Intervista a Mons. Antonio Staglianò,
Vescovo di Noto



Intervista a Mons. Antonio Staglianò, Vescovo di Noto
L'Amico del Clero, n. 10 Ottobre 2016

Mons. Antonio, come giudica per la Chiesa in generale, e per la diocesi di Noto in particolare, il ripristino del diaconato permanente?

Tra i tanti doni che il Signore ha fatto alla Chiesa del nostro tempo attraverso il Concilio vaticano II non possiamo non annoverare il ripristino del diaconato in modo permanente; pur tra tante giustificate preoccupazioni che da molti versanti venivano, si deve riconoscere che è stato sempre apprezzato per la sua valenza intrinseca e per il messaggio che esso significa per tutti i fedeli battezzati, in quanto sacramento del servizio. Il Vaticano II ha riproposto la dottrina sul diaconato come ordine sacro nella costituzione dogmatica Lumen gentium. Chiarito che nei vescovi "permane l'ufficio degli apostoli di pascere la chiesa, da esercitarsi ininterrottamente" (LG 20), il Concilio presenta i loro collaboratori: "Il ministero ecclesiastico di istituzione divina viene esercitato in diversi ordini da quelli che già anticamente sono chiamati vescovi, presbiteri, diaconi" (LG 28).
La Chiesa italiana, interpellata da questa novità, ha prestato un ottimo servizio, quale madre e maestra, attraverso diversi Documenti che ha dedicato, in maniera più o meno diretta, per studiare, approfondire e far conoscere questo ministero che per tanti secoli nella Chiesa latina è stato dimenticato in tutto lo splendore che lo caratterizza come dono e profezia per ogni battezzato. La Chiesa di Noto sin dalla fine degli anni Settanta si è comunitariamente interrogata ed ha organizzato non pochi momenti di riflessione, alla scuola di voci autorevoli nel panorama nazionale, per comprendere la natura e la missione del diacono permanente. Il primo diacono permanente della Chiesa di Noto risale al settembre del 1992, da allora ne sono stati ordinati altri 21. Diversi e svariati sono i compiti che negli anni sono stati affidati ai diaconi permanenti, sempre compatibilmente agli impegni familiari e professionali. Attualmente sono al servizio delle Comunità di Parrocchie con particolare attenzione ai poveri e alla predicazione nei quartieri periferici dei diversi Vicariati.

Quali requisiti ritiene siano indispensabili per un candidato al diaconato permanente?

Il Papa nel recente Giubileo dei diaconi ha affermato che il diacono è anzitutto servitore di Cristo; come Paolo, apostoli e servitori, due termini che "non possono mai essere separati; sono come due facce di una stessa medaglia: chi annuncia Gesù è chiamato a servire e chi serve annuncia Gesù". Il diacono deve essere prima di tutto un uomo di Dio che sa vivere la sua umanità in famiglia, nella Comunità cristiana e nella società, un testimone credibile, disponibile e mite, un uomo capace di saper tessere relazioni "nuove" ed "evangeliche". Un diacono che non dovesse avere una buona dote umana, aperta alla comunione e continuamente protesa nella dimensione dello Spirito rischierebbe di essere un "manovale promosso".
La Chiesa oggi ha bisogno di ministri che siano portatori della novità del Vangelo, testimoni di una proposta profondamente vera, pronti a dare la vita per l'evangelizzazione e a donarsi incondizionatamente per i poveri. Su questo si gioca l'autenticità della Chiesa e la sua stessa missione. Potrà essere diacono fedele alla sua vocazione colui che si lascia plasmare dallo Spirito e sente una struggente passione per il Vangelo e i poveri. Oggi "Serve una Chiesa capace di riscoprire le viscere materne della misericordia. Senza la misericordia c'è poco da fare per inserirsi in un mondo di feriti, che hanno bisogno di comprensione, di perdono e di amore" (Papa Francesco all'episcopato brasiliano, 27.7.2013).
La sfida che anche il diacono è chiamato a non deludere è quella di restituire l'uomo a se stesso, alla sua altissima dignità. Avvicinarsi e non restare, dunque, sordi al grido che proviene dalle piaghe purulenti dell'umanità per ritrovare, nel servizio reso agli ultimi, se stessi, il volto di Dio nel proprio.

Quale cammino formativo (umano, spirituale, teologico, liturgico e pastorale) è attualmente previsto nella sua diocesi per chi diventa diacono?

Premesso che attualmente non abbiamo candidati in formazione, finora tutti i Diaconi della Diocesi hanno frequentato l'ISSR e ottenuto, prima dell'ordinazione, il Diploma in Scienze religiose, in pari tempo hanno frequentato un percorso di formazione spirituale-pastorale con cadenza mensile per 6 anni, accompagnati dal Delegato vescovile.

Come fare per superare eventuali resistenze da parte degli altri membri del clero nei confronti del diaconato permanente?

Soprattutto in passato ci sono state delle resistenze dovute a dei pregiudizi da parte di alcuni preti, col tempo questo fenomeno va a scomparire, bisogna aiutare gli uni e gli altri a saper vivere bene il loro carisma e il loro servizio. La Comunità ha bisogno dell'uno e dell'altro ministero. Questo fa parte del discorso più ampio della ministerialità nella Chiesa, che richiede la conversione del cuore, un cambiamento della pastorale che passi dalla centralità del prete a quella della Comunità, per essere al servizio del Vangelo e dell'uomo. Come si esprimono i Vescovi italiani in un loro Documento sul diaconato in Italia del 1993, "i diaconi partecipano del servizio ecclesiale secondo la specificità e la misura dell'ordine ricevuto: non sono ordinati per presiedere l'eucaristia e la comunità, ma per sostenere in questa presidenza il vescovo e il presbiterio". Nella misura in cui gli uni esprimono, secondo la loro grazia specifica, la figura di Gesù Cristo servo, ricorderanno anche ai presbiteri e ai vescovi la natura ministeriale del loro sacerdozio.

Quale tra i classici compiti diaconali (carità, catechesi/ evangelizzazione e liturgia) le sembra necessiti di maggior valorizzazione rispetto a quanto avviene oggi nella diocesi di Noto?

Da qualche anno ho chiesto agli stessi Diaconi della mia diocesi di ripensare il loro ministero all'interno delle Comunità di Parrocchie, che in diocesi sono ormai una realtà, nell'ottica della Evangelii Gaudium di Papa Francesco e dunque di una presenza significativa nel territorio insieme alle Comunità cristiane chiamate ad essere sale e luce del mondo. Ho chiesto di non limitare il loro servizio alla presenza nella Liturgia ma ad essere segno nelle Comunità e con le Comunità della irruzione del Risorto che fa nuove tutte le cose. Molti di loro sono impegnati nella catechesi agli adulti, nel servizio alle mense dei poveri e nei Centri di ascolto sparsi nel territorio per la evangelizzazione e per l'accoglienza delle persone provate da vari disagi, esistenziali e sociali. Ho puntato molto, a partire da un corso di Esercizi spirituali che ho voluto dettare io stesso, sulla presenza nel territorio che diventasse sprone per tutti i fedeli, chiamati a portare a compimento le liturgie delle chiese nel servizio e nella visita agli ultimi. In fondo stiamo parlando delle opere di misericordia: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti, dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti. Il diacono è chiamato ad indicare con la sua missione i luoghi della precarietà e della sofferenza presenti oggi drammaticamente nel mondo.
Il Papa nella Misericordiae Vultus ci ricorda che la Chiesa è chiamata a curare la ferite dell'umanità, "a lenirle con l'olio della consolazione, fasciarle con la misericordia e curarle con la solidarietà e l'attenzione dovuta". Il Diacono è chiamato ad aiutare la Chiesa ad aprire gli occhi "per guardare le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della dignità".
La missione che il diacono è chiamato ad animare nella Comunità cristiana deve manifestare l'amore di Dio per il mondo, il nesso tra evangelizzazione e promozione umana è stretto. Dio nella storia della salvezza agisce per la salvezza integrale dell'uomo.

Quali iniziative ritiene si possano intraprendere, a livello di pastorale vocazionale diocesana, per incrementare il numero di diaconi permanenti?

La Pastorale vocazionale non può essere considerata un ambito tra gli altri della Pastorale stessa, ogni Comunità e dunque ogni famiglia cristiana dovrebbe essere attraversata nel suo cammino ordinario dalla domanda: Signore, cosa vuoi che io faccia, dove vuoi che io ti serva, come vuoi che la mia vita possa rispecchiare la tua volontà salvifica per ogni fratello? Così come le nuove generazioni devono essere educate a vedere la loro vita dentro il progetto di Dio, all'interno della possibilità di ricerca troviamo il Diaconato, luogo del servizio e dell'educazione al servizio di ogni battezzato. Concretamente penso si debba fare ancora tanto, anche da parte dei Diaconi stessi, per condurre le Comunità a scoprire e valorizzare la bellezza del ministero diaconale, ad innamorarsene, e vederlo serenamente nel panorama ministeriale della Chiesa, chiamata ad essere tutta ad immagine di Cristo servo, che "non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti" (Mc 10,45).


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