non trovi tanto un esempio da imitare, quanto una forza che ti dona la gioia di poter diventare come Lui.
Proviamo in questa settimana ad essere "miti e umili di cuore" per il motivo che siamo figli di un Dio che è amore. Ogni nostra relazione, con Dio e con il prossimo, sia animata da un amore filiale e spontaneo.

Testimonianza di Parola vissuta

NON PERDERE LA CALMA

Mentre prendo la frutta sento che il negoziante Alfredo si sta lamentando con una signora anziana: "Mi pagate sempre con gli spiccioli, e oggi, per farmi saltare i nervi, venite con una banconota".
La signora non dice niente. Quando è il mio turno di pagare gli chiedo di aggiungere qualsiasi cosa per arrotondare il conto fino a 10 euro. Alfredo è sorpreso. "Fossero tutti come te" e per dimostrarmi la gratitudine mi regala 10 banane".
Lo saluto ed è contento. Quando torno a casa prendo da una cassettina i tanti spiccioli messi da parte e li porto ad Alfredo.
Non sa cosa dire. Mi dà la corrispondente cifra e mi dice: "La giornata era iniziata male. Mia moglie e i bambini malati, una multa da pagare, un commesso che non vuole più lavorare con me. Grazie per essermi venuto incontro". Allora gli dico che sarebbe bene chiedere scusa alla signora trattata male perché non aveva spiccioli. "Hai ragione, me la son presa con lei senza motivo. Però, vedi se non ci fosse stata lei non avrei potuto sfogarmi con te. Domani la ringrazierò anche per questo!".

T. M.

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15a domenica del tempo ordinario (16 luglio 2017)
Il seminatore uscì a seminare (Mt 13,3)

Dio sparge con abbondanza il "seme" della sua parola: la rivolge ad ogni uomo. I risultati sono però diversi, secondo l'atteggiamento che ognuno assume nei suoi confronti. Le sorti quindi della Parola sono legate anche alla responsabilità umana.
La parola di Dio non è un'imposizione, ma un dono che porta frutto solo se accolto liberamente e con le dovute disposizioni, se trova disponibilità e collaborazione. Non basta ascoltarla: occorre "comprenderla", farla diventare vita. Essa è insidiata da un apprendimento puramente intellettuale, dalla superficialità, dalle difficoltà della vita, dalle ricchezze. Se però viene interiormente accolta e messa in pratica, porta frutti inaspettati. Il raccolto, cioè il cambiamento di vita, è sicuro perché la sua azione è irresistibile.
Che bella è la figura del seminatore: sparge con abbondanza e con generosità, con ostinazione il seme della Parola. Ma è vera questa pagina del Vangelo? Certo, Dio come un papà e una mamma, usa infiniti modi per rivolgersi a noi suoi figli. Non ci parla solo attraverso la Parola per eccellenza che è la Sacra Scrittura. Ci parla con quel fatto, ci mette davanti quella persona, ci dona quell'ispirazione, ci rivolge la sua parola attraverso la Chiesa, in particolare i pastori. Ci dona soprattutto lo Spirito Santo che ci fa cogliere nella vita i vari messaggi che Dio ci rivolge. Apriamo il nostro cuore all'ascolto e chiediamo che le parole rivolteci da Dio trovino in noi un terreno fertile che porta frutto.

Testimonianza di Parola vissuta

VEDERE E TOCCARE GESÙ

«Avevo in programma una settimana di vacanze con un mio amico sacerdote, per riposarci e conoscere un nuovo ambiente, ma soprattutto per stare insieme da veri fratelli. È nata l'idea di offrire ai giovani la possibilità di stare con noi. Sono venuti in 10, ragazzi e ragazze, delle nostre due parrocchie, quasi tutti non praticanti, ma nostri veri amici. Quasi automaticamente hanno cominciato a vivere come noi: l'uno per l'altro e nessuno per se stesso. Superando con facilità, quasi senza accorgersene, i propri limiti e i propri gusti, ognuno era spontaneamente disponibile per l'altro. Ed è avvenuto ciò che avevamo desiderato: hanno potuto vedere, toccare Gesù.
Un giovane che poche settimane prima affermava di non riuscire ad immaginarsi che Dio potesse esistere, diceva: "Mi sembrava che qualcuno, penso Gesù, si aggiungesse al nostro gruppo dicendo: ci sto anch'io nel dare la vita per voi". In seguito, l'amore come ce lo propone Gesù nel Vangelo è diventato sempre più l'ideale e la vita di questi giovani che, con sorpresa, si sono ritrovati cristiani vivi, parte della Chiesa.
Col tempo si sono aggiunti altri, compagni di scuola e amici, portando sempre una nuova ricchezza di idee e dando vita ad iniziative varie non solo per i giovani ma anche per i bambini. A questo punto scoprivano la spiritualità dell'unità come una sorgente di luce per andare in profondità e tradurre il Vangelo in vita e nasceva tra noi una vera comunione. Vedevo fiorire un pezzo di Chiesa viva per la presenza del Risorto tra noi».

giovane sacerdote svizzero

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16a domenica del tempo ordinario (23 luglio 2017)
Lasciare che la zizzania e il grano crescano insieme (Mt 13,30)

Dio dà a tutti, buoni e cattivi, la possibilità di crescere. Interverrà solo alla fine. Gesù illustra questa logica divina con la parabola del buon grano e della zizzania.
Mentre noi vorremmo vedere il male subito estirpato, Dio lo lascia crescere assieme al bene. Dio non ha fretta, sa attendere, sa rispettare i tempi della crescita. Non è debolezza, ma pazienza che salva: a tutti offre la possibilità di convertirsi. Infatti, oltre ad essere difficile distinguere il male dal bene, queste realtà si annidano nell'intimo di ognuno. Non possiamo quindi essere precipitosi, fare delle discriminazioni premature, catalogare gli altri in buoni e cattivi. È compito riservato solo a Dio e che egli realizzerà a tempo opportuno.
Il corso della storia non è segnato solo dalla presenza della grazia di Dio, ma anche dalle potenze del male. La loro presenza non deve scandalizzare, come non deve spaventare l'attuale irrilevanza del bene. Si tratta di avere pazienza e fiducia, imitando l'atteggiamento divino. Prendiamo coscienza della presenza del male nel mondo, nella Chiesa e nell'intimo di ognuno: è una realtà innegabile. Ma come Dio, siamo pazienti e comprensivi: Dio non stronca, non condanna, ma stimola alla conversione.
Facciamo crescere il bene in noi e attorno a noi e diminuirà lo spazio per la zizzania, per il male. Ricordiamoci di essere e sale e lievito e luce. Come Gesù. Testimoniamo la forza operante della parola amando il prossimo coi fatti: questo è il superamento del male.

Testimonianza di Parola vissuta

ESSERE PRONTI A DARE LA VITA

Da oltre un anno è in atto una violenta guerra civile, intere comunità che hanno convissuto pacificamente per secoli sono scosse da contrasti e costrette a nascondersi o fuggire. Mesi fa il territorio in cui si trova la parrocchia di don N. G. è stato assalito da ribelli di estrazione musulmana ed egli aveva accolto più di 500 cristiani. Poi sono sopraggiunti e hanno avuto il sopravvento ribelli di estrazione cristiana. Sono stati allora centinaia di musulmani a cercare rifugio nella stessa parrocchia. Più volte don N. G. che li ha accolti e difesi, è stato preso e minacciato dalle milizie cristiane, tanto che gli altri sacerdoti del luogo suggerivano di andar via. "Anch'io avevo molta paura, ma guardando a Gesù mi sono detto: questo è il momento di dare la vita; devo essere pronto a morire piuttosto che venga uccisa una sola persona". Ha quindi scritto il suo testamento ed ha celebrato la messa cosciente che poteva essere l'ultima. Vedendo la sua determinazione, altri due sacerdoti hanno deciso di rimanere sul posto. A un certo punto i ribelli volevano dare alle fiamme la chiesa con tutti i rifugiati. La situazione stava per precipitare, quando all'ultimo momento è arrivato l'esercito regolare e si è evitato il peggio.

Repubblica Centrale Africana, Bangui

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17a domenica del tempo ordinario (30 luglio 2017)
Vende tutti i suoi averi e compra quel campo.(Mt 13,44)

Nella vita quotidiana non bisogna perdersi dietro a tante inezie: occorre individuare la cosa più importante e applicarsi alla sua realizzazione. Secondo Gesù è il regno di Dio per il quale bisogna essere disposti a sacrificare tutto e ad impegnarsi in modo radicale.
Gesù presenta anche a noi il regno di Dio come la realtà più importante, quella che deve catalizzare tutta la nostra esistenza. È un "tesoro", "una perla di grande valore": una volta trovato uno "vende tutti i suoi averi" per comprarlo. Una volta capito che cosa sia, uno lascia tutto per dedicarsi ad esso in modo esclusivo.
Il regno è grazia, offerto in modo del tutto imprevisto, inatteso, come un tesoro che si scopre per caso in un campo. Ma è anche la scoperta di una ricerca insistente e appassionata. Il regno è in grado di capovolgere completamente una vita, di strapparla da tutti i suoi interessi precedenti. Esige però una scelta precisa, radicale, un impegno profondo, incondizionato che porta però gioia perché uno avverte di fare un affare, di aver trovato la cosa che conta, di impegnarsi in valori per cui vale la pena.
A contatto con Gesù l'uomo fa un'esperienza travolgente di incontro con Dio. E il frutto di quell'incontro è la gioia per la grandezza della scoperta. Il mercante non vende tutto per ottenere il regno di Dio, ma solo dopo averlo trovato in modo inatteso vende tutto. Non è il suo sforzo che gli fa incontrare Dio, ma è Dio che bussa alla porta del suo cuore. Dio ci previene sempre: apriamogli quando bussa.

Testimonianza di Parola vissuta

LAVORO IN BANCA

Dopo circa due anni di lavoro in banca ho iniziato ad avere più di qualche scrupolo di coscienza, che mi faceva chiedere sempre più spesso, se ciò che facevo, fosse giusto oppure no. È pur vero che, nella routine lavorativa, nell'andamento che ha sempre caratterizzato un certo modo di fare, tutto sembra normale, ma, nel momento in cui la banca aveva orientato il suo interesse, dal cliente al prodotto, in un'ottica di massimizzazione del profitto, i problemi sono aumentati. E con essi sono aumentati anche i miei scrupoli di coscienza nel seguire un andazzo che poco si adattava al mio modo di vedere, soprattutto nei rapporti con i clienti, con i quali cercavo di tessere rapporti umani veri. È stato un periodo molto difficile nel quale non sapevo cosa fare e ho iniziato a pensare che quello del bancario non fosse il lavoro adatto a me.
Dopo poco tempo, confidando ad una persona questi scrupoli e chiedendo un parere, con sorpresa mi vedo proporre tre soluzioni: 1) adeguarmi senza pormi domande; 2) andarmene cambiando lavoro; 3) restare cercando, nel mio piccolo, di cambiare le cose. Aggiungo anche che le prime due soluzioni non avrebbero risolto il mio problema: adeguarmi avrebbe messo a tacere la mia coscienza fino al punto in cui sarebbe esplosa. Nell'andarmene avrei ritrovato lo stesso problema anche altrove. Ho deciso così di rimanere dov'ero, iniziando a guardare il mio lavoro di sempre, sotto una nuova luce e viverlo secondo una nuova prospettiva.
Mi sono subito reso conto che, lavorare secondo principi di correttezza, di giustizia e di onestà costava, talvolta anche economicamente… Alla fine però, cercando di mettere a frutto la mia professionalità, non solo nei confronti della banca, ma anche verso i colleghi più emarginati, mi sono trovato ad essere me stesso davanti a tutti, senza distinzione di ruoli o gradi.

Giorgio

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Trasfigurazione del Signore (6 agosto 2017 - 18a dom. del T.O.)
E fu trasfigurato davanti a loro (Mt 17,2)

Nel vangelo di Matteo il racconto della Trasfigurazione è preceduto dal primo annuncio della passione ed è seguito dalla guarigione di un epilettico. Sono due episodi nei quali affiora il lato sofferente della vita umana.
Nel primo brano Gesù annuncia agli amici che il suo cammino verso la risurrezione passa attraverso la passione e la morte; nel secondo vediamo Gesù che lotta contro la sofferenza dell'uomo epilettico e lo spirito del male. Tra questi due testi si colloca la pagina della Trasfigurazione come un momento di sosta. Tutto avviene su un "alto monte", a farci capire che questo è un incontro con Dio. Lì Gesù viene trasfigurato, cioè mostra ai tre amici saliti con lui chi è: la voce divina rivela l'identità di Gesù come "il Figlio mio, l'amato".
Gesù è il centro della storia, è il Figlio ed è il destino ultimo dell'uomo, figlio adottivo di Dio. Oggi ripensiamo alla nostra fede, contempliamo anche noi, come i tre, la luce divina presente nel Cristo. Noi lo conosciamo e quotidianamente ne facciamo esperienza. Rinnoviamo il nostro amore per lui, Gesù: è il Figlio amato in cui Dio si svela e si rende presente.
La Bibbia allora può diventare lo strumento prezioso per illuminare il volto di Gesù che progressivamente si illuminerà ai nostri occhi fino a diventare la "stella luminosa del mattino".

Testimonianza di Parola vissuta

I GRUPPI DELLA PAROLA

Ormai ai gruppi della Parola prendono parte parecchie persone separate o divorziate. Cercando di capire la loro storia e sapendo che Dio ama ciascuno immensamente, le accogliamo senza pregiudizi e questo nostro atteggiamento mette tutti a loro agio. Il dolore che provano per la loro situazione, è occasione di altissima verità ed è una straordinaria opportunità per ripartire da Dio come valore assoluto dell'esistenza. Cecilia, ad esempio, sposata a 17 anni e subito madre, dopo varie vicende di sofferenze e maltrattamenti, lascia il marito e convive con un uomo libero. Negl'incontri della Parola, cui partecipa da circa due anni, ha compiuto un cammino all'inizio per lei impensabile. Prima odiava il marito ed era ben contenta nel sentire il figlio disprezzare il padre, ora non solo si sforza di superare questo rancore ma aiuta anche il figlio ad amare per primo il papà senza pretendere nulla da lui. Ora che ha ritrovato l'equilibrio, sente suo dovere rivolgersi al tribunale ecclesiastico per riconsiderare la validità o meno del loro matrimonio.

don Carlo M.

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19a domenica del tempo ordinario (13 agosto 2017)
Coraggio, sono io, non abbiate paura! (Mt 14,27)

Dove si rivela il Signore? Questo interrogativo può caratterizzare la liturgia della Parola di questa domenica. Le letture danno alcune indicazioni: il Signore non si comunica in avvenimenti straordinari; né in persone e popoli privilegiati o necessariamente nell'ambito religioso, ma neppure nei fantasmi della notte e della paura. Il Signore a volte si trova proprio nelle persone e nelle realtà che più disprezziamo, che riteniamo le più inadeguate a rapportarci a Lui, che più ci spaventano. Il fantasma che fa gridare dalla paura i discepoli, quello è Gesù.
Dio ci è vicino sempre, specialmente nel momento della minaccia, delle tenebre, del pericolo, magari nelle forme più inusitate e ci rivolge la sua parola. Tante volte bisognerà verificare che sia proprio Lui, magari rischiando l'impossibile, un salto nel buio. L'importante non è il modo scelto da lui per venirci incontro, ma che egli venga, parli e salvi. Ciò che conta è la sua vicinanza. È la fede che rompe ogni paura, che ci fa uscire dalle nostre sicurezze per mandarci incontro a Lui.
Il vangelo di oggi è anche una meditazione sulla Chiesa e sul nostro essere Chiesa: quante volte abbiamo la sensazione di essere circondati da innumerevoli pericoli e difficoltà! Ma anche quando i suoi discepoli sono sconvolti e sembrano perdere la fede in Gesù, perché lo credono assente, la forza della sua presenza diventa coraggio e fedeltà alla missione affidata.
È l'incontro con il Signore e l'affidare a Lui la nostra vita che ci permettono di ritrovare la calma e la forza per riprendere il cammino. Di fronte alle difficoltà della vita, la parola di oggi ci invita a ritrovare un rapporto vero e profondo con il Signore Gesù.

Testimonianza di Parola vissuta

NON RASSEGNARSI, MA A CONTINUARE AD AVER FEDE

Un giorno, mentre sto recandomi al lavoro, incontro sul trenino una signora che conosco di vista perché frequenta la mia stessa chiesa. Ci salutiamo e si avvia un colloquio. Mi fa: «Vedo che lei è sposato. Ha dei figli?». Rispondo di sì, che sono padre di due bellissime ragazze di cui sono orgoglioso. Quando a mia volta le chiedo dei suoi figli, lei scoppia a piangere davanti a tutti i passeggeri, con grande mio imbarazzo. Le chiedo scusa, al che lei mi racconta la sua situazione: «Ieri, dopo aver esaminato il risultato delle analisi, il mio ginecologo mi ha detto che non potrò diventare mamma. Per me, che sono sposata da nove anni, è un grande dolore». L'ascolto con molta partecipazione, poi la invito a non rassegnarsi, ma a continuare ad aver fede in Dio. Anch'io mi unirò alla sua preghiera. Tre settimane dopo, rivedo la stessa signora all'uscita dalla messa: raggiante, mi stava aspettando per comunicarmi una bella notizia: «Sono in gravidanza da tre settimane.
Il Signore è grande!». Dopo nove mesi nasce Emanuele, un bambino bellissimo.

W.U. - Roma

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Assunzione della Beata Vergine Maria (15 agosto 2017)
L'anima mia magnifica il Signore (Lc 1,46)

Nella solennità dell'Assunzione al Cielo di Maria, il vangelo ci narra la visita di Maria alla cugina Elisabetta. Nell'incontro, Maria canta il Magnificat. È bello vedere come Maria in questo cantico unisce la sua voce a quella di altre donne dell'Antico Testamento, che pure hanno intonato un cantico al Signore. A partire da un unico centro, Dio, l'orizzonte del Magnificat si allarga sempre più come a cerchi concentrici: Dio e Maria, Dio e gli umili, Dio e Israele.
I primi versetti contengono il cuore del cantico. Maria esprime i suoi sentimenti profondi.
Come nell'annunciazione si dichiara "serva" del Signore. Il motivo della sua lode è l'azione che il Signore ha realizzato in suo favore. Per questo gli manifesta la sua lode con gioia, consapevole della sua beatitudine.
Nel Magnificat, divenuto il cantico dei cristiani di tutte le epoche, si apre il contrasto tra potenza e povertà: da un lato si innalzano i troni, i potenti, i ricchi; dall'altro si affollano gli umili, i poveri, gli affamati. Maria si sente dalla parte di questi ultimi. Su questa folla, guidata dalla Madre del Signore, si alza il braccio di Dio che li difende e li protegge.
Pregando anche noi questo cantico ci sentiamo inseriti in una storia, che è storia di amore di Dio per noi. Anche noi come Maria possiamo lodare il Signore per tutto quello che ci dona. Possiamo lodarlo perché anche nei momenti difficili non ci abbandona, ma ci sostiene con la sua grazia. Ci dona la gioia e la forza di realizzare il sogno che Lui, Dio, ha su ciascuno di noi, e su noi insieme come famiglia umana. Dio rimane fedele alle sue promesse.

Testimonianza di Parola vissuta

"HAI ANCORA ME…"

Eva, ancora giovane, precipitò in una terribile depressione. Giorno dopo giorno, cominciò a rifiutarsi di uscire di casa; alzarsi da letto divenne per lei una sorta di sofferenza sfibrante e mangiare una penitenza. La luce del giorno le pareva fastidiosa. Le finestre restavano chiuse e le tapparelle abbassate. I pensieri più neri le turbinavano in testa e spesso invocava la morte come una sorta di liberazione. Il marito, che l'amava teneramente, la circondava di affetto e di attenzioni, sempre più preoccupato e addolorato. La convinse a farsi visitare dai più accreditati neurologi e psichiatri di mezzo mondo. Gli esimi professori ordinavano medicine e sedute di analisi, crociere, vacanze. Provarono tutto, senza alcun esito. La donna sprofondava sempre più nel suo universo di tetraggine e malinconia. Eppure il marito la guarì. Con il suo semplice e disarmato amore e tre piccolissime parole. Un mattino, le si avvicinò, la guardò con le lacrime agli occhi e disse: «Hai ancora me».
Quando nella vita tutto sembra andare male e le lacrime prendono il posto del sorriso, Dio si avvicina e ti sussurra in un orecchio: "Hai ancora me...".

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20a domenica del tempo ordinario (20 agosto 2017)
Pietà di me, Signore, figlio di Davide (Mt 15,22)

La liturgia odierna ci ricorda che la salvezza portata da Gesù è per tutti. Se l'azione di Gesù su questa terra rimane fondamentalmente limitata alla Palestina, il suo messaggio si rivolge a tutti. In particolare egli cerca di recuperare, nell'ambiente in cui agisce, le persone escluse e emarginate dalla società.
L'episodio narrato dal vangelo di oggi indicano chiaramente in Gesù una disponibilità di dialogo e di servizio con ogni persona, anche con i pagani, che erano le persone più disprezzate dai suoi connazionali.
Gesù non conosce barriere quando si tratta di salvare l'uomo. Guarendo la figlia della donna cananea, vuole sottolineare che la salvezza è aperta a tutti, che per raggiungerla non occorrono qualifiche particolari. L'unica cosa essenziale è la fede in Lui. Essa, dovunque si trovi, opera prodigi.
Ma il prodigio più grande è questo: con Gesù più nessuno si sente escluso. La fede della donna cananea inizia da un'esperienza di sofferenza viva: la sua figlia è malata. Non c'è più niente da fare. La madre però non si perde di coraggio perché crede alla possibilità che sua figlia si salvi. E cerca aiuto presso Gesù. Lo chiama, anzi si mette a gridare: Pietà di me, Signore, Figlio di Davide. La fede di quella mamma parte dalle preoccupazioni dell'esistenza quotidiana. È una fede concreta, che riguarda la vita. È una fede che invoca l'intervento di Dio, che ha il potere di vincere il male: lui può cacciare i demoni.
In questa settimana abbiamo l'occasione di ripensare alla nostra fede come incontro con il Signore della nostra vita.

Testimonianza di Parola vissuta

LA CERTEZZA DI ESSERE AMATI DA DIO

Quando mio marito ha deciso di lasciarmi per un'altra ero disperata perché lo amavo tanto ed ero molto dipendente da lui. Non concepivo la mia vita senza di lui, che era tutto per me. Sono entrata in depressione, prendevo molte medicine per dormire, volevo morire... finché mio fratello, medico, si è preso cura di me. Mi ero molto debilitata fisicamente e psicologicamente e non riuscivo a capire come riuscire a vivere da sola con i tre figli. Volevo trovare un modo di riportare mio marito a casa. Invece lui ha voluto proprio la separazione, finché mi sono arresa. È stato molto difficile, anche perché mi ha messo contro i suoi familiari e i nostri amici. In quel periodo avevo cominciato a insegnare all'università ed è stato lì che ho conosciuto dei cristiani impegnati che mi hanno offerto la loro amicizia e la loro solidarietà invitandomi anche a partecipare al loro gruppo dove si pregava e si approfondiva il vangelo.
Così col loro aiuto e affidandomi a Dio ho trovato la forza di andare avanti da sola. Ma pian piano non mi sentivo più sola, ero certa che Dio mi amava, e che, anche nel tempo, mi avrebbe aiutato ad andare avanti e seguire i miei figli. Mio marito prendeva i bambini ogni due settimane per il week-end. Non li ho mai messi contro il padre e sua moglie. Si vogliono molto bene. Ora tutti sono laureati e anche sposati. I due ragazzi sono dentisti e lavorano nello stesso studio col papà. La figlia ha un atelier di stilista. Io sono in pensione ed abito da sola, dedicandomi a opere caritative alla periferia della città.

Gehilda, Brasile

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21a domenica del tempo ordinario (27 agosto 2017)
Ma voi, chi dite che io sia? (Mt 16,15)

La pagina evangelica odierna è ambientata a Cesarea di Filippo, terra pagana. Contiene un dialogo tra Gesù e i suoi discepoli. L'argomento è duplice: chi è Gesù e chi è Simon Pietro. Nella prima parte viene riportata l'opinione della gente e l'opinione dei discepoli su Gesù a partire da due domande del Maestro: "La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?", "Ma voi chi dite che io sia?".
Secondo i discepoli, la gente vede in lui un uomo di straordinaria grandezza, tuttavia non lo comprende come il Messia. Secondo Simon Pietro, colui che prende la parola e risponde per tutti, Gesù non è solo il Messia; è anche il Figlio del Dio vivente.
Bellissimo quel "ma" con cui Gesù inizia la domanda rivolta ai suoi. Quasi a dirci: guardate, a questa domanda non si risponde "per sentito dire", ma per esperienza diretta. A questa domanda ciascuno di noi è chiamato a dare una risposta personale proprio a partire dall'esperienza che abbiamo di Gesù, mettendoci anche noi in ascolto del Padre, che ce ne ha fatto dono. La risposta del discepolo allora è diversa da quella della gente perché è suggerita dal Padre, che il Figlio rivela. Ecco, qui nasce la fede. Non sono più io a interrogare Dio, ma mi lascio interrogare da lui, accetto di essere messo in questione da lui. E la sua domanda apre al Mistero.
La fede è accettare di rispondere al Signore che interpella. Lui resta sempre per noi un mistero e l'unica risposta siamo noi stessi che mostriamo sempre più l'essere fatti a sua immagine. La nostra vita, con quello che facciamo e diciamo, è la risposta più vera alle domande di Dio… nella misura in cui ascolto la Parola e la metto in pratica.

Testimonianza di Parola vissuta

FARE IL PRIMO PASSO

Nata prematura di 14 settimane, alla nascita pesavo meno di un chilo. I medici dissero che avrei avuto soltanto una piccola possibilità di sopravvivenza, così mia madre chiamò un sacerdote per battezzarmi. Sono stata nell'incubatrice per quattro mesi e, a causa dell'eccessiva esposizione all'ossigeno, il mio udito ha subito una perdita dell'80% in entrambe le orecchie. Durante l'adolescenza ho cominciato a domandarmi il perché non fossi subito morta, tanta era la sofferenza che questa grave perdita uditiva mi provocava. I miei genitori mi davano sempre la stessa risposta: "Anne, Dio ti ama immensamente e ha un piano speciale per te". Questa frase mi faceva nascere il desiderio di scoprire il progetto che Lui aveva riservato per me.
A 18 anni ho iniziato a lavorare presso l'ufficio postale. Il mio compito era quello di rispondere al telefono e questo mi risultava difficile perché era molto problematico per me riuscire a capire le varie richieste. Molte volte le persone all'altra estremità del telefono mi prendevano in giro dicendo che ero stupida e così tornavo a casa piangendo, gridando a mia mamma perché la vita doveva essere così difficile per me! La sua risposta mi ha colto alla sprovvista: "Prova a fare tu il primo passo. Quando domani rispondi al telefono, spiega con semplicità a chi ti ascolta che hai una perdita uditiva e invita le persone a parlare lentamente e chiaramente". Per me è stato affrontare soprattutto me stessa, perché non volevo si sapesse della mia sordità; volevo infatti apparire "normale" come tutti gli altri.
Il giorno dopo al lavoro ho sentito squillare il telefono e, nello stesso tempo, quella voce nel mio cuore mi diceva "fa il primo passo". Per la prima volta nella mia vita, ho risposto al telefono invitando a parlare in maniera chiara poiché avevo un deficit uditivo. Con mia sorpresa la persona all'altro capo del telefono è stata molto gentile e comprensiva e questo mi ha incoraggiato, da quel momento in poi, a svolgere il mio lavoro con più sicurezza.

Anne, Melbourne

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22a domenica del tempo ordinario (3 settembre 2017)
Se qualcuno vuol venire dietro a me… (Mt 16,24)

Per Pietro l'integrità fisica della persona è un mito inderogabile, il successo politico un fatto necessario. Per questo egli non può accettare un Messia messo a morte dal persecutore. E Gesù piano piano ma decisamente porta Pietro e gli altri a scoprire che tipo di Messia Gesù sta incarnando.
Nel Regno di Dio non contano le affermazioni di prestigio, ma quelle dei valori. E il valore principale sta nella dedizione incondi-zionata agli altri; costruisce la propria vita solo chi sa perderla per Cristo e per il Regno di Dio. Anche Gesù l'ha ritrovata perdendola per i fratelli. Questo è il modo di fare e di pensare di Dio; questa è la logica della croce, che Pietro non riesce a comprendere, che anzi contesta.
Ma per partecipare alla salvezza portata da Gesù è necessario passare attraverso l'impegno totale e generoso di sé. "Se qualcuno…": Gesù rivolge questo invito a tutti coloro che vogliono seguirlo: a me, a te, a chiunque altro. Poi ci presenta la vita cristiana come "un seguire", un camminare nelle orme fatte e lasciate da Gesù.
Essere cristiani è arrivare ad essere altri Gesù: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me, dirà san Paolo. Il cammino del cristiano è tracciato da Gesù. E significa impegnarsi a camminare con Gesù sulla strada che lui ha percorso: essere dono, servire l'altro, farmi trovare dove l'altro ha bisogno, pregare gli uni per gli altri, abbracciare la croce perché in essa c'è il Crocifisso che amo.

Testimonianza di Parola vissuta

SCOPRIRE LA FONTE DELLA VERA FELICITÀ

Dopo 27 anni di matrimonio e l'arrivo di due figlie, mia moglie si è innamorata di un collega di lavoro, molto più giovane di lei. Mi ha chiesto la separazione e così, dopo un periodo di inutili tentativi per farla rientrare in sé, mi sono visto costretto a cercare un alloggio per conto mio. La sofferenza è stata lacerante: mi è crollato addosso il sogno di una vita. Il mio percorso di fede allora era piuttosto recente, mi sembrava di non esser abbastanza forte per sostenere una simile prova. Ma da subito, ho percepito che una strada c'era: aggrapparmi a quel Dio che avevo conosciuto e sperimentato come Amore. A Lui ho offerto ed affidato la mia vita coniugale. Anche Lui aveva conosciuto l'abisso del fallimento e della separazione. Questo mi ha dato e mi continua a dare la forza di rinascere ogni giorno, di non lasciarmi schiacciare dai limiti e dai pesi che la nuova condizione di vita mi ha presentato. Sono passati 15 anni, nei quali ho cercato di uscire da me stesso, cercando di stare vicino alle figlie e offrendomi agli altri. Faccio catechismo in parrocchia e do il mio contributo in un gruppo di famiglie. Insieme ci aiutiamo a scoprire e vivere il messaggio sempre nuovo del Vangelo e la comunione con loro mi aiuta a sostenere un quotidiano non sempre facile. Sento che devo diffondere soprattutto con la vita una visione del matrimonio altissima, come Dio l'ha pensata. Nel donarmi agli altri, a cominciare dalle mie figlie, sperimento quella pienezza in cui non manca nulla; dove, anzi, è possibile scoprire la fonte della vera felicità.

Antonio

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23a domenica del tempo ordinario (10 settembre 2017)
Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro (Mt 18,20)

Questa domenica il vangelo ci riporta parte del discorso che Matteo ha messo in bocca a Gesù con alcune istruzioni date ai discepoli sulla vita comunitaria. Gesù diede alcune norme di comportamento e ricordò alcuni principi per esercitare il servizio di guida nella comunità cristiana, insegnando con quale spirito si debbano comprendere e accogliere i fratelli.
Il problema da risolvere riguarda la presenza del peccato nella Chiesa. Emerge innanzitutto l'idea che con il male non ci deve essere alcuna tolleranza, anche se con il singolo peccatore occorrono sempre comprensione, rispetto e pazienza. A conclusione di questa parte del discorso sulla correzione fraterna Matteo ci dona due "perle" messe in bocca a Gesù. La prima parla della ricompensa data alla preghiera di due o più persone, alla preghiera cioè della comunità. Poi specifica cosa è l'assemblea ecclesiale: è una riunione nel nome di Gesù. E che cosa ha di straordinario? La presenza del Signore stesso. Esse uniti nell'amore del Signore ottiene la sua presenza viva ed efficace in mezzo ai suoi. C'è Gesù per mezzo del quale Dio è veramente presente.
Essere riuniti nel nome, nell'amore di Gesù: che immensità ci è donata: far scendere Dio sulla terra, in mezzo alla sua comunità. E sarà in modo efficace il Dio-con-noi.
Certo, occorre lottare per la santità della Chiesa. Ma quando per l'amore reciproco dei suoi membri Gesù è presente, Egli dona la sapienza e la grazia del passo da compiere. Conoscendo poi come Gesù ha trattato i pubblicani e i peccatori può sempre scattare la vicinanza amorevole e un'attenzione delicata.

Testimonianza di Parola vissuta

L'UNICA ARMA: CONTINUARE AD AMARE

Quest'anno è stato difficile costruire rapporto con le mie compagne di classe. Spesso mi prendono in giro, o mi isolano, perché non mi considerano uguale a loro. È stata una sfida continuare ad amarle, facendo il primo passo, invece di cedere alla tentazione che mi diceva: "Gira alla larga da loro".
Un giorno anche una delle mie compagne che cerco sempre di aiutare ha incominciato a non rivolgermi la parola. Nel mio cuore ho chiesto a Gesù: "Dammi la forza di continuare ad amarla e vederla con occhi nuovi".
Qualche giorno dopo, durante l'intervallo la vedo venire verso di me. Mi abbraccia e mi chiede scusa.
In quel momento ho sperimentato che l'unica arma per vincere sempre è continuare ad amare chiedendo a Gesù la forza per farlo.
Ma non è finita qui la mia sorpresa più grande è stata alla fine dell'anno quando salutandoci tutte sono venute verso di me dicendomi: "Linda rimani sempre così, tu sei sulla strada giusta".

Linda

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24a domenica del tempo ordinario (17 settembre 2017)
Il padrone ebbe compassione di quel servo (Mt 18,27)

Il perdono, tema centrale di questa domenica, è la risposta cristiana a tutto ciò che invita alla vendetta e alla violenza. Esso trova le sue motivazioni nel comportamento di Dio. La logica di perdono seguita da Dio fonda ed esige dal cristiano un comportamento simile. Come Dio sa superare il passato pesantemente negativo dandogli la possibilità di un nuovo inizio e liberandolo dal senso di colpa col perdono, così il perdonato è chiamato a dare al fratello la possibilità di riprendersi, di ricominciare di nuovo.
Un re ha davanti a sé un servo che ha un debito enorme, a farci comprendere come noi siamo davanti a Dio. La decisione del re arriva inattesa e sorprendente. Ma è la caratteristica dell'agire misericordioso di Dio, nell'anno di grazia inaugurato da Gesù. Il re ebbe compassione e condonò il debito. Matteo usa i verbi che ricordano l'agire divino: il re ha compassione, "si commuove nelle viscere", verbo che caratterizza la misericordia divina rivelata da Gesù. E condona: ma il verbo è "perdonare", usato per la remissione dei peccati.
È consolante pensare che Dio si commuove nelle viscere per ciascuno di noi. Non è un rapporto superficiale, ma un legame profondo e il suo perdono costituisce per ciascuno un nuovo inizio, che crea una capacità di amare in modo incondizionato.
Quel padrone non chiede al servo perdonato di aumentare le pratiche di pietà, ma lo manda in mezzo alla società ad essere testimone del perdono ricevuto. "Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno così come io ho avuto pietà di te?". Impegniamoci in questa settimana ad essere persone di perdono, perché infinitamente perdonate da Dio.

Testimonianza di Parola vissuta

NEL PERDONO SPERIMENTIAMO LA PACE

Dopo la separazione da mio marito sentivo fortemente che Dio voleva da me la fedeltà al sacramento del matrimonio. Mi sono così dedicata a incontrare altre persone, colpite dalla mia stessa esperienza. Circa 10 anni fa mi ha chiamato inaspettatamente la nuova moglie di mio marito chiedendomi un appuntamento. Da un po' di tempo avevo iniziato a pregare per lei, così ero pronta a riceverla. Con mio grande stupore era venuta per chiedermi insistentemente perdono. Piena di dolore e pentimento era in un buio completo perché mio marito ingannava ormai anche lei. L'ho rassicurata del mio perdono e che Dio l'amava immensamente. Incontrando mio marito lei era diventata atea, ora è tornata a Dio nella sua chiesa luterana, ed ha battezzato la figlia di 9 anni. Con lei abbiamo un profondo rapporto basato sul Vangelo.

Marlene, Germania

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25a domenica del tempo ordinario (24 settembre 2017)
Andate anche voi nella mia vigna (Mt 20,7)

La parabola evangelica di questa domenica mette in risalto la caratteristica di Dio nel suo agire: egli invia operai in diverse ore del giorno a lavorare nella sua vigna. La parabola vuol descrivere la generosità di Dio e la libertà con cui agisce. Pur rispettando la giustizia, dona infatti il pattuito ai primi, la sa anche superare dando agli ultimi la paga di un'intera giornata.
Gesù si difende dalle critiche dei farisei, che lo accusano di trattare i peccatori allo stesso modo degli osservanti della Legge. Dalla parabola risulta che Dio non è un compagno di affari, con cui possiamo contrattare la nostra salvezza. Questa infatti è dono gratuito dell'amore di Dio. Dio è imprevedibile, vuole che tutti si salvino, liberamente e generosamente. La salvezza non può essere barattata, ma semplicemente accolta come un dono. Allora non è il comportamento di Dio che fa problema, ma il cuore dell'uomo: il suo cuore "invidioso".
Ecco dove sta realmente il problema: proprio il fedele osservante della Legge dovrebbe convertirsi, entrare nei sentimenti di Dio che cerca ciò che è perduto. Comprendere e gioire della solidarietà di Gesù coi peccatori e non lasciarsi prendere da un'invidia che è discriminante.
A noi godere del fatto che già siamo operai nella vigna del Signore. Non per nostri meriti, ma solo per dono di Dio. Proviamo in questa settimana ad avere un cuore riconoscente per il dono della fede e impariamo ad apprezzare il bene da qualsiasi parte venga: è certamente segno della presenza e della forza dello Spirito Santo.

Testimonianza di Parola vissuta

CON GESÙ SIAMO PERSONE NUOVE

Ci conoscemmo - racconta Betty - e dopo tre anni di fidanzamento decidemmo di sposarci. Unico motivo: eravamo innamorati. Le nozze furono celebrate in chiesa, ma a nessuno dei due venne in mente di "invitare Gesù e sua Madre". Neanche il corso prematrimoniale sradicò la nostra convinzione che la scelta di un matrimonio in chiesa non aveva niente a che fare con la fede.
Nonostante fossimo allietati dalla nascita di due splendidi bambini, iniziavano i primi sintomi di un grosso disagio che stava per riversarsi su di noi. Erano buchi dell'anima che possono essere riempiti solo con l'amore di Dio, ma che ciascuno di noi tenta di colmare con altro: la carriera, lo sport, le nottate con gli amici…
Un giorno mio marito se ne andò di casa, dopo aver sentito da me quella orribile frase "Io non ti amo più". In quei mesi di separazione abbiamo vissuto in città diverse e ci siamo fatti molto male.
La delusione e la sofferenza di quei giorni - ricorda Alfonso – mi hanno portato a desiderare che la mia vita finisse al più presto. Avevo perso tutto ciò che avevo di più caro e non nutrivo alcuna speranza di trovare la pace. Ebbi però la grazia di incontrare alcuni amici che avevano deciso di mettere le loro vite nelle mani di Gesù. Mi accompagnarono all'incontro con quel Dio che pensavo lontano, ma che invece si stava facendo prossimo. Imparai a perdonare e a pregare per la mia famiglia perduta.
Verso la fine dello stesso anno - racconta Betty - ci ritrovammo in tribunale per la sentenza definitiva. Mio marito, scontrandosi con il suo avvocato, disse che non voleva nulla per sé, che mi avrebbe versato ogni mese ciò che avevo chiesto, offrendosi di aiutarmi per qualsiasi altra necessità. Pensai allora che fosse un tranello per riconquistarmi. Uscii dal tribunale, lui mi salutò e se ne andò senza chiedere nulla in cambio. "Allora è amore" pensai, "perché l'amore è così: gratis". Lo fermai e lo invitai a bere un caffè per conoscere quell'uomo che mi pareva di vedere per la prima volta. Capii che Gesù gli aveva ridato la vita. Nel frattempo, anche io avevo iniziato un cammino di fede. Dopo aver parlato ed esserci scoperti persone nuove decidemmo, aiutati da una persona amica, a far luce su noi stessi e sul nostro matrimonio, riscoperto non solo come una promessa che gli sposi fanno davanti a Dio, ma come Dio stesso che promette di concedere la grazia di amare come Lui.
Tornammo a casa insieme e dalla sera stessa il nostro matrimonio tornò a vivere. Oggi non smettiamo di ringraziare Gesù, Colui al quale dobbiamo tutta la nostra gratitudine, il nostro amore, la nostra vita.

Betty e Alfonso Ricucci, alla veglia di Pentecoste 2013,
Piazza San Pietro

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26a domenica del tempo ordinario (1° ottobre 2017)
…ma poi si pentì e vi andò (Mt 21,41)

Dio rivelandosi in Gesù si è inserito a pieno titolo nell'esistenza umana. Il regno di Dio in parte è già giunto in mezzo a noi. La Parola, che è Gesù, interpella, urge una risposta. Non basta quella puramente verbale degli scribi e dei farisei. Il della bocca è insufficiente; quello decisivo è il sì dei fatti, l'adesione concreta alla nuova realtà. Per questo "i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio" (Mt 21,31) perché "hanno creduto", hanno accolto il Cristo e il suo messaggio.
Nel regno entra solo chi fa la volontà di Dio, chi è disponibile alla Parola. L'obbedienza cristiana, per questo, non è più soltanto adesione ai valori, ma è conversione a Gesù.
Papa Francesco, citando papa Benedetto XVI, ce lo ricorda: "All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un Avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva" (EG 7). Fare la volontà di Dio! Certamente nell'eseguire quelli che sono i doveri suggeriti dal nostro stato di vita. Ma anche quella volontà di Dio che ci troviamo a fare quando Dio permette un avvenimento piuttosto che un altro. Per esempio: stai camminando e incontri una persona. Puoi fingere di non vederla… E puoi pensare: Dio me la fa incontrare perché con la mia accoglienza le manifesti un po' del suo amore. Allora vivrai quell'incontro in maniera diversa.

Testimonianza di Parola vissuta

FARGLIELA PAGARE O DIALOGARE

Una notte le mucche del vicino entrarono nella mia piantagione di fagioli e distrussero tutto. Non era la prima volta. Per questo motivo, da mesi non ci parlavamo più. Questa volta però eravamo decisi a fargliela pagare. Era ora che capisse quanto male ci stava arrecando. Io, mia moglie e i miei figli, prendemmo ciascuno un bel pezzo di legno e ci incamminammo verso la casa del vicino. Ma dopo aver mosso i primi passi, mi ricordai della Parola e dissi: "Fermi! Non possiamo andare. La settimana scorsa ho ricevuto il foglietto del Vangelo che dice di perdonare i nemici, e fra qualche giorno devo tornare al catechismo. Cosa racconterò se ora andiamo a punire il nostro vicino?". "Ma così allora lui continuerà a fare come prima!".
Ritornammo in casa e ci sedemmo. Lasciare perdere tutto come niente fosse successo, non ci sembrava giusto. Decidemmo di andare da lui, non con aria minacciosa, ma per dialogare. Spiegammo al nostro amico quanto era accaduto e gli chiedemmo di stare attento alle sue mucche. Il nostro vicino non aveva parole. Si buttò ai miei piedi e mi chiese perdono più volte. Da allora abbiamo ricominciato a salutarci, e direi, che siamo diventati amici. Erano mesi che non ci parlavamo! Nella mia casa è entrata una gioia nuova.

C. - Guinea

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27a domenica del tempo ordinario (8 ottobre 2017)
Darà la vigna ad altri contadini (Mt 21,41)

Con l'immagine della vigna oggi la Parola vuole mettere in risalto l'amore di Dio per le sue creature. La minaccia presente nell'allegoria della vigna, trova il suo riscontro, dal punto di vista religioso, al tempo di Gesù e si concretizza come passaggio della vigna, del regno di Dio, alle nazioni pagane.
L'infedeltà di Israele, in particolare dei suoi capi, non si limita alla sterilità in ordine alla crescita religiosa e morale, all'incomprensione verso i profeti, ma sfocia addirittura nell'uccisione del Figlio. Ma "la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d'angolo" di un nuovo edificio, la Chiesa. Il regno di Dio viene dato ad un altro popolo che lo farà fruttificare. E i frutti saranno opere di conversione, di giustizia e di amore: le attese di Dio trovano compimento. Il fallimento del popolo dell'antica alleanza non arresta il piano di Dio: esso continua presso tutti coloro che sono disponibili alla fede, pronti ad accogliere e mettere in pratica la Parola.
Ancora una volta siamo chiamati a deciderci per Gesù. Quella del credente è un'attesa attiva, un continuo andare incontro a Cristo. L'attesa cristiana è stimolo ed impegno ad agire per instaurare nel mondo la giustizia, la pace, la libertà, la fratellanza, la dignità di ogni uomo e donna. "Prima di lasciare il mondo - diceva santa Giovanna d'Arco - non preoccupatevi solo di aspettare standovene buoni, ma cercate di lasciare un mondo buono".
In questa settimana cerchiamo di operare attivamente a servizio dei fratelli, nelle cose più semplici e in quelle più impegnative.

Testimonianza di Parola vissuta

JOHN IL FORNAIO

Per il battesimo del nostro figlio Albert avevamo chiesto a parenti e amici invitati di non farci regali, ma di offrire l'equivalente per una iniziativa di solidarietà. La cifra raccolta, con l'accordo di tutti, l'abbiamo devoluta per l'acquisto di macchinari per la realizzazione di un panificio in Kenya.
Il fornaio è John, un giovane africano che ha terminato qui in Germania l'apprendistato del mestiere ed è poi tornato al suo villaggio perfettamente in grado, per teoria e pratica, di esercitare la professione. Gli mancavano soltanto i mezzi economici.
Dopo qualche tempo ci arriva una notizia che ci riempie di gioia: John ha già avviato l'attività di fornaio nel suo Paese ed ha alle dipendenze una ventina di persone.

M. A. - Germania

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28a domenica del tempo ordinario (15 ottobre 2017)
Venite alle nozze! (Mt 22,4)

Il legame dei beni futuri col tempo presente rappresenta la prospettiva messa in luce dal vangelo di questa domenica.
Gesù riprende l'immagine del banchetto, già usata dal profeta Isaia nella prima lettura. E ci fa intuire che il regno di Dio è giunto nella sua persona, attorno alla quale avviene la convocazione. Alla chiamata divina, resa più urgente da una parola proclamata per le strade, occorre rispondere subito, oggi, con la disponibilità e la conversione. L'uomo, ciascuno di noi, rimane con tutta la sua libertà e i suoi interessi, quindi con il rischio di non capire o di non essere all'altezza dell'evento. Anche se sappiamo che il piano di Dio non si arresta di fronte al rifiuto umano. La grazia non accolta passa ad altri; il vangelo dell'amore di Dio viene affidato ai pagani. Anche costoro però corrono il rischio del fallimento se non accettano la logica del regno. L'abito nuziale è più che un vestito: è un cambiamento interiore, un diventare nuovi. A questo è legato l'ingresso nel banchetto. La salvezza è decisa dalle scelte di ogni istante.
Certo, l'incontro con Dio è sempre una festa. L'infinita grandezza della bontà di Dio si mostra nel fatto che al banchetto sono invitati buoni e cattivi. È un invito che trasforma. Invitare significa accogliere una persona nella comunità familiare e farla partecipe della propria vita. Dio ci accoglie nella comunità trinitaria e ci rende partecipi pienamente della vita divina. Alleniamoci in ogni momento della nostra giornata a scoprire i vari inviti che il Signore ci rivolge e ad accoglierli. Lo sappiamo: niente è piccolo se è fatto con e per amore.

Testimonianza di Parola vissuta

ESSERE PRIMA DI PARLARE

Sono madre di due figlie e catechista. Pensando alla nuova evangelizzazione, mi sono chiesta come meglio prepararmi e cosa dare ai bambini, oltre che ai miei figli. Studiavo, leggevo, riflettevo. Ma un giorno qualcuno mi ha fatto notare che prima di parlare bisogna essere quello che vogliamo dire: è questo l'unico modo efficace di comunicare qualcosa. Mi sono resa conto che dovevo cambiare ogni mio atteggiamento verso i bambini che seguo, ma anche verso i miei stessi figli.
Ho cominciato ad ascoltare. Il risultato è molto migliore di quello che avrei immaginato. L'ho visto soprattutto nei miei figli, che sono in età adolescenziale: sono più sereni e meno contestatori.
Mio marito mi va dicendo che ora trova in me un tratto che non conosceva, e i bambini del catechismo mi ascoltano più volentieri.
La mia grande scoperta è che se il mio ascolto è dettato dall'amore, posso ottenere risultati insperati, piuttosto che con tante parole.

R. M. – Lazio

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29a domenica del tempo ordinario (22 ottobre 2017)
Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio (Mt 22,21)

Uno dei problemi oggi più dibattuti riguarda il rapporto tra fede e politica. La fede, pur vedendo l'intervento di Dio nella storia e di dare le proprie valutazioni dei fatti, non può per questo negare o sottovalutare la responsabilità e il potere che spettano all'uomo. Il credente deve rendere "a Dio quello che è di Dio", ma anche "a Cesare quello che è di Cesare". La storia dipende dall'uomo, che la gestisce soprattutto tramite il potere politico. A questo compete promuovere e difendere il bene comune. La fede, nella misura in cui esso interpreta rettamente la propria funzione e rimane nell'ambito delle proprie competenze, ha il dovere di riconoscerlo, di accettarlo e di apprezzarlo.
Gesù, nella risposta al tranello tesogli, non si schiera né con una parte né con l'altra. La sua risposta mette l'accento sulla seconda parte. Gli hanno domandato di Cesare, ma Gesù è venuto a parlare di Dio. Ognuno al suo posto e Dio al di sopra di tutto: a Lui tutto è dovuto, anche l'azione di Cesare. Di nulla siamo padroni, perché tutto è dono. Siamo in debito verso Dio e verso gli altri: genitori, amici, storia, cultura, lavoro; anche nel pane quotidiano è impresso l'apporto di innumerevoli mani, anche della mano di Dio. Allora impegniamoci ad essere dono: a Cesare spetta la moneta; a Dio la persona con tutto il cuore, la mente e le sue forze. Rendere significa far brillare in me l'immagine di Dio che sono.
Provo, in questa settimana, a chiedermi: a chi appartiene il mio cuore?

Testimonianza di Parola vissuta

LAVORI PULITI E TANGENTI

Quando ho deciso di aprire una nuova ditta di progettazione ambientale, molti mi hanno avvertito sul fatto che senza relazioni privilegiate con impiegati pubblici sarebbe stato impossibile vincere appalti e avere successo.
Con gli azionisti abbiamo comunque deciso di scegliere la via dei "lavori puliti", partecipando ad appalti pubblici senza fare compromessi, non offrendo agli amministratori favori di nessun tipo, a rischio di non riuscire nell'impresa.
Nel primo grande concorso pubblico in cui siamo risultati vincitori, al momento di firmare il contratto puntualmente è arrivata una richiesta di bustarella, sotto minaccia di non ricevere le informazioni necessarie allo svolgimento del nostro compito. Dopo una discussione impegnativa con il gruppo delle imprese associate al progetto, abbiamo deciso di rifiutare il pagamento.
Non ci sono state conseguenze: abbiamo ottenuto l'appalto, tutti i dati relativi al progetto e concluso il lavoro con successo.

E.C.

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30a domenica del tempo ordinario (29 ottobre 2017)
Amerai il Signore Dio tuo… e amerai il tuo prossimo (Mt 22,37.39)

La nostra fede è un "amore" che abbraccia l'umano e il divino. "Nella Legge, qual è il grande comandamento?". Che cosa è decisivo per ciascuno di noi? Qual è la realtà più importante per essere Chiesa di Cristo? Anche oggi, come al tempo di Gesù, ritornano sempre gli stessi interrogativi: l'uomo vuole sapere che cosa è di importanza capitale per la sua esistenza. Perché ciascuno di noi corre sempre il pericolo di disperdersi nei molteplici impegni tutti "sempre importanti".
Gesù richiama all'amore di Dio e strettamente collega e mette alla pari l'amore all'uomo. L'amore riassume tutta la Legge e i Profeti. Gesù annuncia questo comandamento e lo interpreta con la sua vita. Gesù è allo stesso tempo il modello e colui che ci dona la possibilità di attuare una nuova vita, ponendo l'uomo al centro: vuoi amare Dio? Ama la sua creatura! Vuoi amare l'uomo? Ama Dio!
Chiara Lubich usava l'immagine dell'albero: le radici sono come l'amore a Dio; la chioma è come l'amore al prossimo. Sappiamo che più si allargano sotto terra le radici più cresce la chioma della pianta. E più cresce la chioma più c'è bisogno di radici profonde. Amare Dio con tutto il cuore significa amarlo senza mezze misure, senza mediocrità. Allo stesso modo amerai con tutto il cuore il tuo amico, il tuo familiare, il povero che incontri. Lo amerai senza calcolo e senza inganno. Diceva il grande pensatore francese Maritain: "Abbiamo bisogno, tutti, di molto amore per vivere bene".

Testimonianza di Parola vissuta

AMARE CON L'AMORE DI GESÙ

Sto spolverando, passo da un oggetto all'altro e tutto mi scivola sotto le dita. Lo straccio si sofferma sulla foto del nostro matrimonio: il nostro sguardo era perso in un mondo solo nostro e provo nostalgia di quei momenti. Ricordo quante volte durante il fidanzamento passavamo del tempo in macchina anche solo a guardarci in silenzio: ognuno trovava nell'altro tutta la sicurezza per costruire il futuro. Ora le nostre giornate sono piene di così tanti impegni, che non ricordo più neanche l'ultima volta che lui mi ha guardato, riuscendo a vedere solo me e a chiedermi: come stai? Tra noi si parla solo di cose da fare: tutto mi sembra così uguale, così privo di qualsiasi novità! Abbiamo lasciato che il tempo ci facesse scivolare nell'abitudine dello stare insieme e togliesse la possibilità di scoprire in noi cose belle e nuove che ancora possiamo donarci. L'amore, che pure sento ancora vivo tra noi, si è opacizzato. Ho deciso: spolvero questo vetro e spolvererò anche il nostro matrimonio. Toglierò la polvere dagli occhi e stasera accoglierò il mio sposo guardandolo come allora, come quando Gesù me lo ha affidato il giorno del matrimonio: l'amore di Gesù non solo dura nel tempo, ma ricomincia sempre, è sempre nuovo.

M.C.

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Tutti i Santi (1° novembre 2017)
Gesù si mise a parlare e insegnava loro (Mt 5,2)

Quella di oggi è la festa più nostra perché ritroviamo tutti i nomi, i volti di tante persone che abbiamo conosciuto: i nostri santi, la parte più bella e più buona e più grande della nostra vita. Questa festa ci ricorda che tutti siamo chiamati alla santità e ci arriveremo perché siamo fatti nuovi e belli dall'amore del Padre che sempre ci perdona, ci fa nuovi e ci rende beati.
Il vangelo di questa festa è la conosciuta pagina delle beatitudini: per nove volte Gesù ripete quella parola che è il desiderio più profondo del cuore umano: la gioia, la beatitudine, la felicità piena.
Racconta l'evangelista Matteo che attorno a Gesù confluiscono folle dalla Galilea, dalla Giudea e da oltre il Giordano. Significa che il nuovo popolo di Dio si raduna dalle diverse regioni della terra. Occorre allora avere uno sguardo nuovo verso ogni persona, perché tutti formiamo la famiglia di Dio. L'insegnamento di Gesù è una nuova Legge, è una parola che fa iniziare i nuovi tempi. Il suo contenuto è il "regno dei cieli", più esattamente la via o la porta che ad esso vi conduce.
Per Matteo i discepoli ai quali Gesù si rivolge sono la schiera dei fidati, scelti non per le loro qualità, ma perché Gesù è il "Maestro di Dio". Un Maestro che "si mise a parlare e insegnava loro". In quella folla ci siamo tutti noi con i nostri sogni, le nostre passioni, con il nostro "buon grano", col nostro essere peccatori infinitamente amati e perdonati, con il nostro essere esagerati perché non ci arrendiamo alla mediocrità, ma amiamo fino all'impossibile in modo da finire espropriati: "non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (Gal 2,20).

Testimonianza di Parola vissuta

QUANDO IL SIGNORE CHIAMA

Quando comunicai a mio padre che avevo deciso di seguire Gesù, dando tutta la mia vita a lui, capii la grandezza del dolore che gli davo. Non disse niente. Si scaldò il latte in un tegamino e mi accorsi che piangeva. Era vedovo da qualche anno e cominciava ad avere qualche acciacco. Mia sorella viveva in una città lontana. La mia scelta gli sembrò crudele e anch'io sentivo quanto tremendo fosse quello che sentivo di fare... eppure era chiaro per me che dovevo seguire la mia strada. Partii dal mio paese come un traditore, ma affidai tutto a Dio nella certezza che tutto si sarebbe risolto. Non molto tempo dopo il marito di mia sorella ottenne un posto di lavoro proprio nel nostro paese e con tutta la famiglia si trasferì proprio nella casa che mio padre aveva costruito per noi figli. Ora papà aveva qualcuno vicino.

L.D. - Italia

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31a domenica del tempo ordinario (5 novembre 2017)
Voi siete tutti fratelli (Mt 23,8)

Tra i diversi ministeri ecclesiali, quello della Parola riveste un carattere di particolare responsabilità. Perché non si tratta solo di annunciarla nella sua integralità, ma anche di farvi corrispondere la propria vita. Nel vangelo di questa domenica ascoltiamo la requisitoria di Gesù contro gli scribi e i farisei. Egli non contesta la necessità di un'autorità morale, ma il modo in cui viene interpretata. I farisei "dicono" ma "non fanno": e qui non bisogna seguirli. Un servizio è diventato professione! E il vangelo di oggi mette in guardia da tre errori che svuotano la vita: l'ipocrisia, la vanità e la sete di potere.
Gesù offre altre "regole" perché la nostra vita sia vera e piena: l'amore nascosto invece dell'apparire, la semplicità invece della doppiezza, il servizio invece del potere. Gesù ce le offre perché le vive: lava i piedi ai discepoli; serve ogni vita, in particolare quella ai margini; si prende cura di tutti. E se una Gerarchia nella Chiesa deve sussistere, sarà rovesciata rispetto alle norme della società terrena: "Voi siete tutti fratelli". Perché il centro di gravitazione della Chiesa è costituito dalla continua presenza di Gesù. Ed è l'amore fraterno che crea il "clima" adatto perché questa presenza sia riconosciuta.
Sappiamo che Gesù si è fatto nostro fratello, e poi da fratello si è fatto ultimo: ha servito tutti. Allora il nome nuovo della civiltà cristiana è servizio, perché questo è lo stile di Dio. Proviamo in questa settimana vivere i doni di Dio, di cui ciascuno è portatore, mettendoli a servizio degli altri. Prestiamo servizio all'amore.

Testimonianza di Parola vissuta

GESTO D'AMORE AL SUPERMERCATO

Ci viene quasi da sorridere pensando che molte delle nostre esperienze più belle avvengono in luoghi pubblici frequentati da tantissime persone che si conoscono solo di vista o addirittura non si sono mai viste. Eppure anche questa volta la certezza che Dio ci ama immensamente è passata da un semplice gesto d'amore avvenuto in un supermercato.
Mi avvicino al banco dei salumi e mi appresto a prendere il famoso biglietto numerato che dovrebbe evitare discussioni tra i clienti in coda, quando mi accorgo che la persona che mi precede non l'ha preso affatto. Quest'ultima, forse un po' in imbarazzo, si accorge della sua mancanza e decide a sua volta di rimettersi in coda prendendo il biglietto. Senza pensarci troppo, gli porgo il mio appena staccato. Rimane stupito e meravigliato e guardandomi mi ridà il numerino dicendomi: "Per questo gesto, ti cedo il mio posto. Passa davanti visto che hai anche un bambino in braccio". Poi rivolgendosi al salumiere che aveva assistito alla scena, dice ad alta voce: "Una persona così gentile non l'avevo mai incontrata!".
Di ritorno a casa sistemando la spesa scorgo in fondo al sacchetto dei salumi un piccolo pacchetto. Lo apro e con sorpresa trovo un pezzo di coppa in omaggio. Capisco subito che è una risposta di Dio a quel semplice e forse banale gesto di cortesia ma fatto con amore ed attenzione e che è proprio questo che la gente ha bisogno di incontrare.

D. A.

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32a domenica del tempo ordinario (12 novembre 2017)
Ecco lo sposo! Andategli incontro! (Mt 25,6)

L'anno liturgico volge ormai al termine e giustamente le letture di queste domeniche orientano la riflessione sulle realtà ultime della vita. Vivere la vita aperti al "per sempre" ci impegna alla vigilanza. Questa significa attivo impegno nei propri doveri, per essere pronti ad ogni evenienza. La differenza tra le vergini sapienti e le stolte sta nel fatto che le une furono previdenti e accorte e le altre no. Le prime compresero in anticipo i rischi e gli imprevisti che la situazione richiedeva; e si premurarono per essere in ogni caso pronte agli eventi. Le altre invece si trovarono in ritardo sugli avvenimenti e così persero l'occasione tanto attesa e decisiva per loro. Peccarono di sbadataggine e di superficialità. Avevano capito la meta, ma non erano ricorse ai mezzi adatti per raggiungerla.
Matteo ci esorta alla vigilanza, all'attenzione, alla disponibilità e alla serietà, intese come virtù fattive. Lo sappiamo: la vita è fatta per un incontro straordinario, con Gesù. Il regno appartiene a chi sa uscire, a chi sa vivere di incontri. E Dio è una voce che mi risveglia, un grido a mezzanotte. La nostra vera forza è nella voce di Dio che ridesta la nostra vita da tutte le stanchezze, che ci consola dicendo che non è stanco di noi perché è offerta d'amore. L'amore attende una risposta. Se noi, nella nostra vita perdiamo l'occasione di dare una risposta all'amore di Dio, una risposta che deve venire continuamente detta quando ci incontriamo con i nostri fratelli, allora può essere per noi troppo tardi. Ma sempre possiamo ricominciare ad amare.

Testimonianza di Parola vissuta

UN FILM DA VEDERE?

Lavoro come assistente sociale in un centro per giovani disadattati. Un sabato mattina, uno dei colleghi ha avuto l'idea di andare insieme a vedere un film pornografico con la scusa che poteva aiutarci, come educatori, a capire perché questo tipo di film piace ai ragazzi, e quindi a "dialogare" di più con loro. Gli altri colleghi sembravano entusiasti ed hanno subito cercato su un giornale il film da scegliere.
Era scontato che non sarei andata: non sentivo il bisogno di questa "lezione" per dialogare con i ragazzi, ma soprattutto essa andava contro le mie convinzioni. Dovevo dirlo, anche a rischio di essere emarginata dai colleghi per le mie idee. Ho preso coraggio e ho detto che non ci stavo. Dopo qualche secondo anche un'altra collega si è dissociata e, a catena, l'hanno fatto in diversi, uno dopo l'altro. Alla fine tutti siamo rimasti in ufficio a lavorare ed è stata l'occasione per iniziare un dialogo profondo e sereno fra tutti riguardo alla nostra coerenza e alle tematiche del nostro lavoro. Mi è sembrato che qualcosa di nuovo si sia costruito fra noi.

F. C. – Hong Kong

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33a domenica del tempo ordinario (19 novembre 2017)
Prendi parte alla gioia del tuo padrone (Mt 25,21)

Gesù, ne siamo sicuri, ritornerà. Non conosciamo il tempo del ritorno. Questa indeterminatezza ci impegna alla vigilanza e all'operosità nel trafficare i doni ricevuti. Come la vita eterna sia legata all'impegno storico, risulta chiaramente nella parabola evangelica dei talenti, che ascoltiamo oggi. Qui la vigilanza, l'attesa del ritorno del Signore diventa assunzione di responsabilità e osser-vanza delle "leggi" del regno. Non conta la diversità o l'importanza dei ruoli, ma l'impegno di fedeltà alle loro esigenze. Ai servi viene certo chiesta una prestazione, ma l'entrata "nella gioia del Signore" non dipende dall'entità di questa, ma dalla qualità che l'accompagna: la totalità, la fedeltà al Signore fino in fondo. Il terzo servo invece di collaborare con Dio trafficando i doni ricevuti, li nasconde sotto terra per paura. Sbaglia il modo di pensare a Dio e fallisce la vita, vissuta nella pigrizia, nell'inedia.
Ogni esistenza umana è un capitale che va trafficato, costruito con la nostra operosità. È bello vedere che alla fine non si tratta di una restituzione. Niente dobbiamo restituire a Dio. Lui è contento quando noi, suoi figli, siamo contenti, siamo generosi, siamo impegnati ad usare con saggezza i talenti ricevuti. Questo ci permette di entrare nella vita trinitaria, dove tutto è dono. Cerchiamo in questa settimana di vivere trafficando con generosità e impegno i doni che con abbondanza il Signore ha dato a ciascuno: dono di tempo, di un sorriso, un incoraggiamento, un'attenzione, un impegno in politica, nel sociale… Assomiglieremo fin d'ora a Dio, al suo essere Amore.

Testimonianza di Parola vissuta

UN FONDO PER CHI È IN NECESSITÀ

Da più di vent'anni lavoro all'ospedale universitario. Un giorno nel mio reparto di dermatologia è arrivata una paziente che nessuno dei colleghi voleva curare, a motivo dei pregiudizi. Gli esami del sangue avevano infatti accertato che era malata di Aids. Non potendola operare, ho cominciato un trattamento diverso con la radioterapia. Dopo tre mesi stava già meglio.
Non potendo trattenerla oltre in ospedale e sapendo che i suoi figli non erano in grado di curarla, mi sono informata se aveva parenti in grado di occuparsene. Ne aveva, ma abitavano in un altro Stato. Ho chiesto allora alle mie colleghe se volevano contribuire a pagarle il biglietto, dato che lei non era in grado di farlo. Abbiamo raccolto non solo i soldi per il viaggio ma anche per aiutare la sua famiglia. Quando la paziente è partita era felice.
Dopo questa esperienza, insieme ai colleghi abbiamo deciso di costituire un fondo per aiutare pazienti in necessità. Quante persone sono state aiutate in questi anni grazie a questo fondo!

K. L. - India

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Cristo Re - 34a domenica del tempo ordinario (26 novembre 2014)
L'avete fatto a me (Mt 25,40)

L'anno liturgico si conclude sottolineando la centralità di Cristo nella storia e nella vita umana e il suo primato sull'universo. Matteo ci dice che quello che ci aspetta alla fine non riguarda un futuro lontano; si attua nella concretezza del presente e determina già fin d'ora il nostro "per sempre". Esso è aperto come salvezza a chi nell'oggi sa aprirsi al fratello sofferente e lo fa uscire dal suo stato di abbandono e di necessità. Perciò non può pensare di avere comunione eterna con Lui chi l'ha sistematicamente ignorato nel rapporto col vicino. Allora il mio comportamento non è guidato tanto da principi astratti, ma da una persona, Gesù.
Sentiamo che questa è una pagina che coinvolge tutti noi e che è possibile mettere in pratica in ogni momento. Tutti, dal più grande al più piccolo, possiamo compiere gesti d'amore. In ogni momento: perché l'amore richiesto non è fatto tanto di gesti eroici, quanto di quei gesti quotidiani possibili a tutti. Chi non può dare un bicchiere d'acqua, un po' di cibo, un sorriso, una visita, un'attenzione…? Il vangelo di oggi ci dice che Gesù chiama suo fratello il più piccolo tra gli uomini. Anzi si identifica con ciascuno. Tra di noi e attorno a noi vi sono i piccoli, i diversamente abili, i poveri, gli oppressi, gli emarginati, gli immigrati…: chiediamo al Signore di avere un cuore attento alla sua presenza e generoso.

Testimonianza di Parola vissuta

NESSUNO MI PASSI ACCANTO INVANO

Avendo in cuore il desiderio di assomigliare un po' a Maria, la mamma di Gesù, mi sono proposta di essere attenta ad ogni persona che mi passa accanto. Ed è perciò che mi sono accorta di una compagna di scuola con problemi di comportamento. Ho cercato di starle vicina e mostrarle che le ero amica. Dopo qualche tempo lei stessa mi ha confidato che in casa viveva una situazione terribile e spesso veniva picchiata dai genitori. Cosa potevo fare? Sicuramente trovare il modo per continuare ad amarla e, dato che da sola non ci sarei riuscita, ho chiesto aiuto ad una professoressa di cui avevo fiducia. Insieme siamo andate a trovarla a casa dove ci siamo rese conto con i nostri occhi della situazione in cui viveva. Anche lei era d'accordo: almeno per un periodo, avrebbe dovuto andare in una casa famiglia. Per un po' ha dovuto assentarsi da scuola, ma le ho promesso di non abbandonarla e con un'altra compagna ci siamo fatte dare dal preside un permesso speciale per andare a trovarla. Grazie a quest'amore che ho in me da quando ho iniziato a vivere il Vangelo anche questa amica sta ritrovando la gioia di vivere.

Ilenia, Italia



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